Julian Assange, il popolare co-fondatore di WikiLeaks, s’appresta ad assumere il ruolo di presentatore televisivo: nel Regno Unito e – se l’estradizione in Svezia lo permetterà – in Russia. Assange è l’autore di un format che prevede dieci puntate, durante le quali intervisterà gli uomini influenti della politica. C’è una scaletta.
Le trasmissioni dovrebbero avere una durata di ventisei minuti. Mentre non è confermata la partecipazione a Russia Today, il canale finanziato dal Cremlino, citata dall’Agenzia Giornalistica Italiana (AGI)… alcuni degli ospiti dell’edizione britannica sono stati rivelati: Tony Blair, Rupert Murdoch, Hilary Clinton e Sir David Frost.
L’attività di WikiLeaks è già stata interrotta da tempo: forse, definitivamente. Assange ha certo avuto un ruolo importante nel ridefinire il concetto di giornalismo. Tuttavia, quanto resta è soltanto un ingente bisogno di fondi per sostenere le sue spese legali e pagare gli stipendi dell’ufficio stampa. Una prospettiva deprimente.
Via | WikiLeaks
AIM, l’applicazione di AOL per la messaggistica istantanea, proporrà al più presto una nuova versione. Disponibile in anteprima per i principali sistemi operativi desktop e mobile o sul web, il futuro di AIM richiama il presente di Skype. La somiglianza tra le due soluzioni è impressionante — già a partire dall’interfaccia grafica.
Discussioni di gruppo, videoconferenze multi-utente e messaggi di testo per gli smartphone sono le funzionalità presentate da AOL per AIM: le stesse disponibili su Skype. A queste s’aggiunge il supporto ai contatti, agli aggiornamenti di stato e alle conversazioni di Facebook. Suona familiare? Beh, AIM include i tweet. E pure Skype.
Se non fosse per l’arancione predominante, sembrerebbe d’utilizzare Skype. AIM è stato uno dei primi programmi di messaggistica e per anni uno dei migliori, ma il tempo passa per tutti. Se volete dargli una chance, non occorre registrarsi. Le credenziali di GTalk corrispondono a un account su AIM che, magari, non avreste mai usato.
Via | MakeUseOf
La caratteristica principale di wifis.org è quella di fornire un sistema di messaggistica istantanea collegato alla propria connessione wireless. In pratica, trovandosi nei pressi di un punto d’accesso senza fili, si può contattare il proprietario: ad esempio, per delucidazioni sull’utilizzo della linea in totale sicurezza o quasi.
Il servizio è completamente gratuito — e resterà sempre tale. Per usufruirne è sufficiente iscriversi a wifis.org e cambiare il SSID della propria connessione: questo è un aspetto che, personalmente, non mi convince granché a livello di sicurezza. È l’unico requisito richiesto e non sono forniti ulteriori dettagli sul funzionamento.
In pratica quando qualcuno è nelle vicinanze di una connessione wireless identificata da un SSID del tipo wifis.org/example può inviare un messaggio al proprietario dal browser. Un sistema piuttosto utile a chi fornisce dei servizi di WiFi gratuito, soprattutto nei luoghi pubblici: avrebbe poco significato nelle abitazioni private.
Continua a leggere: Ottenere un sistema di messaggistica con la propria connessione WiFi
Chi gestisce una pagina su Facebook lo sa bene: gli utenti possono comunicare con voi soltanto attraverso la bacheca, quindi pubblicamente. Non sarà così ancora a lungo, dal momento che l’azienda ha iniziato a testare i messaggi privati anche per le Pagine, così che gli utenti potranno contattare i proprietari delle pagine in forma con la massima discrezione, senza dover passare per la bacheca e senza dover dare il “like” alla pagina.
I proprietari delle pagine potranno scegliere se abilitare l’opzione o se continuare ad usare la bacheca per i contatti con gli utenti. Se decideranno di abilitare i messaggi privati, tutte le comunicazioni finiranno nella cartella Messaggi del loro profilo, la stessa in cui finiscono quelle degli amici.
Questo potrebbe creare un po’ di confusione e non è escluso che Facebook decida di creare una cartella dedicata ai messaggi inviati alle Pagine, così da permettere agli utenti di tenere separate le loro conversazioni personali da quelle coi loro “follower”. Al momento i messaggi privati per le pagine sono disponibili per gli utenti dell’Asia e pare molto probabile che vengano estesi a tutti in concomitanza con l’introduzione dell’attesa Timeline.
Via | ReadWriteWeb
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, potrebbe essere estradato in Svezia prima della metà di novembre. L’hanno stabilito i giudici britannici, che hanno autorizzato le autorità svedesi a processare Assange per un presunto episodio di molestie sessuali, avvenuto nel 2010. I legali di Assange hanno due settimane per appellarsi.
Assange è considerato un latitante dall’Interpol, a causa del mandato d’arresto europeo emesso dalla Svezia. Il fondatore di WikiLeaks ha sempre sostenuto d’essere estraneo allo stupro sul quale sarebbe processato e di non trovarsi nel Paese all’epoca dei fatti contestati. Perciò, il giornalista potrebbe decidere di farsi giudicare.
Qualunque debba essere il destino di Assange, WikiLeaks è un’esperienza pressoché conclusa. Tra le difficoltà economica e le defezioni “illustri” dei co–fondatori, il portale ha terminato il proprio ruolo. In positivo, WikiLeaks ha aperto un nuovo modo di fare giornalismo sul web: l’informazione tradizionale n’è stata “contagiata”.
Via | The New York Times
Le reti telefoniche palestinesi sono oggetto d’un attacco di Distributed Denial of Service (DDoS), proveniente da varie parti del mondo. L’ha denunciato il Ministro delle Comunicazioni dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mashur Abu Daqqa: il sospetto è che sia una rappresaglia israeliana per l’ingresso della Palestina nell’UNESCO.
Martedì le Nazioni Unite avevano annunciato l’ammissione del Paese nell’Organizzazione per l’Educazione, la Scienza e la Cultura e Israele ha risposto disponendo delle occupazioni dei territori palestinesi. Nel giro di ventiquattr’ore, le comunicazioni in Palestina sono state interrotte da un DDoS che ha colpito internet e telefoni.
Israele non è nuova a questo tipo d’attacchi: in passato, i servizi segreti avevano stimolato un DDoS nei confronti dei siti controllati da Hamas. Il collasso delle linee telefoniche isolerebbe la Palestina dal mondo, in un momento di grande tensione politica con Israele. Internet ha un ruolo essenziale nella diffusione di notizie.
Via | The Washington Post

È partita il 19 settembre la Social Media Week 2011 a Milano. Quest’anno Blogo - insieme a Blogosfere e Populis - è media partner dell’evento. Che cos’è la Social Media Week? Una serie di incontri e di eventi in cui chi “abita” e lavora sul web può raccontare quello che fa, proporre le sue esperienze, scambiarle con altri ospiti. Un’occasione interessante per fare networking e conoscere qualcuno di nuovo. Come tutte le cose belle però, dura poco: domani 23 settembre la SMW si chiude. Date un’occhiata agli eventi nel programma in pdf.
Ieri sono andato a sentire e ho fatto quattro chiacchiere con Giampaolo Colletti, fondatore di AltraTv.tv, primo osservatorio sulle micro web tv italiane e sui micromedia iperlocali in rete. Durante il breve incontro presentato da Luca Tremolada del Sole24Ore, Giampiero ha presentato un rapporto con qualche dato interessante sulle micro web tv. Canali di informazione dal basso molto importanti al di fuori dei grandi centri urbani dove un po’ per abitudine siamo abituati a pensare che accada tutto. Altre volte quei piccoli canali di informazione grassroot sono essenziali a livello di quartiere, in quei grandi centri urbani.
In “quell’altra Italia”, che non vive in un grande centro urbano, ma magari a Pordenone, a Molfetta, in un paesino sperduto sulla Sila, la micro web tv può essere una ventata di ossigeno in un panorama informativo asfittico o controllato dai soliti noti incapaci di intercettare i bisogni dei lettori - e dei telespettatori - o abituati a vivere in una comoda posizione di monopolio informativo. Ma quali sono e come funzionano le web tv iperlocal in Italia? Cosa sono i canali “watchdog”, cani da guardia del Potere? Dopo il salto un paio di battute veloci che ho scambiato con Giampiero a fine incontro.
È iniziata oggi l’asta dei domini del tipo .xxx, quelli ipoteticamente riservati alla pornografia, con alcune limitazioni: non si potranno acquistare indirizzi legati ai nomi delle celebrità o dei personaggi pubblici. Ad esempio, beyonce.xxx e margaret-tatcher.xxx. L’iniziativa è stata prevista per evitare cybersquatting sui domini.
Il fenomeno del cybersquatting (domain squatting e/o grabbing) consiste nell’acquisto d’indirizzi internet legati a marchi e individui che sono “parcheggiati” e rimessi all’asta a scopo di lucro. Nel particolare caso dei domini .xxx il rischio è amplificato, benché non esista un obbligo alla distribuzione di contenuti pornografici.
ICM Registry, l’autorità deputata alla gestione dei top-level domain .xxx, cerca di mettere le mani avanti: la registrazione degli indirizzi comincerà ufficialmente alle 17:00 e le cause civili sarebbero potute partire poco più in là, se l’acquisto di un dominio che includa nome e cognome non fosse stato limitato in questi termini.
Via | The Guardian

Daniel Domscheit-Berg, noto con lo pseudonimo di Daniel Schmitt, ha ammesso la rimozione di circa 5Gb di dati da WikiLeaks: in polemica con Julian Assange aveva lasciato il portale per creare in proprio OpenLeaks. Le informazioni rimosse sono di carattere diverso: le no-fly list per l’antiterrorismo e dei dati sulla Bank of America.
Domscheit-Berg è pure l’autore di Inside WikiLeaks, un libro in cui spiega i termini della polemica con Assange. WikiLeaks ha confermato in dettaglio la natura delle informazioni rimosse: oltre a quelle già citate, ci sarebbero dei dati su venti organizzazioni neo-naziste statunitensi e le intercettazioni d’un centinaio di società.
L’eccessiva “personalizzazione” dei portali di whistleblowing (così si chiamano i progetti d’informazione sulla falsariga di WikiLeaks) e gli “sgarri” tra i loro rappresentanti rischiano seriamente di trasformare le rivelazioni in gossip di cattivo gusto, mentre i medium tradizionali annullano ogni reazione per la società di massa.
Via | Spiegel Online

Internet è uno dei protagonisti degli scontri tra la popolazione in rivolta e la polizia britannica, a Londra e nelle altre città inglesi più popolate. Twitter è una delle piattaforme scelte dai rivoltosi per organizzarsi e Scotland Yard ha imparato a fare altrettanto, sfruttando le fotografie su Flickr per identificare i criminali.
La Metropolitan Police ha adottato proprio Flickr per raccogliere gli scatti dei rivoltosi e identificarli. Tuttavia, le fonti delle forze dell’ordine sono varie: RIM ha messo a disposizione le informazioni trasmesse dai manifestati via BlackBerry e degli hacker hanno manomesso il sito dell’azienda per rappresaglia. E non è tutto.
Se i rivoltosi hanno scelto Twitter, i cittadini che vogliono collaborare con la polizia usano Tumblr: Catch A Looter è stato realizzato per pubblicare fotografie, filmati e altre informazioni, utili a Scotland Yard per arrestare i delinquenti. Qualunque sia la motivazione, gli scontri “rimbalzano” su internet da entrambe le parti.