Okay, venerdì era pur sempre venerdì, e leggere il post di Gianluca sui pericoli nascosti per chi lavora nell’Information Technology avrà fatto comunque sorridere più che deprimere gli appartenenti a questa categoria. Dato che però oggi è lunedì, sento che una sua lettura potrebbe causare scene di pianto isterico, per cui essendo anch’io un addetto ai lavori nel campo dell’IT sento il dovere morale di tirare su tutti voi.
Dopo i pericoli andiamo dunque a scoprire i vantaggi per chi come noi lavora 8 ore al giorno alle prese con righe di codice, documentazioni varie, database, server e compagnia bella. Il primo vantaggio? Con l’avvicinarsi della stagione calda indubbiamente la possibilità di andare a lavorare in maglietta o in camicia senza che nessuno ci riprenda per il nostro abbigliamento: giacca e cravatta sono solo casi eccezionali lasciati a matrimoni e prime comunioni, dove dopotutto vestirci da fighi una volta ogni tanto non ci dispiace nemmeno.
Soldi risparmiati. La conoscenza dei computer e della tecnologia in generale ci permette di risolvere gran parte dei problemi casalinghi comuni, senza che ci sia bisogno di andare a farsi spillare decine di euro per installare un antivirus o formattare un hard disk. E non c’è nemmeno bisogno di andare a rompere le scatole al “cuggino che conosce i computer”.
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So che molti tra i nostri lettori lavorano nel settore Information Technology. Un simpatico post del blog di Debugreality fa un elenco dei pericoli nascosti di queste professioni. Diciamo subito una cosa, lavorare negli IT di solito è divertente. Nella maggior parte dei casi vedi cose che gli altri impiegati non possono vedere, puoi vestirti come ti pare (e la cosa non è indifferente nel caso di multinazionali, banche o assicurazioni che obbligano al “cappio” della cravatta) e se ai piani alti hanno un po’ di cervello, puoi cercare di renderti utile proponendo innovazioni tecnologiche di primo livello. Vediamo invece alcuni lati negativi, spesso sconosciuti ai colleghi degli altri reparti dell’azienda.
Esaurimento mentale. Per l’intensa natura dei lavori nell’IT, è necessario essere sempre concentrati per evitare quegli errori che possono impattare su mezza azienda. Nello stesso tempo bisogna essere aperti a tutte le novità del settore, che come sapete non sono poche. Se non siete dei passacarte, e volete fare bene il vostro lavoro, è possibile che alla fine del vostro orario di lavoro sarete KO. La cosa è deleteria quando si ripete tutti i giorni. Il consiglio è di non lavorare costantemente “overoclockati”, se potete.
Pessima salute. L’uomo non è fatto per stare seduto tutto il giorno davanti ad un monitor, ma neanche per entrare/uscire dalla sala macchine con lo sbalzo di temperatura che tutti in estate conosciamo bene. Ma non finisce qui. Chi lavora in IT spesso è costretto ad orari che variano a seconda dei problemi, con il risultato che si mangia e si beve quello che si trova, siano le 11 di sera o le 3 di notte. Per tenervi un po’ su di tono, evitate di consumare la pausa pranzo davanti al monitor e di bere troppo caffè delle macchinette: se riuscite fatevi un passeggiata, anche se si tratta di girovagare in mezzo al parcheggio aziendale.
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eRepublik è browser game strategico online italiano e multilingua, o almeno questa è la sua definizione originale. Rimaniamo in tema di spie e complotti internazionali. Un po’ per le elezioni regionali 2010 che incombono, ma soprattutto incuriosito da una mail del nostro lettore Flavio, sono andato a curiosare nel sito.
Non si tratta del solito gioco in flash ma di qualcosa di decisamente più complesso. Simulatore di politica, economia e, ovviamente, questioni militari. Si parte come “semplice” cittadino per arrivare a diventare capitani d’azienda, capi di partito o di un vero e proprio impero. Il meccanismo è quello classico di questi giochi. E’ necessario accumulare punti o esperienza virtuale, e questo si ottiene effettuando una serie di attività online, oppure più rapidamente comprando tutto con il vil denaro, in questo caso reale.
Come in tutti i simulatori, eRepublik tenta una cerca coerenza con la vita reale. E’ quindi necessario lavorare, ebbene si, per guadagnarsi il cibo. C’è poi una certa attività sociale, con i vari partiti che organizzano congressi ed elezioni, e come dicevamo all’inizio si può fare anche carriera in ambito militare.
Venticinque anni fa, nel marzo del 1985, l’azienda Symbolics Computers con sede nel Massachusetts registrava il primo dominio .com, vale a dire Symbolics.com. Un anno dopo i domini .com registrati erano appena sei, per poi arrivare tra boom e grandi depressioni alla cifra che conosciamo oggi, pari a oltre 90 milioni di domini .com registrati sulla faccia della Terra.
VeriSign, azienda che gestisce la registrazione dei domini .com, ha anche creato un apposito sito per festeggiare il quarto di secolo di uno dei simboli di Internet, raggiungibile all’indirizzo http://25yearsof.com/, ovviamente un .com, poteva essere diversamente?
A voi è capitato di registrare un dominio .com prima del 2000? Se si in che data? Per festeggiare l’evento facciamo una piccola gara e vediamo tra noi di Downloadblog chi è che ha il .com più vecchio.
Via | Domini.it
Faceroulette ovvero Chatroulette su Facebook, è appena sbarcata tra noi. Che l’idea di Chatroulette fosse talmente semplice da poter essere presa come “ispirazione”, era cosa che avevamo capito più o meno tutti. Non ci aspettavamo invece potesse essere accoppiata a Facebook così rapidamente.
Faceroulette è praticamente identica a Chatroulette, con l’unica differenza che ci si connette tra utenti registrati su Facebook. E’ necessario dare l’autorizzazione per l’accesso al proprio account, alla webcam ed al microfono e poi tentare di connettersi. In pratica se Chatroulette è, o dovrebbe essere, totalmente anonima, Faceroulette si basa invece sugli account Facebook.
I tentativi di far funzionare Faceroulette sono stati fallimentari: abbiamo visto solo la poltrona del 26enne olandese che vedete nelle immagini. Detto questo, se l’utilità di Chatroulette è quasi nulla, quella di Faceroulette rasenta lo zero. Se non altro, su Chatroulette abbiamo avuto l’occasione di vedere una vagina in webcam…

Non so ancora se Chris Harrison – un appassionato di elettronica certamente sui generis – sia un folle, un visionario oppure un genio: quel che è certo è che qualcuno ha preso i suoi esperimenti molto sul serio. Sto parlando di Microsoft Research, che gli ha affiancato due interni (Dan Morris e Desney Tan) per lo sviluppo di Skinput.
Quest’ultimo è un progetto ambizioso di controllo dell’input attraverso la pelle: attraverso un proiettore “bio-acustico” da indossare sul braccio si possono proiettare dei pulsanti interattivi sulla mano – come sull’avambraccio – per inviare comandi a un terminale. Essendo palese il coinvolgimento di Redmond è logico pensare subito a Microsoft Surface.
La tecnologia alla base di Skinput è concepita per non essere intrusiva (stiamo sempre parlando di pelle umana) o, nociva per la salute dell’uomo: le specifiche saranno complete entro il prossimo 12 aprile al CHI 2010, ma perché arrivi effettivamente al grande pubblico potrebbero volerci alcuni anni — ammesso che sia ritenuto davvero commercializzabile.
Chatroulette ed internet. Potete stare tranquilli: non siamo nell’imminenza di un entropico conflitto nucleare, ma a qualcosa di più simile a Il Dottor Stranamore — un film che vi consiglio, qualora non aveste ancora avuto l’occasione di guardarlo. Sembra infatti che Chatroulette – il “gioco” di cui abbiamo già parlato esattamente una settimana fa – abbia dato luogo a una nuova sfida tra Stati Uniti e Russia.
Andrey Ternovskiy non è ancora maggiorenne e ha già conquistato il web con 1,5 milioni di visite giornaliere su Chatroulette: le stime sul valore del servizio sono variabili, ma ha già ricevuto diverse offerte milionarie. Ed è proprio su queste che si è aperto lo scontro tra l’ex-URSS (la patria di Andrey, che è ovviamente russo) e gli USA: cerchiamo di capire perché.
Tra i soggetti interessati a Chatroulette c’è Yuri Milner, nominato in una commissione governativa dal Presidente russo Dmitry Medvedev, che ha già proposto a Ternovskiy d’acquistare il 10% di Chatroulette a una cifra variabile tra 1 e 3 milioni di dollari: dalla parte statunitense si è fatto il nome di Google. Ternovskiy dal canto suo sogna di creare un’azienda nella Silicon Valley.
Foto | Spiegel International
Domani si terrà l’82ª edizione degli Oscar (che godrà ovviamente della copertura di Cineblog.it) e come di consueto dalla sua nascita Wolfram Alpha ha inaugurato per l’occasione una serie di statistiche avanzate sull’evento a partire dal 1929 — il primo anno in cui gli Academy Awards sono stati assegnati. Mi chiedo cosa penserebbe Jack Nicholson – tradizionalmente poco incline al senso dell’umorismo – di essere stato casualmente associato a quella data.
Già perché per l’esempio di query mostrato dagli sviluppatori di Wolfram Alpha è stato scelto proprio lui: a parziale discolpa del team bisogna ammettere che le statistiche che lo riguardano partono “solo” dal 1970 — e comunque l’attore statunitense porta discretamente bene i suoi anni. Andiamo oltre, perché gli snippet per il motore di ricerca computazionale offrono ampi margini e non è prettamente necessario includere academy awards nel form per raggiungere statistiche avanzate sulla manifestazione.
Le informazioni recuperabili da Wolfram Alpha includono tutte le nomination (e non soltanto i premi assegnati) previste dal 1929 e dati statistici sulla carriera di singoli attori, registi e film: ricercando il nome o, il titolo di uno tra questi le statistiche relative agli Oscar saranno mostrate automaticamente nei risultati. Gli sviluppatori meditano di fare altrettanto quanto prima anche per i Golden Globe. A proposito: lo streaming ufficiale della trasmissione di ABC è curato da Livestream, perciò fate attenzione al Grande Fratello.
Anche Eric Schmidt è stato un nerd. Sicuramente in molti lo sapevamo già ma il video che vedete qui sopra è l’inconfutabile prova del passato del CEO di Google, che all’età di trent’anni si divertiva come un matto con i pesci d’aprile sfoggiando i suoi occhialoni.
Il filmato è un estratto da una trasmissione televisiva andata in onda addirittura nel 1986, tre anni dopo la sua assunzione in Sun Microsystems: una chicca tutta da guardare.
E così anche in Italia approderà presto un servizio di WiFi gratuito per chi viaggia sui treni: Mauro Moretti e Franco Bernabé – nel più ampio contesto della ristrutturazione delle tariffe per i viaggi sull’alta velocità – hanno annunciato che entro la fine dell’anno tutte le tratte dei Frecciarossa saranno coperte da un servizio di connettività a banda larga.
Nello specifico, la Milano-Torino sarà il primo percorso a usufruire del WiFi a partire da maggio: Milano-Bologna avrà la copertura entro settembre, mentre Bologna-Napoli dovrà attendere fino a dicembre. Si tratta indubbiamente di un’ottima notizia — anche perché sono state istituite la terza e la quarta classe, che dovrebbero essere più a buon mercato.
In un secondo momento dovrebbero fare capolino anche servizi di tipo 3G, sempre sui percorsi evidenziati: non mancano le doverose polemiche, perché i Frecciarossa restano un mezzo di trasporto d’élite cui accede una stretta minoranza di Italiani. Mentre i pendolari (oltre che privi di internet) sono costretti a viaggi in condizioni ai limiti della sussistenza.
Via | Il Sole 24 Ore
Il ché non significa che l’azienda sia intenzionata a farlo davvero: al contrario i vertici di Google hanno già smentito questa opportunità. Eppure attraverso la fondazione filantropica Google.org il colosso di Mountain View ha ottenuto l’autorizzazione a rivendere pacchetti d’energia elettrica a terzi dalla FERC.
La commissione preposta alla regolamentazione dell’energia elettrica statunitense ha accordato a Google la facoltà d’acquistare e vendere “riserve” di energia, ma l’azienda intende farne un uso prettamente interno: non si può dire altrettanto dei suoi partner commerciali per PowerMeter, l’applicazione per il risparmio energetico che avevamo presentato un anno fa su queste stesse pagine.
In realtà Google è più che altro interessata a calmierare i propri costi di consumo per l’elettricità: è lo stesso motivo per cui la società ha investito in eSolar. Del resto i data center di Mountain View richiedono da soli 103 megawatt di potenza, quanto basterebbe per rifornire la città di Oakland per sei mesi.
Via | ReadWriteWeb
Farmville è uno dei giochi “social” su Facebook più famosi. Amato o odiato che sia, è quasi impossibile non averci “sbattuto” contro almeno una volta nella vita.
Prendiamo spunto da una notizia di TechCrunch per capire come funzionano le cose in casa Zynga, i produttori di Farmville. E’ infatti di recente l’apertura di nuovi uffici Zynga in India, prima sede fuori dagli Usa. Sono previste una centinaia di assunzioni per lo sviluppo dei giochi e delle infrastrutture per svilupparle. Zynga impiega già 800 persone negli Stati Uniti, nelle sedi di San Francisco, Los Angeles e Baltimora. Non è difficile credere che si arrivi al migliaio di dipendenti in totale.
Da tenere presente che Zynga ha più di 239 milioni di utenti attivi mensilmente sui giochi tramite Facebook. Questi dati la portano ad essere il primo developer per Facebook, nonchè la prima azienda nel ramo dei giochi social. Il modello lo conosciamo tutti: i giochi sono gratis, mentre è possibile acquistare optional virtuali. Il “giochino” permette a Zynga di prevedere un fatturato per il 2010 di 400 milioni di dollari. Ecco allora lo sbarco in India, con i suoi 81 milioni di utenti internet, dove si prevede un futuro ancora più roseo per i giochi online.
Tutto questo per dire, anche a chi considera Facebook come una scemenza qualsiasi, che dietro a “giochini” come Farmville, MafiaWars, Vampires e ZyngaPoker, c’è chi sta costruendo imperi. Virtuali, certo, ma con profitti decisamente “reali”.