
Solo i più attenti fra gli utenti di Google Reader avranno notato alcune novità nell’interfaccia mobile del lettore di feed web based di Google, che sono state annunciate sul blog ufficiale del servizio.
Una riguarda il nuovo “magic ranking“: invece di essere ordinabili cronologicamente (dal più recente al meno recente, o viceversa) adesso i vostri feed possono essere mostrati secondo un ordine “magico”: solo “il meglio”, scelto in base ai vostri gusti e alle vostre stelle e condivisioni passate. Per chi ha moltissimi feed è un toccasana davvero. La funzione riproduce il sistema già introdotto nella versione desktop di Reader, qualche tempo fa.
Questo, considerata la scarsezza di tempo che avete a disposizione quando consultate Reader dallo smartphone, e la durata delle relative batterie, migliorerà di un bel po’ la vostra esperienza di lettura on-the-go. Anche la funzione di ricerca fra i feed è stata finalmente implementata nella versione mobile di Reader, e pure in questo caso l’indirizzo degli sviluppatori è quello di farvi perdere il meno tempo possibile. Strano che delle possibilità del genere (soprattutto la ricerca) ci abbiano messo così tanto ad apparire nella versione mobile della web application.
Qualcuno probabilmente ricorderà quando qualche tempo fa parlavamo della causa in corso tra Viacom e YouTube per la presenza di video protetti da copyright sulla piattaforma di video-sharing, non graditi come da copione dall’azienda di New York. Già qualche tempo fa, tra i vari aggiornamenti si parlava anche di come circa metà dei filmati fossero in realtà stati inseriti dalla stessa Viacom.
Nelle ultime ore, alcuni documenti della causa sono stati resi pubblici, rendendo così nota la linea difensiva di YouTube che non solo accusa Viacom di reclamare su video di cui essa stessa ha fatto l’upload, ma di averlo fatto di proposito e di nascosto proprio per ingigantire la causa.
A rincarare la dose ci si è messo anche Zahavah Levine di YouTube dalle pagine del blog ufficiale, da cui provengono le seguenti parole:
“Per anni, Viacom ha continuamente e segretamente fatto l’upload dei propri contenuti su Youtube, mentre pubblicamente si lamentava della loro presenza. Ha assunto non meno di 18 diverse agenzie di marketing per inserire contenuti sul sito. Ha deliberatamente “malmenato” i video per sembrare rubati. Ha aperto account YouTube usando indirizzi email fasulli. Ha addirittura mandato impiegati alla Kinko per inserire video da computer che non potevano essere associati a Viacom. E per promuovere i suoi stessi video, Viacom ha continuamente lasciato video inseriti da utenti normali.
Gli sforzi di Viacom nello sviare il proprio uso promozionale su YouTube ha funzionato così bene che i suoi stessi impiegati non hanno potuto tenere traccia di tutto ciò che è stato postato o lasciato sul sito. Come risultato, in innumerevoli occasioni Viacom ha chiesto di rimuovere clip inseriti da essa stessa, per poi tornare con aria imbarazzata a chiedere il loro reinserimento. Infatti, alcuni dei video sui quali Viacom ci fa causa sono video inseriti da Viacom stessa”
Dunque alla fine mentre gli avvocati di Viacom facevano causa a YouTube, il reparto marketing inseriva altri filmati sui quali poi gli stessi avvocati si appellavano. Almeno stando alla difesa messa su da YouTube.
E’ possibile ordinare le email Gmail per dimensioni o peso degli allegati? Questa è una domanda che riceviamo spesso all’indirizzo suggerimenti@donwloadblog.it. Vediamo insieme come stanno le cose.
La risposta ufficiale è no: non è possibile ordinare le email Gmail per dimensioni o peso degli allegati. Si tratta di una funzione che non è disponibile. Se volete, potete visitare la pagina “Suggerisci una funzione per Gmail” per richiederla. Non sappiamo ovviamente se i suggerimenti vengono presi in considerazione o meno, o in quanto tempo.
Xoopit per Firefox permetteva in qualche modo di ordinare le mail di Gmail, ma da quando è stata acquisita da Yahoo, il servizio per Gmail non è più attivo.
Per ordinare le email Gmail per dimensioni o peso degli allegati non rimane altro che leggere le mail via IMAP tramite un client di posta come Outlook o Thunderbird. La risposta alla domanda è scarna, lo sappiamo, ma al momento non ci sembra ci siano alternative valide.
Se avete altri consigli da dare ai nostri lettori, inseriteli nei commenti: ve ne saremo grati.

Silicon Alley Insider si è posto una domanda corretta quanto interessante: cosa ne sarà del mercato dei motori di ricerca cinesi all’indomani dell’eventuale uscita di Google da quel mercato?
La risposta non sembra dare adito a dubbi: se la quasi totalità della popolazione cinese ne perderà in accessibilità e libertà, almeno qualcuno ne guadagnerà economicamente. Si tratta degli azionisti di Baidu, il motore made in China di maggior successo (e più osservanza ai dettami della politica). Caduto il concorrente americano - promotore, a quanto si è visto, di una polemica contro i filtri imposti dal Governo locale - il campione cinese avrà via libera verso il monopolio di fatto delle ricerche cinesi sul web.
Contano però, sempre secondo Silicon Alley Insider, le possibilità aperte ai concorrenti interni di Baidu. Infatti, altri motori cinesi esistono (come Tencent, Netease e il suggestivo Alibaba) e, con tutta probabilità, approfitteranno anche loro del vuoto che potrebbe aprirsi con l’assenza di Google.cn dai browser fissi e mobili dei cinesi.
In fin dei conti, però, se i rivali di Baidu non dovessero essere all’altezza di un duopolio o almeno di un oligopolio (sempre “di fatto”), in Cina non si prospetterebbe che una situazione simile a quella del resto del mondo (soprattutto parlando di USA): la predominanza assoluta sul mercato di un solo motore di ricerca. Solo, questa volta non sarebbe Google.

Desterà sollievo questa notizia fra i numerosi utenti di Google Buzz, che hanno espresso le loro lagnanze, fin dal lancio del servizio, sulla sua intrusività all’interno dell’inbox di Gmail.
Il blog ufficiale di Gmail ha annunciato che sarà possibile raffinare il filtro che, fino ad ora, ha solo permesso di accettare in toto le notifiche provenienti da Buzz, o di farle tacere del tutto. Le caselle sa spuntare saranno 3: includere i commenti ai propri post; includere i commenti ai post cui avete commentato; includere i commenti ai post in cui siete “menzionati” (per dirla alla Twitter).
In più altra novità: ogni elemento di Buzz presente nel vostro inbox di Gmail ora recherà in alto un’intestazione che spiega il motivo per cui si trova lì (”perché avete commentato anche voi”, etc. etc.). Basteranno “innovazioni” come questa a risollevare le sorti del sistema di microblogging made in Google?

Il battagliare continuo fra il Governo cinese e Google è ormai ai ferri corti, lo si sapeva già da tempo. L’attacco informatico nei confronti dell’azienda di Mountain View, però, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg più “diretta” di una serie di conseguenze che Google potrebbe pagare se non rispetterà le leggi valide sul suolo cinese.
“Noi supportiamo l’espansione di Google nel nostro mercato, ma se violasse le leggi cinesi non sarebbe amichevole e sarebbe irresponsabile e dovrà risponderne delle conseguenze”.
Sono parole di Li Yizhong, ministro cinese dell’Industria e della Tecnologia. Il Governo cinese fa filtrare dai motori di ricerca tutto il contenuto che non ritiene adatto alla popolazione che amministra: pornografia, violenza, ma anche contenuti politici di varia natura. Le parole del vice-presidente di Google Nicole Wong, però, non lasciano presagire nulla di buono:
“Google è ferma nella sua decisione di smettere di censurare i suoi risultati in Cina. Anche a costo di dover chiudere il nostro dominio google.cn e di lasciare il paese, siamo pronti ad andare avanti”.
Sono parole molto pesanti, soprattutto considerato che sono state pronunciate davanti alla Commissione Affari Esteri del Parlamento americano, durante un dibattito su “come la tecnologia può aiutare gli attivisti per la democrazia sparsi nel mondo”. Insomma, Google è avvertito, ma anche la Cina lo è. Del resto, nessuna delle due parti sembra temere l’altra: la Cina è convinta di poter fare a meno del motore di ricerca americano per sviluppare comunque il suo mercato di Internet e su Internet; Google è forte della sensazione di essere nel giusto, e nell’appoggio concretissimo del Governo del suo paese.
Lo scorso mese di giugno Google ha rilasciato per gli sviluppatori Sputnik, raccolta di test JavaScript comprendente oltre 5.000 diversi test coi quali verificare le prestazioni del proprio browser nei confronti delle specifiche ECMA-262 spec, verificando allo stesso tempo non solo la velocità nell’esecuzione del codice ma anche il livello di correttezza del software nel farlo.
Torniamo ora a parlare di Sputnik perché la stessa Google ha pubblicato il sito ufficiale dove eseguire direttamente il test, cosa che ne apre l’utilizzo a tutti quanti, utile magari da combinare con il famoso test Acid3. La piattaforma permette anche di confrontare i dati ottenuti dai vari test nel modo che vedete qui accanto, nel quale è riportato un test condotto dallo stesso staff di Google su una macchina con Windows installato, dove Opera 10.50 è risultato fallire 78 volte, Safari 4 159 volte, Chrome 4: 218 volte, Firefox 3.6: 259 volte e Internet Explorer 8 463 volte, beccandosi così la “maglia nera Sputnik”.
L’immagine di confronto tra browser mostra due cose: la distanza verso il centro indica quanto il software è stato in grado di passare tutti i test, mentre la distanza tra i browser stessi indica il loro comportamento. Browser che hanno fallito lo stesso tipo di test saranno più vicini tra loro, mentre quelli che hanno fallito test diversi più lontani.
Via | Chromium Blog
Google ha lanciato un nuovo modo di interfacciarsi ai feed più interessanti del web. Si badi bene, non a quelli salvati in Google Reader. Si chiama Google Reader Play e ripropone, in una nuova salsa più dark e accattivante, l’idea già proposta per Google News da Fast Flip.
Play propone i flussi dei siti più gettonati un elemento alla volta, ingrandito fino ad occupare la maggior parte dello schermo. Testo e immagini scorrono su un elegante sfondo nero, mentre le diapositive dei post precedenti e successivi fanno bella mostra di sé in un’area sottostante. L’idea è quella, effettivamente, di un flusso continuo, piuttosto che il freddo elenco di titoli cui siamo abituati, nella versione classica di Reader. Play apprenderà dal nostro comportamento (stelle, condivisioni, letture) quali sono i nostri gusti in fatto di notizie, e ce ne proporrà sempre di nuove. Per fare in modo da visualizzare i nostri feed salvati in Google Reader, c’è un “trucchetto” proposto da “Google Operating System”: visitare questo link.
Bisogna dire che, rispetto al suo progenitore Fast Flip, che era applicato alle home page dei quotidiani online, e dunque prevedeva solo un’anteprima limitata della pagina presentata ingradita o in in full screen, in Play le cose vanno diversamente: spesso, per fortuna, il feed di un blog presenta l’intero post, con tanto di immagini, link, pubblicità. Dunque l’esperienza di Google Reader Play promette di essere migliore rispetto a quella del servizio di cui è una costola.
Chissà che Reader Play sia destinato a cambiare il modo in cui guardiamo ai feed RSS, oppure se resterà col tempo una di quelle “servizi Google che forse non conoscevate” (come lo stesso Fast Flip ha ampiamente dimostrato di essere). Certamente un grosso difetto del servizio, così com’è adesso, è che non prevede la condivisione degli elementi di maggior interesse se non attraverso Buzz. Twitter e Facebook sono momentaneamente banditi da Play. Cosa alquanto bizzarra, visto che sono supportati molto efficacemente da Reader.

Come anticipato dai nostri cugini di OutdoorBlog, dalle pagine del blog ufficiale Google arriva la segnalazione dell’introduzione in Google Maps dei percorsi anche per gli spostamenti in bicicletta, che vanno a unirsi a quelli già esistenti in auto, a piedi e/o coi mezzi pubblici.
Il funzionamento della nuova aggiunta è più o meno lo stesso di sempre ed è testabile collegandosi a http://maps.google.com/biking, dove al momento non vengono riconosciuti itinerari italiani, per cui ho dovuto fare la prova con un paio di strade americane. La caratteristica più carina consiste nella differenziazione nel percorso calcolato tra strade dedicate solo alle bici, piste ciclabili a bordo strada e strade senza piste dedicate.
Lo staff di Google ha anche rilasciato un video che descrive la nuova funzionalità: lo trovate dopo la pausa.
The beast file: Google è un interessante video creato da Hungry Beast, un programma di ABC1 Australia. Numeri e dati impressionanti per un mostro (Google) che vuol prendere tutto.
Cosa ne pensate?

Le parole di Bill Weihl, il superesperto di energia pulita assunto da Google, riportate da Alternative Energy News sono abbastanza chiare:
“C’è una possibilità di fare la differenza nel settore delle energie rinnovabili e in quello dell’energy information che può portare il mondo verso un’economia meno dispendiosa di carbone e più efficiente”.
E’ dal 2007 che Google investe in energia pulita, ma mai come ora le cose erano sembrate a un punto così avanzato. Tutto converge verso l’energia solare, adesso. Il piano di Google è quello di riuscire a sviluppare una tecnologia in grado di far abbassare il costo dei pannelli solari, per ora spesso proibitivo, di almeno un 25%. Sono ancora le parole di Weihl:
“Stiamo sviluppando nuovi materiali sia per la superficie riflettente sia per quella su cui gli specchi sono montati”.
Gli sforzi in questa direzione potrebbero ridurre il costo delle strutture che orientano i pannelli verso il sole, di ora in ora del loro funzionamento giornaliero, di 2 volte, se non addirittura di 3 o 4 volte, secondo le più ambiziose speranze di Google. Potrebbe essere uno dei punti di partenza per rendere l’energia pulita meno costosa di quella fossile. E’ interessante vedere come l’esperienza diretta di un’azienda di grandi proporzioni, nel gestire le proprie risorse, possa confluire in progetti da estendere, magari, ad altre aziende e magari un giorno anche ai privati. Con qualche perplessità dei più paranoici nei confronti di Google, c’è da aspettarselo.

Se usate Gmail anche per importare le e-mail proveniente da altri account, sicuramente trovate piuttosto noioso il fatto di dover attendere la schedulazione programmata per poter visualizzarne la posta. Alternativa è quella di forzare il refresh accedendo alle impostazioni di Gmail (Settings e poi Accounts and import).
Da oggi, grazie all’attivazione di una nuova feature aggiunta in Gmail Labs (“Refresh POP accounts”), premendo Refresh in alto a destra nella finestra di Inbox si forzerà Gmail a controllare anche gli altri account. Utile.
Via | Gmailblog.blogspot.com