
Notiziona shock! Scherzi a parte basta guardare l’immagine ed avere mille dubbi, se non certezze, circa l’ispirazione che ha portato alla creazione del simpatico robottino usato come logo per Android, sistema operativo per dispositivi mobili di Google.
Si tratta di uno dei personaggi di un videogioco vecchia scuola per la gloriosa Atari Lynx, console portatile di una ventina di anni fa.
Il gioco in questione è Gauntlet: The Third Encounter ed indovinate come si chiama il robottino? Android!
Dopo la pausa un video sul gameplay, dove è possibile vedere la presenza di Android durante la scelta del personaggio.
Continua a leggere: Il logo di Android copiata da un videogioco per Atari Lynx?
Vi abbiamo parlato precedentemente della nuova versione di Google SketchUp. In questo video tutte le novità, soprattutto per quanto riguarda la creazione di edifici per Google Earth.
Tra le applicazioni di Google, SketchUp non è certamente quella più fortunata. Sono passati dieci anni dalla prima versione del programma e il rilascio di SketchUp e SketchUp Pro 8 è il modo che Google ha trovato per festeggiare questo decimo compleanno. Il software per la modellazione 2D/3D è proposto infatti in due versioni: una gratuita e una a pagamento, disponibile per 8 ore in prova.
Pubblicato nella tarda serata di ieri, SketchUp 8 è previsto anche tradotto in italiano. È probabile che per aggiornare le pagine di download del programma ci vorrà ancora qualche tempo, perché ciò nonostante l’unica versione scaricabile è tuttora offerta nella sola lingua inglese. SketchUp è installabile su Microsoft Windows XP, Vista, 7 e Mac OS X 10.5 o, superiore a 32-bit. Non funziona su Linux.
La scarsa popolarità di Google SketchUp è dovuta più che altro al fatto che si tratta di un’applicazione professionale. Apprezzata da architetti, designer e ingegneri, non è molto utile a chi non lavora con la modellazione grafica avanzata. L’interfaccia del programma è abbastanza intuitiva e dargli un’opportunità nella versione gratuita non è una cattiva idea: può essere interessante capire come funziona.
Google SKetchUp Pro 8 su Windows Server 2008 R2
Via | Google

Blogger ha introdotto due nuovi gadget per le statistiche dei blog. La piattaforma aveva aggiunto le statistiche in stile Google Analytics soltanto all’inizio di luglio e i due gadget, disponibili da ieri, aumentano le funzionalità per tracciare le visite ai blog. Il primo è semplicemente un contatore degli accessi, configurabile nello stile. Nulla di eccezionale.
È più interessante il secondo gadget (nella lista che potete vedere sopra è quello in alto). Quest’ultimo dà la possibilità di mostrare un elenco di post basato sulle visite: i Post più popolari seguono la stessa logica di un widget per WordPress.com che si chiama Più cliccati. La funzione è inedita per Blogger ed è stata integrata sulla base del feedback degli utenti.
Blogger vanta le proprie statistiche assicurando che il conto è «quasi in tempo reale», mentre WordPress.com Stats aggiorna i dati ogni 24 ore. A prescindere, è positivo che Blogger si stia aggiornando per offrire una piattaforma alla pari coi competitori. Ormai il “gap” con WordPress.com è stato praticamente annullato: gli utenti hanno più possibilità di scelta.
Via | Blogger in Draft
In tempi brevi Gmail dovrebbe introdurre una nuova ed interessante funzione: Priority Inbox.
Tale funzione arriverà in soccorso di quanti ricevono ogni giorno molte mail e perdono diverso tempo a districarsi cercando di rispondere o leggere quelle importanti. Priority Inbox infatti separerà automaticamente le mail importanti (quelle dell’amico con cui comunichiamo spesso, quelle che apriamo ecc.) inserendole nella sezione “Important and unread”. Potremo sempre segnare come “Starred” le mail che leggeremo in futuro e le altre infine saranno inserite nella sezione “Everything else”.
Ovviamente l’utente avrà la possibilità di “addestrare” Gmail nel caso commetta errori nel valutare l’importanza di una mail, grazie a dei piccolo bottoni con i simboli + e - che servono ad indicare la corretta priorità.
Via | Gmailblog.blogspot.com
Boomerang è un plugin per Outlook che consente di programmare messaggi ed eventi. Gli sviluppatori hanno pensato che l’esperienza maturata col client di posta elettronica per Windows potesse essere utile anche in altri contesti e così è stato concepito Boomerang for GMail.
Quella di Google è indubbiamente una delle webmail più riuscite. Alcune funzioni di cui era carente sono state già promosse dall’elenco delle estensioni sperimentali dei Labs. Boomerang for GMail è un plugin per il browser, disponibile su OS X e Windows per Firefox e Chrom*.
La particolarità di Boomerang consiste nella possibilità di programmare l’invio e la ricezione della posta elettronica in giorni e orari precisi. Una sorta di modalità avanzata delle repliche automatiche quando si è in ferie e, soprattutto, un modo per dilazionare nel tempo l’invio di e-mail per lavoro. È accessibile su invito.
Via | MakeUseOf
Immaginate un social network basato interamente sul browser, a metà tra una chat in tempo reale e un’e-mail. Una piattaforma che consiste in un’interfaccia web e in un’estensione per Firefox da cui controllare la condivisione dei contenuti. Ciò che sarebbe dovuto essere Wave, insomma: la differenza è che Glass funziona davvero e bene. Basta un clic da una qualsiasi pagina web per creare discussioni condivise coi propri contatti e col mondo intero. Per il momento l’unico browser compatibile è Firefox e occorre un invito per l’iscrizione.
Google ha dato un valore alla ricerca quando gli altri erano ancora fossilizzati sui contenuti. Su questa base la società di Mountain View ha costruito un impero online. Google Inc. si è successivamente diversificata proponendo una galassia di servizi. C’è però un fronte sul quale non è ancora riuscita a sfondare: il social networking.
Google ha messo in atto differenti tentativi per diventare sociale, ma si sono rivelati tutti al di sotto delle aspettative. Friend Connect, il sistema che permette di integrare dei box sociali sulle pagine Web è stato adottato da un certo numero di Siti di grandi dimensioni, ma non dal target principale: la piccola editoria online. Wave, la piattaforma di collaborazione in tempo reale rimasta a lungo in beta ad invito è stata poi chiusa per mancanza di iscritti e troppa complessità. Buzz, il servizio sociale legato a Gmail ha avuto grossi problemi di privacy in fase di lancio e non sta facendo presa sui navigatori. Il motore di ricerca ha poi anche integrato numerosi contenuti sociali nei suoi risultati. Ma si tratta di terze parti. Nulla di proprietario. Anche il tentativo di rendere maggiormente sociali i profili Google non ha fornito la spinta necessaria per fare il salto di qualità.
Adesso Google ci riprova con Google Me e non può permettersi di fallire ancora. Se Google intende diventare un player importante nel settore dei social network dovrà proporre un servizio che aggiunga qualcosa a ciò che è attualmente disponibile. Un clone di Facebook non avrebbe senso. Una parte della vision di Google si può dedurre della presentazione dal titolo “The Real Life Social Network” tenuta recentemente da Paul Adams, senior user experience di Google.
Un tempo i selezionatori si limitavano a googlare i nomi dei propri candidati a un posto di lavoro per saperne qualcosa in più sulla persona, ma da quando i social network hanno avuto il successo che ben sappiamo oltre alla ricerca su Google è diventata prassi comune anche quella su Linkedin e magari anche Facebook e simili.
Una nuova legge tedesca potrebbe a breve rendere illegale la ricerca sui “social network non lavorativamente utili”, quelli cioè con scopi ben diversi da piattaforme come Linkedin, primo fra tutti Facebook. Se alla base può esserci anche un concetto interessante di divisione tra lavoro e tempo libero della persona, dall’altro resta il problema dell’applicabilità di una legge del genere.
Giusto per fare un esempio, visto e considerato che la ricerca su Google è consentita, come fare con contenuti di Facebook, Twitter e chi più ne ha più ne metta indicizzati dallo stesso motore di ricerca?
Via | Techcrunch Europe
Dopo tanti e tanti articoli a raccontarvi che Google si prende i nostri dati, che la nostra privacy è a rischio e dopo che ci siamo dovuti subire il warning da parte di Schmidt (CEO di Google) che ha tuonato: “Troppi dati privati su Facebook, i più giovani potrebbero essere costretti a cambiare identità in futuro” – ecco qualcosa di pratico: Scroogle.
Certo non è la soluzione a tutti i nostri problemi di privacy, ma visto il dilagare del furto di dati per consentire l’evolversi del marketing comportamentale, Scroogle ci permette di effettuare ricerce on-line in forma anonima sfruttando il database di Google. Stiamo parlando di un web service (lanciato nel lontano 2003, ma decisamente poco usato) che ci permette di effettuare ricerche senza che queste vengano loggate nei server di Google (nasconde infatti gli ip). Big G infatti ogni volta che facciamo una ricerca tramite il suo motore di ricerca, memorizza l’indirizzo IP da cui è partita quella richiesta e i termini ricercati.
Il suo fondatore Daniel Brandt, ha creato questo servizio proprio per il timore dell’eccesso nella raccolta di informazione da parte di Google – Scroogle non salva infattti le cronologie delle ricerche e cancella i log ogni 48 ore, non associandoli nemmeno inizialmente. L’utilizzo è davvero semplice, cliccate qui e provate direttamente ad eseguire le vostre ricerche – il tutto in forma anonima. Se volete qualcosa di più comodo, il servizio mette a disposizione dei plug-in per i browser più comuni Internet Explorer, Firefox, Opera e Chrome.
Oltre ad anonomizzare le ricerche, Scroogle ci libera anche dalla ricezione della pubblicità che Google ci propina ad ogni ricerca. Dovete effettuare delle ricerche solo nelle pagine scritte in italiano? Nessun problema basta cliccare qui. Inoltre si noti come il sistema supporti 28 lingue - bè decisamente uno strumento da utilizzare.
Via | Squidoo.com
Foto | Flickr
Non è ancora il momento di Google TV, ma le caratteristiche di YouTube s’avvicinano già molto all’intrattenimento da salotto. Ne sono convinti gli sviluppatori di TubeMote, una piattaforma semplice almeno quanto potente e innovativa. A patto che si disponga del necessario per farla funzionare a dovere: TubeMote è una specie di telecomando virtuale per riprodurre i video di YouTube in remoto.
La situazione d’uso più interessante di TubeMote richiede tre elementi: un telefonino di ultima generazione, un televisore connesso a internet e una rete WiFi casalinga. Un equipaggiamento che non è proprio alla portata di tutti. TubeMote trasforma il cellulare in un telecomando con funzione di ricerca su YouTube e imposta la riproduzione dei video in modalità a schermo intero sul browser della TV.
Non è essenziale disporre di questi strumenti perché TubeMote funzioni. Basterebbero due terminali con indirizzi diversi: difficile che nello specifico abbia un senso. TubeMote genera un indirizzo del tipo http://tubemote.com/username cui accedere da un secondo dispositivo per vedere quanto scelto col primo.
Via | CNET News
Se dopo i ben noti fatti relativi alla raccolta di dati privati coi mezzi Street View e l’accordo con Verizon credete che Google abbia abbandonato il proprio motto Don’t Be Evil, allora oltre a Steve Jobs siete in compagnia anche dei creatori del video qui sopra.
All’interno del filmato pubblicato su YouTube da NMAWorldEdition si prende infatti in giro il motto diventato secondo i creatori “Don’t Be Evil”, soprattutto proprio dopo la proposta congiunta con Verizon, rappresentata senza mezzi termini nel video dome una sorta di diavolo con il quale il CEO di Google Eric Schmidt ha fatto il suo patto.
Via | Mashable.com