Google non ha prelevato dati significativi sulla privacy delle persone con i suoi mezzi di Street View: è la conclusione tratta dal Information Commissioner’s Office (ICO) dopo l’analisi di un campione dei dati sottratti da Google per errore non solo nel Regno Unito, ma in praticamente tutte le nazioni percorse dalle auto di Street View, in molte delle quali attualmente si continua a indagare sull’accaduto.
Pur bacchettando Google, l’ICO ha dunque stabilito che “non ci sono prove che i dati catturati da Google abbiano causato o possano causare danni individuali”, anche se l’ufficio inglese si dice intenzionato a continuare nel monitoraggio delle indagini degli altri Paesi.
Una conclusione che sicuramente farà felice il colosso informatico, e che va a contrastare dichiarazioni precedenti di altri organi coinvolti.
Via | BBC
Sempre carine le Search Story di Google. Questa volta l’oggetto è un comune mortale in procinto di diventare padre: la moglie che è incita, quali libri comprare per prepararsi, come vendere la propria collezione di vinili per fare un po’ di soldi e poi tutti i mille interrogativi sul nuovo esserino.
In questa sorta di spot il motore di Google aiuta a dare le riposte ai mille quesiti del nuovo padre.
Via | Googleblog.blogspot.com
L’arrivo di Google nel mercato della vendita di musica digitale online potrebbe essere ormai molto vicino.
Il co-fondatore di Android Andy Rubin ha dichiarato nel corso di un’intervista che il dialogo con le major musicali allo scopo di acquisire diritti e concludere accordi è in “accelerazione”. Google intende dunque stringere i tempi per contrastare il dominio di Apple. La società di Cupertino detiene attualmente con iTunes il 28% del mercato. Segue Amazon con una fetta del 12%.
Alla fine del 2009 Google ha fatto un primo passo proponendo in USA risultati speciali del motore con link a brani musicali, le cui preview possono essere ascoltate in streaming. La musica può poi essere acquistata da siti terzi.
Le voci che indicano che Apple stia per portare iTunes sul Web sono sempre più insistenti. Con l’acquisizione del servizio di streaming musicale online Lala nell’ottobre 2009 e la sua messa offline in aprile, alcuni si aspettavano l’annuncio di iTunes.com addirittura nel corso dell’ultima WWDC di San Francisco. Potrebbe proprio essere questo uno dei principali motivi dell’accelerazione di Mountain View.
Google, per spingere la sua proposta e diventare un player importante ha principalmente tre strumenti a disposizione: YouTube, Android e i risultati del motore, ognuno dei quali ha un potenziale bacino di milioni di appassionati di musica.
Via | The Next Web
Google TV non ha ancora fatto il suo esordio e già c’è chi critica il progetto. Da quando la commissione federale statunitense per le comunicazioni ha introdotto AllVid, un progetto per unificare gli standard delle trasmissioni audiovisive, Hollywood se la prende un po’ con tutti. Il servizio di Mountain View è solo il primo della lista. I produttori temono che la pirateria aumenti considerevolmente.
L’introduzione di AllVid è volta a rendere più semplice il dialogo tra broadcaster e utenze casalinghe. Il protocollo della FCC, per citare un esempio, eviterà i problemi tecnici dovuti al passaggio dalla televisione via cavo allo streaming su IPTV. A detta dei portavoce delle compagnie di Hollywood sarà piuttosto «un cavallo di Troia» per la pirateria digitale, già orientata a film e serie TV.
In Italia il problema è “relativo”, perché la situazione dell’IPTV è molto diversa e gli ostacoli non arrivano soltanto dalle produzioni televisive, ma anche e soprattutto dal governo. Non è detto che la partnership consolidata tra Google e Telecom Italia sia davvero un vantaggio. C’è da scommettere che la “levata di scudi” di Hollywood troverà degli emuli anche nel nostro Paese, dove le emittenti televisive hanno il brutto vizio di fare cartello.
Via | Ars Technica

Proporre ai navigatori le mappe dell’intero pianeta non è impresa facile, tanto più se si devono fare i conti con i cambiamenti delle situazioni geopolitiche e con le contese sui confini dei vari Stati. Google intende però mantenere la sua neutralità e soprattutto evitare le critiche che le sono giunte nel corso del tempo dai governi dei Paesi che si contendono territori, evidentemente rivendicandoli anche in ambito digitale.
Per questo Mountain View ha annunciato di aver modificato e perfezionato nei suoi servizi Mappe e Earth i confini nelle mappe di 60 Paesi e Regioni, allo scopo di accontentare tutti.
I confini oltre ad essere più accurati hanno adesso anche differenti simbologie: quelli tratteggiati, per esempio, indicano un confine in fase di cambiamento o in merito al quale esiste una disputa. Le modifiche sono già operative in Google Mappe e sarà presto aggiornato anche Earth.
Via | Google LatLong Blog
Da grandi probabilmente un fratello ed una sorella sono grandi amici. Ma mentre si cresce? Piccoli litigi ed incomprensioni, tua sorella che cerca un lucchetto per il suo diario per non farti spiare, i tuoi amici che chiedono di uscire con lei. Poi il college, il fidanzato di tua sorella… Si cresce.
Carina questa Search Story su fratelli e sorelle.
Vi ricordo che potete crearne una vostra grazie al Google Search Stories Video Creator.
Via | Googleblog.blogspot.com
Da qualche giorno anche la città di Siviglia è in 3D su Google Earth.
Il lavoro fatto è davvero suggestivo. I maggiori monumenti del bellissimo capoluogo dell’Andalusia sono stati fedelmente ricostruiti, come la Torre del Oro, Plaza de España o La Real Maestranza. Buon viaggio virtuale.

Gli sforzi di Google per garantire una sempre miglior esperienza nella ricerca sul web vanno stavolta a concentrarsi su Google Images, la sezione del motore dedicata alle immagini: con una conferenza, il colosso informatico ha annunciato alcuni cambi fondamentali all’interfaccia che saranno completati su tutti gli account delle principali nazioni supportate entro i prossimi giorni.
Le modifiche vedono un layout ridisegnato per mettere in modo più immediato sott’occhio i risultati della ricerca sotto forma di immagine, con anteprime più grandi studiate per sfruttare i browser moderni e gli schermi ad alta risoluzione. Anche la navigazione tra le pagine dei risultati è stata rivista, permettendo uno scorrimento istantaneo quasi come se queste fossero caricate simultaneamente tutte in un’unica pagina.
Lo sforzo di Google nell’ottimizzare la propria sezione Immagini è partito come sappiamo già da alcuni mesi, introducendo nuove funzionalità come la selezione dei colori.
Via | Official Google Blog

Google Buzz, dopo un attimo di curiosità iniziale, è finito con l’essere disabilitato sui profili di molti utenti. Un “fallimento” che ricorda quello di Wave, nonostante l’apprezzamento degli sviluppatori open source. Oggi potrebbe esserci una svolta nell’uso di Buzz grazie all’introduzione di Firehose, una revisione delle API che apre alle applicazioni di terze parti.
Fino a ieri, infatti, il limite più evidente di Google Buzz era nell’uso pressoché esclusivo del browser per la condivisione, il commento e il like dei contenuti. Anche le applicazioni che consentivano la gestione degli account dal desktop dovevano scontrarsi con le ridotte possibilità d’interazione a disposizione degli sviluppatori. Un problema ormai risolto.
Firehose incrementa le capacità di pubblicazione e lettura dei contenuti di Buzz tanto sul web, quanto sul desktop (e dai dispositivi mobili). In sintesi, Google ha trasformato la sua piattaforma in qualcosa di molto più duttile. Buzz Mood è solo un esempio di come ora sia possibile “dialogare” in tempo reale. Basterà per insidiare la leadership di FriendFeed?
Via | ZDNet
E’ giusto regolamentare a norma di legge le ricerche di Google? Domanda che potrebbe sembrare bizzarra, ma che qualcuno negli Stati Uniti incomincia a porsi. Ne ha parlato per primo il NY Times preparando il campo con una serie di editoriali sul funzionamento generale dell’algoritmo di Google, e sulle richieste di chiarimenti da parte dell’Antitrust dell’Unione Europea. Niente di nuovo, sia chiaro. Ci sono le accuse di aver indicizzato “meglio” i cosiddetti siti affiliati come YouTube o Google Maps, ed ovviamente il fatto che Google non è più solamente un motore di ricerca.
Secondo Gigaom, il NY Times dice e non dice, ovvero non chiama mai in causa direttamente il governo americano, ma mette sul piatto tutti i motivi per i quali sarebbe necessaria una regolamentazione delle ricerche. Non ultimo, il fatto che 2/3 delle ricerche internet verrebbero fatte proprio su Google, lasciando intendere una condizione di monopolio di fatto.
Veniamo allora alla risposta di Google per mano di Marissa Mayer (Vice-president of search product and user experience) sul Financial Times, articolo ripreso integralmente per i non abbonati da GooglePublicPolicy.

La notizia è data solo da Google Operating System, ma dovrebbe essere fondata.
Pare che Google stia testando la possibilità di loggarsi con diversi account ai loro servizi (Gmail, Google Calendar, Google Reader, Google Docs, Google Sites e Google Cod) utilizzando lo stesso browser.
Attualmente se si hanno account diversi, per esempio uno per Gmail ed uno per Google Reader, l’unica possibilità di accedere ai servizi senza utilizzare software di terze parti è di utilizzare due browser diversi oppure sfruttare la modalità “incognito” di Chrome. Altrimenti, si è obbligati a “sloggarsi” con un account per accedere con l’altro. Piuttosto noioso.

Qualche mese fa Google comprò Picnik, un buon tool online per il fotoritocco.
Adesso Picnik è integrato in Picasa Web Albums. Premendo il bottone “Modifica”, l’immagine selezionata sarà caricata in Picnik e l’applicazione di fotoritocco sarà aperta in una finestra di pop-up, anche in italiano.
Le opzioni a disposizione sono le classiche dei tool di questo genere, senza troppe pretese: ruota, ritaglia, ridimensiona, esposizione, colore, occhi rossi. Inoltre c’è un “auto-fix” che dovrebbe pensare a sistemare la foto senza il nostro intervento. Ovviamente alla fine si può salvare il proprio lavoro nell’album online.
Non è necessario loggarsi in Picnik.