
Per chi vive all’esterno degli uffici Google, il nome di Craig Silverstein è di sicuro meno famoso rispetto a quelli di Larry Page e Sergey Brin (fondatori della società), così come anche rispetto a Eric Schmidt (a lungo CEO) e altri dipendenti. Eppure, seguendo una numerazione “alla Apple”, Silverstein è il numero 3 dell’azienda di Mountain View e quindi di fatto il suo primo impiegato. Anzi era, perché proprio in queste ore ha lasciato Google per unirsi a Khan Academy, progetto no-profit di e-learning online di cui avrete forse già sentito parlare.
Un passaggio avvenuto non senza qualche polemica, visto che a commentare l’addio di Silverstein è stato un portavoce di Google e non l’attuale CEO Larry Page (sul quale Allthingsd.com ironizza definendolo “di classe e apprezzatore degli altri come sempre”):
“Craig è stato con Google sin dai primi giorni. È stato determinante nello sviluppo della ricerca e ha contribuito a tante cose in Google durante gli anni. Gli auguriamo il meglio alla Khan Academy e sappiamo che farà grandi cose per aiutarli a promuovere l’educazione in giro per il mondo.”
Una Khan Academy tra l’altro finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation e da Google stessa, con ben 2 milioni di dollari nel 2010 nell’ottica del Progetto 10^100. Tornando a Silverstein, come anticipato anche da Google i suoi contributi nell’azienda dal 1998 sono stati numerosi: il più importante comunque è stato probabilmente proprio il primo, quando tra 1997 e 1998 aiutò la società a formarsi dal suo dormitorio all’Università di Stanford.
Tra le parole di congedo inviate via mail ai dipendenti Google da parte di quella che viene da più fonti dipinta come incarnazione del lato buono di Google, anche la motivazione della sua scelta:
“Mentre tanto è cambiato in Google durante gli anni, credo di aver fatto un ottimo lavoro nel restare fedele al nostro scopo principale di rendere il mondo un posto migliore, rendendo l’informazione più accessibile e utile. Adesso mi aspetta lo stesso tipo di missione, anche se in modo leggermente diverso, alla Khan.”
Zynga, la società di FarmVille e altri videogiochi accessibili dai principali social network, ha appena firmato un contratto di collaborazione con Hasbro: una multinazionale che distribuisce pupazzi e giochi da tavolo in tutto il mondo. L’intenzione è quella di creare un merchandising per titoli come Mafia Wars o Hidden Chronicles.
Non sono stati divulgati i dettagli dell’operazione, ma – a partire dal prossimo autunno – gli scaffali dei negozi di giocattoli potrebbero ospitare delle versioni da tavolo di FarmVille, CityVille, ecc. o le action figure di Mafia Wars. È una strategia adottata con successo da imprese come Rovio Mobile che distribuisce Angry Birds.
Se finora bastava chiudere il browser per stare lontani dalle incessanti richieste d’innaffiare i semi di FarmVille o respingere un attacco nemico su Empires & Allies… al posto della tombola, dal prossimo Natale potrebbe comparire CityVille sul tavolo imbandito. Coraggio, abbiamo un anno per abituarci all’idea. No, non è un incubo.
Via | Forbes
Non sono affatto buone giornate per il presidente della Siria, Bashar al-Assad, preso di mira da alcuni leader mondiali negli ultimi giorni con la richiesta di abbandonare la sua posizione. Se a una situazione del genere si aggiunge poi anche il gruppo hacker Anonymous, allora le cose possono mettersi davvero male.
Il gruppo di hacktivisti ha infatti pubblicato online alcuni messaggi email provenienti dall’ufficio di al-Assad, aggiungendo particolare ilarità alla situazione rivelando pure la password con la quale gran parte di essi sono stati violati: 12345, vale a dire una delle peggiori password del 2011 (e di tutti i tempi, aggiungerei) che abbiamo avuto modo di vedere qualche tempo fa. Lo ha riportato Haaretz, secondo cui 78 account email sarebbero stati complessivamente violati, compresi quelli di Mansour Fadlallah Azzam, Ministro degli affari presidenziali, e quello di Bouthaina Shaaban, consigliere del presidente per i rapporti con i media.
Tra i contenuti dei messaggi, che trovate cliccando sul link riportato poco sopra, anche la teoria secondo la quale gli Americani sarebbero facilmente manipolabili gestendo le cose come “errori” ai quali si starebbe rimediando.
Via | Mashable.com
Foto | Wikipedia

Amazon, prossima frontiera: la società di Jeff Bezos starebbe pensando alla possibilità di aprire negozi reali, a partire dalla propria città, Seattle. L’intenzione sarebbe quella di dare vita a un piccolo store, dove porre naturalmente l’attenzione sulla famiglia di e-reader Kindle e sugli accessori a essa dedicati, vendendo allo stesso tempo i titoli cartacei facenti parte della collana Amazon Exclusives.
La mossa sarebbe naturalmente d’importanza cruciale per Amazon, storicamente conosciuta come azienda minaccia-negozi piuttosto che come promotrice degli store reali. Ma a quanto pare ci sarebbero sempre più elementi per ritenere che le voci di corridoio possano diventare realtà, non solo in quel di Seattle ma anche in futuro in altri luoghi del mondo raggiunti da Kindle, inclusa ovviamente l’Italia.
Del resto, la possibilità di provare un Kindle è al momento offerta solo da amici già in suo possesso, per cui l’idea di avere un negozio dove andare a testare un dispositivo prima di comprarlo ha sicuramente senso. La diffusione di Kindle è uno dei più importanti obiettivi di Amazon, non tanto per l’e-reader in sé, venduto in perdita, quanto per la possibilità di offrire poi attraverso di esso tutti i vari contenuti disponibili sulla piattaforma, vera e proprio fonte di guadagno per Bezos e i suoi.
Via | Readwriteweb.com
Inviare messaggi testuali e controllare gli aggiornamenti di stato su Facebook o Twitter dà una dipendenza superiore a quella del tabacco. È il risultato d’uno studio effettuato dall’Università di Chicago: le reti sociali sono sorpassate soltanto dal sonno e dal sesso — tra le urgenze più irresistibili che devono essere soddisfare.
La dipendenza da Facebook ha le stesse caratteristiche, per quanto possa sembrare impossibile, all’impulso di lavorare: una tensione più forte della bulimia da acquisti. Le conseguenze, ovviamente, non sono neppure paragonabili ai danni del fumo o dell’alcol. Tuttavia, i social network possono costituire una grande perdita di tempo.
Gli utenti affetti da questo disturbo non hanno un’età o un sesso definiti. Dai diciotto agli ottantacinque anni si può sviluppare un’assuefazione da Facebook. La dipendenza è tanto più grave quando si ha a disposizione uno smartphone: i ricercatori hanno verificato che l’utilizzo del BlackBerry è una specie di social network a sé.
Via | Forbes
Sembra quasi incredibile ma è tutto vero: qualcuno nel gruppo Anonymous è riuscito a intercettare le chiamate effettuate tra FBI e Scotland Yard, riguardanti proprio lo sforzo congiunto dei due organi investigativi USA e UK per portare avanti la loro strategia d’individuazione di sospetti collegati al gruppo hacker. Anonymous deve aver evidentemente deciso di non stare a guardare, facendo fare anzi una magra figura a entrambi.
Direttamente da YouTube ci arriva la testimonianza di una chiamata lunga ben 17 minuti risalente allo scorso 17 gennaio, durante la quale gli investigatori discutevano sia di prove raccolte contro i sospetti membri del gruppo, sia di piani per imminenti arresti: la stessa FBI ha poi confermato alla Associated Press l’autenticità della registrazione, mettendo così fine ai dubbi.
Tra le caratteristiche di Anonymous c’è sicuramente l’abilità di riuscire sempre a sorprenderci, muovendosi spesso in contropiede. Stavolta però, a sorprenderci sono soprattutto FBI e Scotland Yard: da unità che si occupano di combattere i cybercriminali ci si aspetterebbe decisamente più attenzione nei confronti della sicurezza nelle comunicazioni.
Via | Wired.com

Potrebbe sembrare strano preoccuparsene, ma alla fin fine per qualcuno, probabilmente fra molti e molti anni da adesso, sarà molto importante capire come l’era del personal computing si è evoluta. Questi pronipoti, archeologi o appassionati che siano, vorranno certamente esplorare i migliaia e migliaia di software che giravano su vecchi computer come Commodore 64, Apple II, Amiga e PC 8086. Per uno scherzo del destino, se tutti avessero sempre rispettato la legge questa folta gamma di programmi sarebbe già dovuta scomparire in una nuvoletta di tristi byte corrotti.
Come dice un interessante articolo di Benj Edwards, tutti quei software obsoleti sono stati registrati su supporto magnetico, come nastri, cassette, floppy, un genere di media estremamente delicato e che nelle condizioni ideali comunque non sopravvive per più di 30 anni - Molto meno in qualsiasi ambiente “normale”.
Chiunque sia vissuto nell’era del floppy, a dire il vero, avrà fronteggiato dischi danneggiati e malfunzionanti, un problema che continua a verificarsi sui moderni HDD, gli ultimi discendenti della categoria. Ne consegue logicamente che quei floppy che forse avete a prendere polvere cantina a questo punto sono già “morti”, il loro contenuto perso per sempre.
Continua a leggere: L'archeologia software dipende dalla pirateria

L’amministrazione Obama ha proclamato l’obiettivo ambizioso di migrare tutti i libri di testo degli studenti al formato digitale entro il 2017. Sarà solo il clima da promesse elettorali?
Il piano è difficile da portare a termine in soli 5 anni. Di sicuro tutti sappiamo quanto i libri di testo cartacei siano pesanti per bambini e ragazzi, a maggior ragione per gli italiani che tradizionalmente se li sono sempre dovuti portare a casa, non avendo neppure i pratici armadietti che si vedono nelle high school dei telefilm americani. Al problema del peso si somma anche quello della rapidità con cui le edizioni si susseguono, non senza malizia da parte degli editori che sono perennemente interessati a spennare un pubblico indifeso.
Obama e i suoi sono stati piuttosto aperti nel descrivere la loro intenzione di cambiare pagina, esprimendosi in tal senso già nella conferenza sullo Stato dell’Unione l’anno scorso. Da allora è stato anche diffuso un pamphlet intitolato Digital Textbook Playbook, che esamina i benefici del piano di digitalizzazione ed i suoi costi (come ad esempio la creazione di una struttura broadband per tutte le strutture scolastiche). Secondo gli esperti, i libri digitali renderebbero gli studenti capaci di imparare più in fretta, e di approfondire gli argomenti con un tocco, di fatto di rivoluzionare il modo di intendere l’apprendimento.
Ci sarebbe certamente da decidere se affidare i dati ad un immagazzinamento locale oppure propendere per il cloud, ma per il resto le infrastrutture dovrebbero essere di facile realizzazione - Anche se i costi iniziali si preannunciano come veramente elevati. Sul lungo termine, invece, l’approccio dovrebbe far risparmiare circa $600 a studente, non senza approfittare degli apparecchi che i ragazzi ed i loro genitori già possiedono, anche se si pianifica di fornire i mezzi tecnologici necessari a scuole e famiglie.

L’ammirazione di Mark Zuckerberg per Steve Jobs è ormai cosa ben nota, ma dal 2013 il fondatore di Facebook avrà un altro elemento che lo avvicinerà al padre di Apple: in seguito all’avvio del processo di quotazione in Borsa, Zuckerberg ha infatti annunciato che riceverà 1$ di stipendio annuo, proprio come Jobs nei suoi ultimi anni alla Apple.
Un bel taglio ai 500.000$ di stipendio ricevuti nel 2011, destinati ad aumentare a 600.000$ nel 2012 e integrati da un bonus di 220.500$ ricevuto a metà 2011: ma dal 1 gennaio 2013 non sarà più così per diretta richiesta del buon Mark, che comunque potrà continuare a contare sul suo 28% di proprietà di Facebook per sostenersi. Considerando che si tratta di una società valutata intorno ai 100 miliardi di dollari, possiamo anche evitare di essere in pena per il “povero” Zuckerberg.
Per i più curiosi, il taglio a 1$ di salario effettuato da Zuckerberg segue non solo quello più famoso di Steve Jobs, ma anche quelli analoghi effettuati da Eric Schmidt e Larry Page in Google, Larry Ellison in Oracle e Meg Whitman in Hewlett-Packard.
Via | Latimes.com

“Facebook non è stato creato per essere una società. È stato costruito per compiere una missione sociale - rendere il mondo più aperto e connesso.”
Facebook si quota in borsa: la notizia dell’avvio del procedimento è ormai sulla bocca di tutti, grazie alla cosiddetta IPO (Initial Public Offering) avviata da Mark Zuckerberg e dai suoi. Disquisizioni tecnico-economiche a parte sull’ingresso in Borsa della società, è interessante oggi dare un’occhiata alla lettera scritta dal CEO di Facebook ai possibili investitori, destinata ovviamente a invogliare questi ultimi a spendere il loro capitale abbracciando la filosofia del social network nato nel 2004. Un’assaggio lo avete appena avuto in apertura del post, con quella che è in realtà anche l’apertura della missiva scritta da Zuck.
Scorrendo la lettera, a catturare la mia attenzione è stata la sezione intitolata The Hacker Way, che più di ogni altra cosa forse può spiegare la filosofia di Facebook e ovviamente di chi sta alle sue spalle:
“Come parte della costruzione di una società forte, in Facebook lavoriamo duro perché possa essere il miglior luogo per persone talentuose per avere un grande impatto sul mondo, imparando da altre persone talentuose. Abbiamo coltivato un approccio unico a cultura e gestione che chiamiamo Hacker Way.
La parola “hacker” ha una connotazione ingiustamente negativa, in base ai media che li dipingono come persone che entrano nei computer. In realtà, hacking significa costruire qualcosa rapidamente o testare i limiti di ciò che si può fare. Come molte cose, può essere usato per fare del bene o del male, ma la vasta maggioranza degli hacker che ho conosciuto tende a essere composta da persone idealistiche che vogliono avere un impatto positivo nel mondo.
La Hacker Way è un approccio costruttivo che comporta continui miglioramenti e iterazioni. Gli hacker credono che qualcosa possa sempre essere migliorato e che nulla sia veramente completo. Devono sistemarlo - spesso a dispetto di persone che lo ritengono impossibile o che sono contente dello status quo.”
Continua dopo il break.
Continua a leggere: Facebook IPO: la "Hacker Way" di Mark Zuckerberg nella lettera agli investitori