
Durante la violentissima rivolta greca, Anonymous si è dato davvero da fare, oscurando siti a più non posso. Entità politiche, banche, polizia, nulla si sta salvando da uno degli attacchi informatici a tappeto più completi della storia.
Mentre le fiamme del dissenso incendiano il centro di Atene, un altro tipo di insurrezione riduce al silenzio la presenza su Internet del governo. Si tratta del solito gruppo di hacktivisti che noi conosciamo come Anonymous. Una folla di coder e semplici supporter senza volto, senza ruoli precisi, volontari e spietati. Sotto alla silenziosa falce sono caduti (ad intervalli irregolari) nella giornata di ieri quasi tutti i siti pubblici che potremmo considerare importanti in Grecia, come la TV nazionale, i siti del Primo Ministro e di altri membri del suo governo, della polizia nazionale e dell’intero Ministero della Finanza.
Nelle ore successive anche il sito del parlamento e quelli di varie banche hanno subito dei “cedimenti” sotto alla pressione di Anonymous, ma probabilmente la vittima più illustre può essere considerata il Ministero della Giustizia, sul cui defacing la polizia greca ha ammesso di aver già aperto le indagini. Oltre che alle proteste contro la manovra finanziaria, però, questo particolare attentato sembra essere motivato anche dal desiderio di protestare contro l’ACTA: di sicuro gli hacktivisti non si fanno scrupoli quando c’è da prendere due piccioni con una fava.
Al momento, la maggior parte dei siti qui nominati sono tornati a funzionare, ma date le condizioni e l’umore collettivo di questo paese ci si può solo attendere altri exploit da parte di Anonymous: come al solito basta tenere d’occhio Twitter.
Via | The Next Web
Quando l’Associated Press ha annunciato la morte di Whitney Houston, ovviamente su Twitter, un altro utente l’aveva già comunicata al mondo da 27 minuti, usando lo stesso media - E non è neppure stato il primo a parlarne.
La mente, come ovvio, torna subito all’uscita un po’ disperata della BBC sull’argomento Twitter, una forma di comunicazione collettiva che è diventata così diffusa da consentire a chi è esperto nel suo uso di arrivare alle notizie in tempo praticamente reale. L’utente che ha saputo informare per primo il resto del mondo sulla morte della cantante è conosciuto solo come @chilemasgrande.
Ma se andiamo a leggere Mashable scopriamo che sebbene il suddetto @chilemasgrande abbia davvero dato la notizia per primo, la morte di Whitney sarebbe stata citata addirittura 15 minuti prima (per un totale di 42 minuti in anticipo sull’Associated Press). L’autore (o più probabilmente autrice) della soffiata ha come username@AjaDiorNavy, e nel suo tweet esprime sconforto e dice che sua zia Tiffany (dipendente della Houston) ha scoperto il cadavere, citando addirittura il particolare della vasca da bagno.
A questo punto, insomma, non stiamo neppure più parlando di una semplice notizia, ma di un evento reale che viene portato alla luce dallo stream of consciousness degli utenti di Twitter, che ne sono testimoni diretti o indiretti. Il fatto ricorda molto da vicino quello che è successo tempo fa, quando uno sviluppatore software/gestore di un caffè che abitava nella dispersa cittadina di Abbottabad ha senza accorgersene twittato in tempo reale l’attacco contro Osama Bin Laden.
Via | Mashable

Grandi cambiamenti annunciati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR): dal prossimo anno scolastico saranno messi al bando tutti i libri di testo che esistono soltanto in forma cartacea. Saranno ritenuti idonei soltanto quei testi redatti “in forma mista (parte cartacea e parte in formato digitale) ovvero debbono essere interamente scaricabili da internet“. La comunicazione, firmata dal Direttore Generale del MIUR Carmela Palumbo, è arrivata tramite la circolare n. 18 del 9 febbraio 2012 inviata a presidi, dirigenti ed uffici scolastici regionali.
Le adozioni da effettuare nel corrente anno scolastico, a valere per il 2012/2013, presentano una novità di assoluto rilievo, in quanto, come è noto, i libri di testo devono essere redatti in forma mista […] Pertanto, per l’anno scolastico 2012/2013 non possono più essere adottati né mantenuti in adozione testi scolastici esclusivamente cartacei. I libri di testo in adozione dall’anno scolastico 2008/2009 (in cui ha trovato per la prima volta applicazione la legge n. 169/2008) devono essere sostituiti da testi in forma mista o scaricabili da internet, nel caso in cui siano in forma interamente cartacea.
Se da un lato la scuola italiana entra ufficialmente - e obbligatoriamente - nel mondo del digitale, dall’altro il mercato dell’usato subirà un duro colpo. Le case editrici, infatti, coglieranno la palla al balzo e, nel digitalizzare un testo, provvederanno senza dubbio al suo aggiornamento, rendendo di fatto obsoleti libri magari acquistati meno di un anno fa, in pensione perché disponibili soltanto in formato cartaceo.
Continua a leggere: Addio ai libri scolastici solo di carta: il MIUR detta le nuove disposizioni

L’amministrazione Obama ha proclamato l’obiettivo ambizioso di migrare tutti i libri di testo degli studenti al formato digitale entro il 2017. Sarà solo il clima da promesse elettorali?
Il piano è difficile da portare a termine in soli 5 anni. Di sicuro tutti sappiamo quanto i libri di testo cartacei siano pesanti per bambini e ragazzi, a maggior ragione per gli italiani che tradizionalmente se li sono sempre dovuti portare a casa, non avendo neppure i pratici armadietti che si vedono nelle high school dei telefilm americani. Al problema del peso si somma anche quello della rapidità con cui le edizioni si susseguono, non senza malizia da parte degli editori che sono perennemente interessati a spennare un pubblico indifeso.
Obama e i suoi sono stati piuttosto aperti nel descrivere la loro intenzione di cambiare pagina, esprimendosi in tal senso già nella conferenza sullo Stato dell’Unione l’anno scorso. Da allora è stato anche diffuso un pamphlet intitolato Digital Textbook Playbook, che esamina i benefici del piano di digitalizzazione ed i suoi costi (come ad esempio la creazione di una struttura broadband per tutte le strutture scolastiche). Secondo gli esperti, i libri digitali renderebbero gli studenti capaci di imparare più in fretta, e di approfondire gli argomenti con un tocco, di fatto di rivoluzionare il modo di intendere l’apprendimento.
Ci sarebbe certamente da decidere se affidare i dati ad un immagazzinamento locale oppure propendere per il cloud, ma per il resto le infrastrutture dovrebbero essere di facile realizzazione - Anche se i costi iniziali si preannunciano come veramente elevati. Sul lungo termine, invece, l’approccio dovrebbe far risparmiare circa $600 a studente, non senza approfittare degli apparecchi che i ragazzi ed i loro genitori già possiedono, anche se si pianifica di fornire i mezzi tecnologici necessari a scuole e famiglie.

Secondo FoxNews, Wikileaks starebbe pianificando di lasciare Svezia ed Islanda, dove attualmente sono localizzati la maggior parte dei suoi server. Il piano, dicono i pettegolezzi della Fox, è di spostare le proprie operazioni a Sealand, una semi-nazione che vive ai confini delle leggi internazionali su una vecchia piattaforma petrolifera arrugginita nel Mare del Nord.
La storia di Sealand è addirittura più rocambolesca di quella di Wikileaks, essendo stata occupata da un veterano inglese della Seconda Guerra Mondiale e poi dichiarata “nazione” dallo stesso, che se ne è autonominato sovrano assoluto. Secondo le leggi internazionali non esiste, ma fino al 2008 vi albergava un server indipendente chiamato HavenCo, che ha cessato le operazioni per ragioni sconosciute. Per FoxNews Wikileaks vorrebbe fare lo stesso, piazzandosi fuori dalla legge, in acque internazionali - Un po’ come la nave del film I Love Radio Rock.
Purtroppo il piano è tutt’altro che geniale e i problemi che ne insorgerebbero sono tanto insormontabili da rendere l’articolo di FoxNews davvero inverosimile. Per prima cosa, coloro che lavorano ed operano attraverso Wikileaks non sarebbero certo al sicuro, perchè poco conta dove sono i dati: le persone fisiche sarebbero comunque sotto la giurisdizione del loro paese d’origine o del paese in cui vivono. Riterrei piuttosto strano se desiderassero trasferirsi a loro volta su un ammasso di ruggine nel Mare del Nord, magari con tutta la famiglia.
Continua a leggere: Wikileaks offshore: la fuga verso Sealand
Julian Assange, il popolare co-fondatore di WikiLeaks, s’appresta ad assumere il ruolo di presentatore televisivo: nel Regno Unito e – se l’estradizione in Svezia lo permetterà – in Russia. Assange è l’autore di un format che prevede dieci puntate, durante le quali intervisterà gli uomini influenti della politica. C’è una scaletta.
Le trasmissioni dovrebbero avere una durata di ventisei minuti. Mentre non è confermata la partecipazione a Russia Today, il canale finanziato dal Cremlino, citata dall’Agenzia Giornalistica Italiana (AGI)… alcuni degli ospiti dell’edizione britannica sono stati rivelati: Tony Blair, Rupert Murdoch, Hilary Clinton e Sir David Frost.
L’attività di WikiLeaks è già stata interrotta da tempo: forse, definitivamente. Assange ha certo avuto un ruolo importante nel ridefinire il concetto di giornalismo. Tuttavia, quanto resta è soltanto un ingente bisogno di fondi per sostenere le sue spese legali e pagare gli stipendi dell’ufficio stampa. Una prospettiva deprimente.
Via | WikiLeaks
L’ufficio stampa del Vaticano ha diramato, in occasione dell’Epifania, delle biografie non ufficiali dei Vescovi che sarebbero stati nominati Cardinali. Sandro Magister, giornalista de L’Espresso nonché esperto della Chiesa, ha scoperto subito che si trattava d’un plagio delle descrizioni apparse nei relativi articoli di Wikipedia.
La notizia ha impiegato qualche giorno a fare il giro del mondo, costringendo Federico Lombardi – il prelato responsabile delle comunicazioni del Vaticano – a una risposta ufficiale. La giustificazione sarebbe un tentativo d’agevolare il lavoro dei giornalisti, con la diffusione di documenti facilmente interpretabili a mezzo stampa.
Stiamo parlando di ventidue biografie copiate interamente da Wikipedia, senza neppure citarne la fonte. Il Vaticano non si è neanche premurato di oscurare quelle parti che non fanno molto onore ai nuovi Cardinali. Ad esempio, l’Arcivescovo olandese Willem Jacobus Eijk è descritto come un noto “oppositore” di omosessualità e aborto.
Via | The Telegraph
The Boston Globe – una testata di The New York Times Company – s’è rinnovato lunedì scorso, adottando un layout “fluido” in HTML5 e CSS3. La novità è nell’approccio utilizzato dai designer, che hanno fatto in modo di creare un tema adattabile al dispositivo di consultazione. La stessa interfaccia è accessibile da qualunque device.
Il layout è stato realizzato da Filament Group, una società di Boston, garantire accessibilità e adattabilità. Lo stile è minimale: ricalca un po’ i trend del web design di dieci anni fa. E, infatti, la forza del progetto non è nell’impatto visivo d’effetto. Il tema di The Boston Globe è concepito per essere estremamente leggibile.
Anziché applicare stili diversi, a seconda dello strumento utilizzato per leggere le colonne della testata, Filament Group ha costruito un’interfaccia dinamica che s’adatta automaticamente alle caratteristiche del device d’accesso. Ad esempio, visitando il sito da uno smartphone, non è necessario alcun ingrandimento dei contenuti.
Continua a leggere: Il futuro dei layout in HTML5 è iniziato col nuovo The Boston Globe

Il settimanale statunitense TIME attribuisce ogni anno, con un’edizione speciale, il titolo di Person of the Year: nel 2011 si pensava che il protagonista sarebbe stato Steve Jobs e, invece, è stato eletto The Protester. È l’immagine d’un “anonimo” manifestante che combatte in piazza per i propri diritti, dal Maghreb a Wall Street.
Benché questo individuo rappresenti diverse incarnazioni del manifestante, il richiamo ad Anonymous e alle rivendicazioni del movimento di Occupy Wall Street è evidente: la stessa organizzazione s’è affrettata ad auto–attribuirsi la paternità di The Protester. La scelta del TIME ricorda quant’è distorta l’immagine degli Stati Uniti.
Le immagini e la cronaca delle proteste di Wall Street, che hanno contagiato un po’ tutto il mondo occidentale, passano raramente sui medium tradizionali italiani. Eppure, i presidi occupano le piazze da circa un anno — per manifestare il dissenso nei confronti della finanzia internazionale. Incidendo più della morte di Steve Jobs.
Via | TG Daily
Jimmy Wales, uno dei fondatori di Wikipedia, ha intenzione di bissare negli Stati Uniti la chiusura dell’enciclopedia libera per protestare contro l’approvazione dello Stop Online Piracy Act (SOPA) da parte del parlamento. È una decisione forte del successo ottenuto in Italia per la cd. “legge–bavaglio”, ma gli utenti sono divisi.
Il governo statunitense, infatti, ha introdotto il decreto lo scorso 26 di ottobre: la legge prevede che la magistratura possa interrompere la diffusione d’annunci pubblicitari, l’elargizione di donazioni, oppure il ricevimento di pagamenti ai siti colpevoli di promuovere la condivisione dei contenuti protetti dal diritto d’autore.
Wikipedia, contenendo informazioni di massima sul peer-to-peer e altre forme di scambio dei materiali potenzialmente protetti dal copyright, rientrerebbe così tra i principali indiziati dello SOPA. Mantenendosi grazie alle donazioni dei privati, Wikipedia rischierebbe per l’ennesima volta di chiudere i battenti. Forse, per sempre.
Continua a leggere: Jimmy Wales vuole chiudere Wikipedia per protesta negli Stati Uniti