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Diritti digitali

Falkvinge: "la Rete strappa ai potenti la capacità di riscrivere la realtà"

pubblicato da Francesco L. in: Diritti digitali


Rickard Falkvinge (nella foto), fondatore del Partito dei Pirati svedese, ha scritto su TorrentFreak alcune parole che invitano a riflettere:

“Immagina di essere in grado di poter scrivere tutte le notizie del mondo per una settimana. Immagina di non avere alcun limite sui tuoi contenuti e la sicurezza che nessuna delle tue notizia sia messa in dubbio. Cosa scriveresti?”

L’editoriale è ricco di spunti estremamente rilevanti per la situazione della libertà di parola ed informazione sulla rete e va a toccare un nervo scoperto: secondo Falkvinge la lotta non è del povero contro il ricco, non è neppure un tentativo di preservare guadagni da parte di alcune lobby come quella delle Major discografiche. E’ una lotta per il potere di interpretare la realtà.

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The Case for Copyright Reform è una proposta contro l’ACTA in Europa

pubblicato da Federico Moretti in: Diritti digitali Sicurezza Informatica

The Case for Copyright ReformThe Case for Copyright Reform è un libro – scritto da Christian Engstrom e Rick Falkvinge del Pirat Partiet svedese – che descrive in dettaglio l’alternativa europea all’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), il trattato internazionale per la tutela del diritto d’autore firmato dalla maggioranza dei membri dell’Unione Europea.

Sostenuto dal gruppo The Greens / European Free Alliance (EFA) al Parlamento Europeo, il testo approfondisce la posizione dei “pirati”, contrari a una cieca tutela del copyright, sulla riforma del diritto d’autore. Le tesi del Pirat Partiet spaziano dall’abolizione dei sistemi di Digital Rights Management (DRM) al rifiuto dell’ACTA.

Il libro è scaricabile gratuitamente da internet ed è distribuito – in una forma cartacea – via Lulu a 5,86€ più spese di spedizione. Le argomentazioni di Engstrom e Falkvinge si basano sulla separazione della proprietà intellettuale dal diritto patrimoniale: un concetto già previsto dalla giurisprudenza, una riforma del copyright.

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Festival del Giornalismo Perugia 2012 - Evgeny Morozov

pubblicato da Gabriele Ferraresi in: Security Diritti digitali Facebook

evegeny morozov perugia

Oggi al Festival del Giornalismo di Perugia si è parlato di tecniche di dissidenza e repressione digitale. Insieme a Evgeny Morozov c’erano a discuterne Fabio Chiusi - ovvero IlNichilista - Giovanna Loccatelli e Fabio Pietrosanti. Siamo riusciti a scambiare qualche rapida battuta con Morozov, trovate tutto dopo il salto: ma prima del salto, un passo indietro.

Un passo indietro nel 2011, a quella primavera araba probabilmente non nata su Twitter e altri social media, ma su quei social media raccontata come nient’altro prima, da quei social media fatta conoscere al resto del mondo. Non un evento da poco: allo stesso tempo però non è che i regimi sotto attacco stessero con le mani in mano.

Le tecnologie di sorveglianza web sono infatti un ottimo business e un nuovo campo per abbattere la dissidenza. Un campo nel quale giocano anche società italianissime. Giovanna Loccatelli ha citato l’inchiesta di Bloomberg che portò allo scoperto il coinvolgimento della Area SpA [qui pezzo in italiano di Federico Guerrini se volete approfondire], ma non è sicuramente un caso isolato.

Un mondo nel quale verrebbe da chiedere a Morozov quale sia, al di là dei Paesi dove si combatte per abbattere un regime, il rischio maggiore: chi vuole controllare internet? Vediamo cosa ci ha risposto.

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Yahoo di nuovo contro Facebook: "i suoi brevetti sono infangati"

pubblicato da Rosario in: Yahoo Diritti digitali Facebook

Yahoo’s Reply and Counter Counterclaims to Facebook’s Answer

Un nuovo capitolo della lotta tra Yahoo e Facebook si è consumato nella giornata di ieri, quando Yahoo ha puntato il dito nuovamente contro Facebook definendo i brevetti del social network infangati. Con il documento che vedete qui sopra, inviato alla Corte Distrettuale della Nord California, Yahoo ha sostenuto quanto segue, annunciando la mossa con una mail a VentureBeat:

“I brevetti di Facebook non sono validi, non sono eseguibili e/o nulli a causa del mancato rispetto dei requisiti dati dalle leggi sui brevetti degli Stati Uniti. […] Molti, se non tutti, di questi brevetti sono stati acquistati da Facebook con l’obiettivo di usarli contro Yahoo! in questo caso. […] Facebook ha comprato e imposto questi brevetti infangati da una condotta iniqua.”

Al fuoco di Yahoo ha immediatamente risposto Facebook, con queste parole:

“Restiamo perplessi dalle azioni sbagliate di Yahoo, siamo contrari alle loro proteste e continueremo a difenderci in modo vigoroso.”

Tornando alle parole di Yahoo, come ricorderete esse sono riferite all’acquisto di 750 brevetti IBM da parte di Facebook, dopo il quale Mark Zuckerberg e i suoi sono passati al contrattacco nella causa legale aperta da Yahoo. Nel gioco del botta e risposta in tribunale, facile immaginare a questo punto una possibile contromossa di Facebook già durante la prossima settimana.

Festival del Giornalismo Perugia 2012 - Documenti anonimi e rete tra Wikileaks e Globaleaks

pubblicato da Gabriele Ferraresi in: Security Diritti digitali

kristinn hrafnssonBlogo e Blogosfere sono a Perugia, al Festival Internazionale del Giornalismo 2012: ieri abbiamo avuto modo di fare il punto su un tema centrale per l’informazione degli ultimi anni. i documenti anonimi come fonte. E se si parla di documenti anonimi non si può non parlare di Wikileaks. Oggi un po’ caduto nel dimenticatoio, un paio d’anni il gigantesco whistleblowing di Julian Assange riempì le prime pagine di tutto il mondo. Passando prima dal web.

A parlarne ieri qui a Perugia c’è Kristinn Hraffson, di Wikileaks: giornalista islandese entrato organicamente nel gruppo dal 2010, oggi ne è portavoce. Insieme a Hraffson c’era anche Arturo Filastò, una delle menti del progetto Globaleaks, di cui parleremo nel dettaglio a breve. Dice Hraffson che Wikileaks è “La più pura forma di giornalismo esistente” ripercorrendo il periodo antecedente al cablegate, ai file della rete Siprnet circolati dal febbraio 2010.

Se ripensate a quel periodo, i dispacci furono pubblicati da testate giornalistiche in anteprima: una mole di dati enorme, 400mila dispacci affidata a un medium tradizionale, “Non per fact checking” secondo Hrafnsson, ma “Per senso di responsabilità e per garantirne l’autenticità”. La parola chiave è “whistleblowing”, che in italiano assume una connotazione negativa. Delazione, soffiata, spiata.

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Google Drive, Dropbox e SkyDrive: di chi sono i dati? Licenze a confronto

pubblicato da Rosario in: Applicazioni web Google Microsoft Diritti digitali

Google Drive: di chi sono i dati? Licenze a confronto con Dropbox e SkyDrive

Come sicuramente saprete, finalmente Google Drive è arrivato ufficialmente. Tra le varie curiosità legate al nuovo servizio di Mountain View destinato a entrare in concorrenza con altre piattaforme come Dropbox e Microsoft SkyDrive, c’è ovviamente quella relativa alla proprietà dei contenuti inseriti su Google Drive. In poche parole, di chi è un file dopo che è stato effettuato l’upload?

I termini d’uso di Google sembrano abbastanza chiari:

Alcuni dei nostri Servizi permettono all’utente di inviare contenuti. L’utente mantiene gli eventuali diritti di proprietà intellettuale detenuti su tali contenuti. In breve, ciò che appartiene all’utente resta di sua proprietà.

Quando carica o invia in altro modo dei contenuti ai nostri Servizi, l’utente concede a Google (e a coloro che lavorano con Google) una licenza mondiale per utilizzare, ospitare, memorizzare, riprodurre, modificare, creare opere derivate (come quelle derivanti da traduzioni, adattamenti o modifiche che apportiamo in modo che i contenuti dell’utente si adattino meglio ai nostri Servizi), comunicare, pubblicare, rappresentare pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire tali contenuti. I diritti che concede con questa licenza riguardano lo scopo limitato di utilizzare, promuovere e migliorare i nostri Servizi e di svilupparne di nuovi.

Questa licenza permane anche qualora l’utente smettesse di utilizzare i nostri Servizi (ad esempio nel caso di una scheda di attività commerciale aggiunta a Google Maps). Alcuni Servizi potrebbero offrire modalità di accesso e rimozione dei contenuti forniti a tale Servizio. Inoltre, in alcuni dei nostri Servizi sono presenti termini o impostazioni che restringono l’ambito del nostro utilizzo dei contenuti inviati a tali Servizi. L’utente dovrà assicurarsi di disporre dei diritti necessari per concederci tale licenza rispetto a qualsiasi contenuto inviato ai nostri Servizi.

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Tribunale autorizza la IFPI ad identificare 82 utenti di The Pirate Bay

pubblicato da Daniele P. in: Privacy Diritti digitali

ThePirateBayLogoIl tribunale distrettuale di Helsinki ha ordinato a due Internet Service Provider, Telia Sonera ed Elisa, di fornire all’IFPI, l’International Federation of the Phonographic Industry, i nomi e gli indirizzi di 82 utenti che hanno scaricato illegalmente da The Pirate Bay l’album dell’idolo dei teenager finlandesi Robin Packalen due giorni prima del suo rilascio ufficiale provocando all’etichetta discografica - è stata questa la tesi sostenuta in aula da IFPI e Teosto, il gruppo di copyright holder musicali finlandesi - la perdita di ingenti somme di denaro.

I due ISP hanno già fatto sapere che sottostaranno al volere del tribunale e, nel caso in cui siano ancora in possesso di quelle informazioni, collaboreranno con l’IFPI. Cosa se ne sarà di questi utenti, però, non è ancora dato a sapersi: Jarkko Nordlund, CEO di Universal Music Finlandia, ha dichiarato di aver intenzione di incrociare dei nomi con i dati in possesso di TTVK, l’organo che ha condotto l’indagine, e di voler portare in tribunale solo gli utenti che hanno scaricato materiale protetto da copyright in più occasioni. Chi si è limitato soltanto a procurarsi l’album della giovane artista, insomma, potrebbe cavarsela con poco.

Ogni caso, precisa Nordlund, sarà analizzato singolarmente e le conseguenze potranno andare da una multa all’indagine vera e propria. E questo potrebbe essere soltanto la punta dell’iceberg. Sono stati monitorati molti altri album ed altre azioni legali potrebbero arrivare molto presto: “questa è una lotta continua contro la privacy. Vogliamo assicurarci che le persone sappiano che ci sono modi legali per procurarsi musica su internet“.

Via | TorrentFreak

Il Kopimism sbarca in USA: la religione dei pirati cerca il riconoscimento ufficiale

pubblicato da Francesco L. in: Curiosità Diritti digitali


Il Kopimism, di cui abbiamo già abbondantemente parlato, si sta diffondendo con quieta risolutezza in tutto l’orbe terracqueo, raggiungendo ora 18 paesi. In alcuni di essi il riconoscimento statale vero e proprio è impossibile, ma potrebbe ben avverarsi a breve in USA - Una terra di libertà religiosa in cui il file sharing viene però punito con violenza.

Come già sappiamo, il dogma centrale del Kopimism è la sacralità della condivisione di ogni genere di informazione, nata dalla consapevolezza che tutta la via sorge grazie ad un processo di copia e remix dei geni. In un articolo anche troppo serioso U.S. News elenca i “rituali sacri” ed i segni del Ctrl-C/Ctrl-V che caratterizzano questa religione, che richiama ormai migliaia di seguaci.

Hacktivisti, sciamani tecnologici, burloni, liberali, semplici passanti potrebbero essere kopimisti. Talvolta senza neppure saperlo - c’è chi dice che basta avere Vuze o µTorrent attivi per essere consacrati, dopo tutto. Il braccio americano della religione si è registrato in Illinois, capeggiato da Christopher Carmean, uno studente di 25 anni. La fascia demografica è, alla fine dei conti, per forza quella.

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Cyber-attacco contro il sito che parlava degli scandali politici in Cina

pubblicato da Francesco L. in: Diritti digitali Sicurezza Informatica


Il sito di informazione cinese Boxun, che copre nella propria madrelingua le notizie che il regime vorrebbe censurare, è stato vittima di una serie di “attacchi trasversali”. Nel corso di pochi giorni, man mano che Boxun cercava disperatamente una casa ben due host sono stati aggrediti con DDoS e minacciati di peggio.

In un silenzio quasi glaciale la Cina si dibatte in uno scandalo politico interno cercando di mantenere il controllo di tutte le voci. Per cercare di riassumere, un ufficiale del Partito Comunista chiamato Bo Xilai è caduto in disgrazia, accusato di corruzione e addirittura di aver assassinato la propria moglie. Secondo Boxun, Bo Xilai si è trovato nell’acqua bollente per aver complottato con un altro importantissimo leader politico allo scopo di sabotare l’ascesa al potere del principale candidato alla presidenza, Xi Jinping. Stupisce poco quindi che le tattiche da bullo internazionale del governo cinese, utilizzate a tappeto per silenziare i dissidenti, abbiano subito un’improvvisa escalation.

Boxun fino a mercoledì era ospitato su Name.com, un servizio di hosting piuttosto famoso. Purtroppo per il sito di notizie, Name.com si è ritrovata vittima di un massiccio DDoS, uno dei peggiori della sua storia come ha detto il fondatore William Mushkin. L’host americano era stato minacciato due volte: la prima con una richiesta di oscurare Boxun, la seconda volta era stato proclamato che l’attacco sarebbe continuato, addirittura peggiorato, se il dominio di Boxun non fosse stato consegnato agli hacker.

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Pirateria: il fiasco della blacklist di Google secondo The Pirate Bay

pubblicato da Daniele P. in: Curiosità Google Diritti digitali

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E’ passato ormai più di un anno da quando Google, nel tentativo di contrastare la pirateria online, decise di escludere termini come torrent, BitTorrent e uTorrent dai servizi Instant e Autocomplete. Un primo periodo di prova aveva confermato l’effettiva diminuzione delle ricerche di quei termini, tanto da spingere Google ad aggiornare la blacklist includendo thepiratebay, the pirate bay, isohunt, torrentreactor ed altri siti dedicati all’indicizzazione di file .torrent.

Ora Torrentfreak ha provato a fare un bilancio di questi mesi di “censura” ed ha sottolineato come il provvedimento adottato da Google sia servito a ben poco, almeno nel caso di The Pirate Bay, anche perchè tolte alcune parole chiave, Google ha iniziato a suggerirne altre rendendo del tutto inefficace il filtro: se è vero che dal novembre scorso le ricerche di “Pirate Bay” hanno subito un calo del 50%, è altrettanto vero che il loro posto è stato preso da thepiratebay.org e the pirate bay.

E ad oggi, se si inizia a scrivere “pir” in Google, il primo suggerimento di autocomplete è piratebay.org. A confermare ulteriormente l’inefficacia del filtro ci ha pensato un portavoce del noto portale, secondo il quale l’afflusso di visitatori non è stato intaccato nemmeno un po’ dai provvedimenti di Google. Nonostante questo, Google ha intenzione di continuare ad espandere questo filtro in nome della lotta alla pirateria online.

Via | Torrentfreak