
Facebook comincia a integrare la propria soluzione per la musica a livello di codice: una stringa in JavaScript ha rivelato l’esistenza di Vibes, il progetto di Facebook per il download dei brani musicali con Spotify e altri partner. È a questo che si riferiva Mark Zuckerberg, parlando di «una stagione d’annunci» iniziata con Skype?
Mercoledì è stato presentato il Video Calling per Windows e OS X con Skype: nel suo intervento, Zuckerberg ha espressamente definito la conferenza (di cui sono disponibili delle immagini riassuntive) come la prima di una più ampia “stagione” di novità per il 2011. Nel frattempo, Spotify è in procinto di raggiungere gli Stati Uniti.
Vibes è soltanto un nome fittizio: il Video Calling è definito Peep, forse perché la tecnologia di Skype è P2P. Le indiscrezioni raccolte in precedenza parlano di un Facebook Music e l’annuncio dovrebbe arrivare entro la fine dell’estate. Spotify negli Stati Uniti costerà $9.99 oppure $4.99, sulla base del piano scelto dall’utente.
Via | Digital Trends

Tra Like di Facebook e Google +1, la vita di chi naviga e vuole condividere i siti visitati si fa sempre più complicata, non tanto per la “difficoltà” di cliccare sui due bottoni, ma per la necessità di districarsi tra elementi vari per importare le pagine su Facebook e Google, senza contare altri bottoni per condividere su Twitter, Friendfeed e così via.
Ashkan Soltani e Brian Kennish (la mente dietro Facebook Disconnect) hanno così deciso di venirci incontro, dando vita alla fusione tra Facebook Like e Google +1 intitolata Like +1, nuova estensione già disponibile per Firefox, Chrome, Safari e Internet Explorer 9.
Diversamente dall’estensione Google +Like, usata per integrare i Like di Facebook nei risultati di Google, Like +1 va come dicevamo a unire i due bottoni di Facebook e Google in uno solo, in grado di operare simultaneamente sul social network e sul motore di ricerca, facendo in modo che il risultato finale sia lo stesso che otterremmo cliccando su entrambi l’uno dopo l’altro.
Un’ulteriore funzionalità interessante la possibilità di salvare tutta l’attività di Like +1 in locale, in modo da ottenere rapidamente un’esportazione dei propri “like” e dei propri “+1″ in modo rapido direttamente dal proprio computer, senza doversi appoggiare in alcun modo sulle due piattaforme. “Internet ha troppi bottoni”, parola di Brian Kennish.
Via | Techcrunch.com
Facebook è alla ricerca di un ingegnere del software a Seattle per realizzare, stando alle indiscrezioni, un’applicazione dedicata al desktop di Windows e OS X. Le ipotesi su come potrebbe essere questa applicazione sono diverse: alcune riprendono dei rumor del passato. La meno accreditata sarebbe appunto la creazione di un browser.
Più credibile, benché molto limitata, appare la realizzazione di un uploader avanzato per le fotografie. Facebook è la piattaforma su cui quotidianamente vengono caricate più immagini e il sistema di upload subisce periodici miglioramenti. Tuttavia, un programma per caricare e modificare le foto non supporterebbe funzioni popolari.
Molto probabilmente Facebook Desktop, com’è stata definita la futura applicazione, sarà più simile alle versioni installabili su Android, iOS, ecc.: un programma completo per portare Facebook su Windows e OS X. Il valore aggiunto dell’applicazione dovrebbe riguardare il download di musica e video a pagamento, come Spotify e Warner.
Via | Digital Trends
Mentre BitTorrent lavora a Chrysalis, µTorrent (l’altro client ufficiale del protocollo) è approdato alla versione 3.0 Beta per Windows, OS X e Linux in modalità server. L’aggiornamento accoglie la richiesta più pressante degli utenti, ovvero la possibilità di votare e commentare i file .torrent per diminuire la presenza dei “fake”.
L’altra attesissima funzionalità introdotta da µTorrent 3.0 Beta riguarda lo streaming dei filmati durante il download: non sarà più necessario attendere il termine di uno scaricamento per iniziare a guardare i video accodati. Questa funzione riguarda anche i canali gratuiti (nonché completamente legali) di TEDTalks e Khan Academy.
L’ultima versione di µTorrent offre la possibilità di scambiare i file coi propri contatti attraverso il drag’n'drop: su tutte le piattaforme, inoltre, è attivabile un web server (unica opzione disponibile per Linux) per il controllo remoto dei download. Quest’ultimo può essere attivato dall’applicazione, sperimentale, per Android.
Via | TorrentFreak

Le nascenti startup musicali devono scontrarsi con un invincibile muro di gomma: l’industria discografica, da sempre nemica di tutto ciò che promuove la digitalizzazione della musica e lo scambio di file. In questo panorama vorrebbe affermarsi anche il ReDigi Marketplace, una sorta di store musicale per “l’usato”, in cui i consumatori possono rivendere la propria musica e comprarne altra “usata” a prezzo conveniente.
Un’idea interessante, certamente, ma sorge spontaneo il dubbio riguardante la legalità sullo cambio di proprietà di file digitali musicali. ReDigi afferma di voler andare incontro alla richiesta degli utenti, stanchi della musica non ascoltata che riempie PC e lettori MP3. Secondo quanto dichiarato da John Ossenmacher, CEO della startup:
l’utente medio utilizza solo il 20% della musica presente nella propria libreria. Il risultato di ciò è una grande quantità di soldi e spazio sprecato sui propri computer e dispositivi mobili. Con tutti i problemi legali che riguardano la vendita e la condivisione di musica digitale, gli utenti sono rimasti bloccati con le proprie tracce non desiderate, oppure si sono sentiti obbligati a cancellarle per liberare spazio. ReDigi è la risposta a questo problema.
Continua a leggere: ReDigi: nuova startup rivende la musica digitale "usata"

Gli appassionati fruitori di musica “digitale” saranno felici di apprendere dalla CNN che la Apple sta lavorando per migliorare la qualità dei file musicali venduti tramite lo store iTunes. Come saprete, la qualità dei file mp3 è spesso bassa, anche se acquistata tramite store online legati. Generalmente, la musica viene registrata in studio in qualità 24-bit, un formato considerato ad alta fedeltà, ma subisce comunque un processo di downgrade.
Si ottengono quindi file a 16-bit che vengono utilizzati per i CD o ridistribuiti online; ma non finisce qui: viene applicata un’ulteriore compressione per diminuire il tempo richiesto per il download o lo streaming online. La musica digitale, però, sta diventando uno standard, una modalità di fruizione comune e da più parti si verificano sforzi per migliorarne la qualità o per offrire ad alcuni rivenditori la possibilità di partire con la compressione da file in 24-bit.
Secondo la CNN, Apple sta conducendo trattative con alcuni studi musicali per riuscire nell’intento. Non è la prima volta che Cupertino si sforza di offrire suoni di qualità migliore: già nel 2009 ha raddoppiato il bit-rate delle tracce offerte su iTunes. Un bit-rate maggiore dei file è però solo una parte della soluzione: molti terminali non supportano file a 24-bit, come Jimmy Iovine dichiara:
Continua a leggere: iTunes: presto la musica potrebbe suonare ancora meglio

Navigando navigando, può capitare spesso di aprire nel nostro browser un’elevata quantità di tab, nelle quali poi riuscire a raccapezzarsi diventa un’impresa titanica. Se il software che usate per navigare è Chrome e vi capita spesso di aprire tab su pagine appartenenti a uno stesso sito (come spesso capita su Wikipedia o sui siti di news), allora l’estensione Close Other Tabs From The Same Site può venirvi incontro in questo duro lavoro, nonostante il suo nome improponibilmente lungo.
L’estensione Close Other Tabs From The Same Site si occupa infatti di chiudere tab aperte su un sito comune, aggiungendo come vedete nell’immagine qui sopra un apposito bottone al menu contestuale apribile col tasto destro del mouse su una delle pagine aperte. Cliccandoci sopra, tutte le tab aperte sul sito saranno chiuse automaticamente, lasciandovi le altre ancora a disposizione.
Via | Addictivetips.com
Quando abbiamo introdotto Ongo, un feed reader di contenuti pre-selezionati a pagamento, abbiamo anche citato Rupert Murdoch e la sua idea di business dell’informazione. The Daily, recensito dai colleghi di Melablog.it, è un prodotto di News Corp. – la multinazionale di Murdoch – e riassume in un magazine digitale il concetto alla base delle critiche che l’imprenditore australiano mosse a Google News qualche tempo fa. Nato in esclusiva per iPad, The Daily è un quotidiano di oltre cento pagine al costo di $0.14 giornalieri (per gli Stati Uniti). Avrebbe successo in Italia?
Prescindendo dalle valutazioni sull’iPad in sé (che io stesso ho avuto modo di criticare), The Daily è certo qualcosa che s’avvicina molto al futuro dell’editoria professionistica. Scaricando la versione gratuita dall’App Store o, guardando il video promozionale su YouTube si può capire perché The Daily non è «soltanto un magazine» — come già alcuni sostengono. È un nuovo approccio editoriale che è destinato a “contagiare” il mondo dell’informazione, per una serie di motivi. Non ultimo il costo per il consumatore, che è addirittura dieci volte inferiore a un quotidiano cartaceo.
Il mercato italiano non è ancora pronto ad accogliere un prodotto simile: il problema non è soltanto la refrattarietà delle redazioni tradizionali. Il problema è il prezzo dell’iPad o, dei tablet equivalenti. Un ostacolo all’innovazione che dovrebbe ridursi nei prossimi mesi, fino ad annullarsi tra qualche anno. Un periodo congruo affinché qualcuno investa in progetti come il The Daily di News Corp., che non si limitino al device di Apple.
Continua a leggere: Rupert Murdoch è entusiasta di The Daily, il primo magazine per iPad
In ottobre si è tenuto un evento di presentazione che ha introdotto il download di una copia dei dati personali presenti sul profilo di Facebook. Subito si è scatenata una polemica sulla portabilità delle informazioni scaricabili che, in sintesi, sono soltanto una copia (molto ridotta, peraltro) dei dati consultabili in rete. In Italia, questa possibilità è stata accordata appena la settimana scorsa: ecco come procedere e perché.
Anzitutto, bisogna recarsi in Account → Impostazioni account — supponendo che si stia utilizzando la lingua italiana come preferenza. Si accede così a una pagina protetta da una connessione di tipo SSL che riassume le sezioni di configurazione del profilo: in calce è apparso Scarica le tue informazioni, la sezione dedicata al download dei dati personali. Selezionando maggiori informazioni si può avviare il processo.
Il download non è immediato: occorre attendere che l’archivio contenente le informazioni sia pronto. L’attesa varia a seconda della quantità di dati presenti, soprattutto in relazione alle fotografie caricate su Facebook. Il sistema provvede a notificare la disponibilità del download via e-mail. Il messaggio contiene un link alla sezione rintracciata precedentemente, che questa volta chiederà di confermare la propria identità.
Continua a leggere: Facebook e il download dei propri dati: come e cosa si può scaricare

Ricorderete quando qualche tempo fa abbiamo parlato di Facebook Disconnect, estensione Chrome con la quale rimuovere le funzionalità di Facebook dalle pagine Internet. A beneficio di chi non è interessato al social network, o comunque non ama scambiare dati con terze parti dai siti che visita, Facebook Disconnect è stata in grado di raggiungere 50.000 utenti attivi in due settimane, entrando anche nella top ten delle estensioni per Chrome.
Il suo creatore Brian Kennish, ex dipendente Google, ci ha preso gusto e ha creato Disconnect, una versione più estesa della precedente estensione, disponibile al momento per Chrome e Rockmelt, con le versioni Firefox e Safari in cantiere: Disconnect è in grado di bloccare non più solo Facebook, ma anche altri colossi del web come Digg, Google, Twitter e Yahoo, impedendo loro di fatto di ottenere dati rilevanti sulle nostre abitudini sul web e quant’altro si possa leggere da cookie e affini.
Simpaticamente Kennish ha definito questo tipo di sforzo per proteggere la privacy come “Web 2.1″, una versione patchata cioè del Web 2.0, sempre più avido di dati di ogni genere appartenenti agli utenti spesso molto poco informati sull’argomento e sulle modalità di raccolta.
Via | Techcrunch.com