
C’è un nuovo gruppo di hacker pronto a far tremare le agenzie governative, uffici federali, enti spaziali e quant’altro, tutte istituzioni importati che, si suppone, utilizzino sistemi informatici “a prova di hacker“. Questi attivisti anonimi si fanno chiamare “The Unknown” e la loro prima e finora unica impresa è destinata a farsi ricordare: sono riusciti a bucare i siti internet di dieci grandi organizzazioni da una parte all’altra del mondo, accedendo ad una serie di dati sensibili - nomi, account amministratori e password - poi pubblicati online su Mediafire (qui e qui).
Due delle dieci vittime, la NASA e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in queste ore hanno confermato la breccia e precisato che “nessuna informazione sensibile è stata compromessa“. Gli altri - tra quelli dichiarati dal gruppo ci sono Renault, Air Force USA, Ministero della Difesa francese, la Difesa statunitense e quella del Bahrain - hanno preferito non commentare pubblicamente l’intrusione. Ma, almeno secondo The Unknowns, tutte le vulnerabilità scoperte sono già state sistemate. Ed era proprio presto lo scopo ultimo dell’attacco:
Questi siti internet sono importanti, capiamo di aver danneggiato le vittime e ne siamo dispiaciuti - invieremo loro via mail tutte le informazioni di cui hanno bisogno per comprendere gli attacchi che abbiamo effettuato. Pensiamo comunque di averle aiutate perché adesso sanno che la loro sicurezza è debole e che deve essere sistemata. Volevamo solo guadagnarci la fiducia ed ora molte persone ci contattano chiedendoci di controllare la sicurezza dei loro siti internet ed è proprio quello che vogliamo fare. Non vogliamo danneggiare nessuno, non cerchiamo la rivoluzione e non vogliamo il caos. Vogliamo solo aiutare le persone a proteggersi. I siti internet non sono sicuri, la gente non è al sicuro, i computer non sono al sicuro, nulla lo è. E noi siamo qui per aiutare, senza chiedere nulla in cambio.
Via | The Verge

L’ultima versione di uTorrent è registrata a nome di una fantomatica Gyre, Inc e non segnala affatto come proprietaria la solita BitTorrent. Secondo una rapida indagine, il nome Gyre è stato già registrato e il suo rappresentate è il CEO di BitTorrent Eric Klinker. Non c’è stato alcun cambio di indirizzo: ci troviamo di fronte ad un’operazione di rebranding?
Difficile pronosticare le mosse future di BitTorrent, Inc., anche perchè quando è stata interpellata l’azienda non ha nè ammesso nè negato nulla. Secondo TorrentFreak potrebbe trattarsi di una mossa per liberarsi dal marchio nero della pirateria informatica che aleggia sul protocollo di trasferimento dei torrent, comunque usatissimo per fini del tutto etici e legali. Un’altra possibilità è quella della creazione di un nuovo prodotto, giudicato tanto importante da ridefinire il business dell’azienda. O ancora potrebbe esserci un acquirente in vista, una discreta possibilità dato il clima attuale.
Nessuno ha parlato di un rebranding del protocollo stesso, a dire il vero, anche perchè sarebbe un po’ dura convincere gli utenti a “gyrare” un file piuttosto che “scaricarlo tramite torrent”. Allo stesso tempo, neppure uTorrent sembra candidato a cambiar nome, al contrario di come è successo anni fa con Azureus/Vuze.
Continua a leggere: BitTorrent Inc. vuole cambiare nome in Gyre

Blueseed sarà una nave passeggeri da 1000 posti ancorata in acque internazionali a 12 miglia a largo di San Francisco e a pochi passi da Silicon Valley: una specie di nuova Tortuga dedicata alle imprese e startup internazionali i cui gli stranieri di lusso potranno risiedere e lavorare senza dover sottostare al lungo, faticoso iter del visto provvisorio di lavoro.
Andare a vivere negli Stati Uniti dopo il 9/11 è diventato molto difficile, abbastanza complesso e imprevedibile da aver garantito agli armatori che progettano Blueseed il supporto di oltre 100 compagnie. I primi a richiederlo sono proprio gli americani, affamati di talenti esteri (che talvolta sono educati proprio negli Stati Uniti ma sono costretti ad andarsene una volta scaduto il permesso di soggiorno studentesco), ma subito dopo ci sono investitori e imprenditori indiani e australiani.
Blueseed sarà quindi un asilo per immigrati extralusso: non una nuova, rugginosa Sealand ma una specie di Googleplex flottante con traghetti che conducono ogni giorno a San Francisco (dove sarà possibile accedere con un più facile visto turistico). La base del progetto sarà una nave da crociera pensionata, che una volta rielaborata e sistemata potrebbe costare agli armatori (tra cui spiccano nomi importanti come Peter Thiel, fondatore di PayPal) circa $25 milioni.
L’investimento dovrebbe essere recuperato in breve tempo, anche perchè la compagnia di armatori conta di avere una fetta del business che si svolge tramite Blueseed, che fungerà da incubatore di startup. Sulla nave-isola potranno vivere fino a 1000 tra imprenditori e dipendenti privilegiati, pagando da $1200 a $3000 al mese. Lavoreranno così senza la costante minaccia di essere rimandati a casa dall’impenetrabile, capricciosa burocrazia statunitense - Sempre che gli americani non decidano di interessarsi troppo alla faccenda, visto che hanno già dimostrato in passato di avere scarso riguardo per le acque internazionali.
Via | The Register

Brutta sorpresa per John McAfee (nella foto), arrestato all’improvviso dalla Gang Suppression Unit, un’unità speciale di polizia del Belize, il paese in cui il fondatore del famoso antivirus risiede.
Gli agenti della GSU hanno invaso in trenta la sua villa, sparato al suo cane, abbattuto le porte (aperte) di casa sua con l’ariete ed arrestato lui e tutte le persone presenti sulla proprietà, segregandoli senza cibo e pochissima acqua per 14 ore.
McAfee vive da molti anni nel Belize, paese a cui ha dimostrato molto affetto, erogando generose donazioni alla polizia ed alla comunità, come ad esempio un natante da 1,2 milioni di dollari per la guardia costiera. Le sue attività, però, non sono molto piaciute ad un politico locale, che voleva una fetta della torta. A quanto pare è stato questo politico, peraltro risultato sconfitto alle elezioni, a scatenargli contro l’unità speciale della polizia. Gli agenti l’hanno accusato di detenere illegalmente armi ed hanno sequestrato i suoi documenti (per poi, pare, fingere di non sapere che fine avessero fatto). Almeno, questa è la storia vista dalla parte di McAfee, il luogo è sufficientemente remoto da impedire analisi più profonde.
Di sicuro non è una buona pubblicità per il piccolo paese centro-americano, che dipende molto su investimenti stranieri per rilanciare un’economia piuttosto stagnante.
Via | 5 Channel Belize | Gizmodo
Il video che vedete qui sopra proviene dal sito della CNN, dal quale ci arriva un’interessante storia ripresa dal giornale tedesco Die Zeit, primo a pubblicarla. È la storia di tale Maqsood Lodin, cittadino austriaco di ventidue anni, interrogato dalla polizia a Berlino dopo aver viaggiato in Pakistan per tornare poi in Germania: quando l’interrogatorio sembrava a un vicolo cieco, gli investigatori hanno trovato il 16 maggio 2011 alcuni dispositivi d’immagazzinamento dati nascosti nella biancheria intima indossata da Lodin.
All’interno delle memorie, in un primo momento hanno trovato solo un video chiamato “Kick Ass”, e un altro file intitolato “Sexy Tanja”, contenente ovviamente materiale per adulti. Il report che ci viene offerto oggi riguarda per l’appunto quelle che sarebbero state settimane di lavoro per crackare il suddetto file, per scoprire che con la tecnica della steganografia video più di cento documenti di Al-Qaeda erano stati nascosti all’interno dello stesso filmato, rivelando così dettagli su operazioni passate e future del gruppo terroristico.
Secondo quanto riportato, oltre a piani per assaltare navi da crociera e attaccare punti sensibili in Europa, nelle memorie erano stati nascosti anche veri e propri manuali per terroristi in formato PDF, disponibili in diverse lingue. L’intelligence USA avrebbe definito addirittura questi documenti come “oro puro”, soprattutto alla luce del ritrovamento di materiale riguardante come dicevamo anche piani futuri d’azione da parte di Al-Qaeda.
Via | Slashdot.org
Per gli addetti ai lavori, il funzionamento di Google è una “scienza” ripetutamente studiata per apprenderne ogni singolo segreto, ma per molte altre persone invece come un motore di ricerca di questa portata faccia a operare per milioni di utenti in modo rapido resta un mistero. Quella del “Come funziona Google?” è quindi una domanda ricorrente, alla quale ha risposto in un video Matt Cutts, una delle menti di spicco dietro l’attuale versione dell’algoritmo di Google.
Il video risale in realtà a qualche giorno fa, ma vale la pena segnalarlo visto che si tratta di un’interessante risorsa per apprendere di più su argomenti come pageranking, crawling, indexing e tutti gli altri aspetti principali che contribuiscono a fare di questo motore di ricerca quello più usato in assoluto.
Via | Howtogeek.com

Facebook ha appena svelato lo strumento “salva vita” anticipato da ABC News, mettendo così fine alle ipotesi circolate nelle ultime ore: il social network introdotto la possibilità per gli utenti di comunicare ad amici e conoscenti l’avvenuta iscrizione al registro dei donatori di organi, operazione fondamentale nel caso in cui si muoia prematuramente e si voglia donare i propri organi vengano utilizzati per salvare la vita ad altre persone. Così ne ha parlato Mark Zuckerberg in una nota diffusa oggi:
La missione di Facebook è molto semplice: rendere il mondo più aperto e connesso. Ma la comunità di Facebook ci ha mostrato che attraverso la condivisione e la connessione il mondo diventa più piccolo e migliore. […] Oggi più di 114 mila persone negli Stati Uniti, e milioni in tutto il mondo, stanno aspettando un trapianto di cuore, di rene o di fegato che potrà salvare le loro vite. Molte di queste persone - la media è di 18 al giorno - muoiono nell’attesa, semplicemente perché non hanno trovato un donatore di organi adatto alle sue esigenze. Gli esperti ritengono che una più ampia consapevolezza circa la donazione degli organi possa essere una delle soluzioni per risolvere questa crisi. E noi crediamo che sia sufficiente comunicare agli altri di essere un donatore di organi, il potere della connessione e della condivisione può giocare un ruolo fondamentale.
Da oggi chi si è già registrato come donatore di organi può creare un apposito evento sul proprio profilo Timeline: è sufficiente cliccare su Avvenimento importante nella parte superiore del diario e selezionare Donazione d’organi dal menu Salute e benessere.
Lo scopo non è soltanto quello di comunicare il mondo il proprio stato di donatore di organi, ma anche e soprattutto quello di convincere amici e conoscenti a fare lo stesso. Ed è per questo che Facebook - per ora soltanto in alcuni Paesi, Italia esclusa - fornirà anche informazioni utili su come registrarsi correttamente presso le autorità locali competenti. Per saperne di più vi invitiamo a visualizzare il video che trovate dopo il break o a collegarvi al centro assistenza di Facebook.

Mark Zuckerberg, fondatore ed amministratore delegato di Facebook, è in procinto di svelare un nuovo strumento che verrà introdotto quanto prima sul noto social network e che “avrà il potere di salvare delle vite“. A rivelarlo è una nota diffusa da ABC News che pubblicizza due interviste concesse dal giovane imprenditore e trasmesse nelle prossime ore negli Stati Uniti.
La prima, in onda durante Good Morning America, vedrà Zuckerberg unico protagonista e sarà incentrata proprio sulla presentazione di questo misterioso strumento. La seconda, concessa insieme al COO dell’azienda Sheryl Sandberg, verrà trasmessa durante il programma World News with Diane Sawyer e cercherà di fare chiarezza sulle storie personali che hanno portato allo sviluppo del nuovo strumento e su quali saranno i suoi scopi.
Nessun altro dettaglio è stato diffuso e con queste poche informazioni a disposizioni l’ipotesi più accreditata è soltanto una: questo strumento “salva vite” potrebbe rappresentare un nuovo sforzo di Facebook nella lotta contro il cyberbullismo, fenomeno in crescita negli Stati Uniti e non solo. Visto il numero di suicidi tra gli adolescenti, spesso collegati proprio ad episodi di bullismo, e gli oltre 20 milioni di minorenni che utilizzando Facebook ogni giorno, uno strumento in grado di prevenire episodi simili potrebbe essere la mossa più azzeccata.
Facebook, del resto, si è sempre dimostrato molto sensibile sull’argomento e in passato ha già preso importanti provvedimenti. A questo punto non ci resta che attendere ancora qualche ora per scoprire l’ultima novità in casa Facebook. Voi, intanto, avete qualche altra ipotesi?
UPDATE: mistero svelato!
Via | ABC
Le donne sono spaventate dall’immagine sociale dei “geek” e perciò si tengono alla larga dall’Information Technology (IT). È una fra le tesi che sono state oggetto di dibattito al Girls in ITC Day 2012 – organizzato dall’International Telecommunication Union, un’emanazione dell’ONU – contraddicendo il successo delle donne sui blog.
Evidentemente, l’abbigliamento casual che caratterizzava Steve Jobs e l’aria trasandata di Mark Zuckerberg sono dei forti deterrenti. Eppure, le motivazioni identificate dalle professioniste del settore tecnologico sono più approfondite e intelligenti: anzitutto, mancano dei ruoli adatti alle donne — oltre ai modelli di riferimento.
Una grande responsabilità sarebbe dell’orientamento scolastico, che asseconda un’immagine distorta dell’IT. Gli educatori suggeriscono che la carriera nel settore tecnologico non sia femminile e molto più dura per le donne, rispetto agli uomini. Un problema non indifferente, considerando le stime sull’impiego nel prossimo decennio.
Continua a leggere: L’immagine dei “geek” tiene lontane le donne dal settore tecnologico

Le easter egg di Google non sono certo una novità: lo staff del motore di ricerca si diverte infatti a inserire vari tipi di “diversivi” per intrattenere i propri utenti durante le loro ricerche sulla rete, spesso nascondendo anche dei veri e propri giochi al suo interno.
È questo il caso della ricerca con keyword Zerg Rush: evidente il richiamo a StarCraft, anche se in realtà non appariranno mostruosi alieni sullo schermo ma gli “zeri” del logo Google usato per i link in fondo alla pagina dei risultati, che invaderanno quest’ultima distruggendo tutto ciò che si ritrovano davanti. Al giocatore il compito di fermarli, sparando loro col puntatore del mouse trasformato per l’occasione in mirino.
Non manca la possibilità di vedere il proprio risultato nel fronteggiare l’onda dei Google-Zerg, condividendolo anche coi propri amici (naturalmente su Google+). A fine partita verrà fuori anche la scritta che vedete qui sopra, quel GG di sicuro conosciuto da tutti i giocatori online.
Via | Thenextweb.com