CircleMe è quello che, in gergo, si definisce un recommendation engine: in italiano “suonerebbe” come un motore di raccomandazioni. A dispetto dell’interfaccia, proposta esclusivamente in inglese, il portale è italiano e proposto soltanto su invito — almeno, in questa fase iniziale. Ha già riscosso una certa attenzione oltreoceano.
Il motto di CircleMe è «sii ciò che ti piace» ed è una frase particolarmente adatta a riassumerne le funzionalità. In pratica, iscrivendosi a CircleMe si possono condividere i propri apprezzamenti – a partire dai “like” di Facebook – e trovare nuovi elementi a essi correlati. Un po’ come i suggerimenti di Last.fm sui gusti musicali.
Il concetto non è inedito: tra i recommendation engine più famosi, ad esempio, c’è GetGlue. CircleMe funziona pressoché allo stesso modo, ampliando l’esperienza coi servizi tipici d’un social network. Dai messaggi privati alle liste di cose da fare. Il profilo può essere personalizzato nell’aspetto per rispecchiare il proprietario.
Continua a leggere: CircleMe, una piattaforma per trovare suggerimenti dai propri “like”
H.264, il codec proprietario del consorzio MPEG LA, è usato dall’80% dei video in HTML5. Una statistica impressionante, soprattutto se consideriamo la campagna di Google per l’utilizzo di VP8 — acquistato da On2 Technologies e reso open source nel maggio del 2010. H.264, invece, è soggetto a delle royalty per la codifica dei video.
Il consorzio MPEG LA è composto da una serie di produttori di hardware e software: anzitutto, da Apple e Microsoft. H.264 – prima di HTML5 – era sfruttato da Blu–ray Disc, QuickTime e Adobe Flash. La stessa Google, che l’ha rimosso da Chrome in favore di VP8, lo utilizza tuttora in HTML5 per i filmati ad alta definizione su YouTube.
L’aspetto più curioso della statistica è che la popolarità di H.264 è cresciuta da meno di due anni a questa parte. Nel gennaio del 2010 la percentuale di video codificati in H.264 era ferma al 10%, mentre quando Google ha presentato WebM – il formato di VP8 – è passata dal 26% all’80%. L’unica spiegazione è il divario qualitativo.
Via | GigaOM
AdBlock Plus (ABP) ha introdotto, con la versione 2.0, un’opzione che prevede la possibilità di ricevere alcuni annunci pubblicitari poco “fastidiosi”. L’estensione – disponibile per Chrome e Firefox – servirebbe proprio ad eliminare la pubblicità dalle pagine web e la novità è stata accolta molto negativamente dagli utenti di ABP.
Wladimir Palant, il creatore di ABP, pensa che l’introduzione di questa caratteristica possa incentivare i pubblicitari alla realizzazione d’annunci meno intrusivi. La risposta della maggioranza degli utenti, al contrario, non ammette delle eccezioni ad ABP: tutti gli annunci pubblicitari sono considerati intrusivi. Per definizione.
Il problema, in realtà, è molto relativo: ABP 2.0 può disabilitare la nuova opzione dalle preferenze e l’estensione torna a bloccare tutte le pubblicità con un paio di clic. Gli estimatori di ABP «possono dormire sonni tranquilli», perché nessuno impedirà loro di tornare alla modalità precedente. Tanto rumore per nulla, in pratica.
Via | ZDNet
Silverlight 5 è stato rilasciato da Microsoft due giorni fa, senza alcuna enfasi: l’ultimo aggiornamento della Rich Internet Application (RIA) è giunto in ritardo e non dovrebbe avere un seguito. Perché, allora, Silverlight 5 ha appena fatto la sua apparizione? Forse Microsoft ha soltanto trovato un modo dignitoso per dirgli addio.
Abbiamo già parlato del fatto che Internet Explorer 10 non ammetterà i plugin sull’interfaccia di Metro in Windows 8. Adobe ha trovato un espediente per Flash Player e Silverlight 5 promette altrettanto: le applicazioni potranno essere lanciate all’esterno del browser. Applicazioni che, però, non saranno più sviluppate da Microsoft.
Ad esempio, l’interfaccia di Windows Store è stata realizzata in HTML5 e Microsoft aveva fatto sapere d’escludere l’utilizzo di Silverlight su Xbox 360 o Windows Phone. Il framework per sviluppare applicazioni compatibili con Metro è WinRT: Windows 8 non permette l’acquisto di programmi creati con Silverlight dal proprio app store.
Continua a leggere: Microsoft ha rilasciato Silverlight 5, però non si capisce il perché

Quand’è stato presentato il Kindle Fire, Amazon ha enfatizzato la creazione di Silk: un browser “rivoluzionario” che avrebbe ridotto i tempi di caricamento delle pagine web grazie al salvataggio della cache su Elastic Compute Cloud (EC2). Perciò, è stato messo alla prova insieme al browser predefinito di Android e a Safari per iOS.
Nonostante l’utilizzo di Amazon Web Services (AWS), il browser del Kindle Fire – confrontato agli altri prodotti sul mercato – non risulta affatto il più veloce. Pure disabilitando l’accelerazione sul chipset grafico del tablet, Silk riesce al massimo a pareggiare le prestazioni del browser di Android e non è competitivo con Safari.
Non è un’ottima presentazione per Silk, specie se si considera che il Kindle Fire è distribuito soltanto negli Stati Uniti: qualcuno avrebbe potuto giustificare le prestazioni con la distanza dei server di AWS dall’utente. Insomma, un enorme dispendio di risorse e soprattutto di denaro per non avere un browser realmente più veloce.
Continua a leggere: L’utilizzo di AWS non riesce a migliorare la velocità di Amazon Silk
La grande novità di HTML5, rispetto alle precedenti versioni del linguaggio a marcature, è la possibilità di realizzare applicazioni complesse che superano il concetto di pagina statica o dinamica per l’esplorazione della rete. Così il Word Wide Web di Tim Berners–Lee non è più una semplice versione a schermo della stampa cartacea.
HyperText Markup Language (HTML) introdusse vent’anni fa il concetto d’ipertesto: i link che utilizziamo oggi hanno generato un’intera “cultura” della connessione, tuttora alla base delle reti sociali. Benché si tratti d’una concezione di grande attualità, l’ipertesto è l’embrione di quanto il web può realizzare. HTML5 n’è la prova.
Ecco perché Dominique Hazaël–Massieux, introducendo un nuovo progetto per HTML5, ha decretato il passaggio dall’ipertesto ai super–dispositivi. L’esplorazione del web incontrerà presto la tridimensionalità e l’interazione coi movimenti del corpo umano: il Kinect di Microsoft per Xbox 360 è l’esempio più evidente di questo processo.
Continua a leggere: Dall’ipertesto ai super–dispositivi grazie ad HTML, CSS e JavaScript
Occupy Flash è una nuova campagna di sensibilizzazione sull’abbandono del plugin per il browser della Rich Internet Application (RIA) di Adobe, in favore dell’utilizzo di HTML5. L’iniziativa richiama, col proprio nome, le proteste del movimento d’occupazione delle piazze che è partito da Wall Street e s’è diffuso in tutto il mondo.
La tesi di Occupy Flash è condivisibile al punto da coincidere con la strategia della stessa Adobe, che ha dichiarato l’intenzione di rimuovere il supporto a Flash Player dai dispositivi mobili, investendo su nuovi strumenti di sviluppo per HTML5. Non si può dire altrettanto dei risultati: rimuovere il plugin crea più d’un problema.
L’entusiasmo nei confronti di HTML5 è giustificato. Tuttavia, persino il World Wide Web Consortium (W3C) incaricato di realizzare lo standard ha frenato sull’impiego del linguaggio: HTML5 sarà pronto soltanto nella seconda metà del 2012 — e Adobe Flash ha ancora una grande importanza sul web. Sono molti i servizi che lo richiedono.
Continua a leggere: Occupy Flash promuove l’abbandono della RIA (col motto di Anonymous)
WordPress.com, la popolare piattaforma di blogging, ha appena rivisto alcune funzionalità per rendere ancora più rapida ed efficace la creazione dei contenuti. Anzitutto, è stato introdotto il drag’n’drop per il caricamento dei documenti multimediali da inserire negli interventi: una novità molto utile per le gallerie fotografiche.
Non esistono dei dettagli sulla tecnica implementata per il drag’n’drop. Con tutta probabilità, il sistema è basato su jQuery: una soluzione in JavaScript, che garantisce un funzionamento corretto su qualunque browser. Esiste un’opzione in HTML5, però la caratteristica ha ancora troppi difetti e non è compatibile con alcuni browser.
Oltre al drag’n’drop, è stato semplificato il menù del pannello d’amministrazione. Basterà posizionarsi col mouse su una delle voci perché, a lato, appaiano le opzioni corrispondenti. Entrambe le novità sono disponibili su WordPress.com e approderanno su WordPress – il Content Management System (CMS) – con l’imminente versione 3.3.
Via | WordPress.com
Trapit è un nuovo motore di ricerca. Anzi, no: è un “aggregatore” di contenuti. Comunque lo si voglia definire, Trapit è una piattaforma che rintraccia i contenuti sul web a partire da parole–chiave, proposizioni o indirizzi. Funziona in autonomia aggregando gli articoli individuati 24/7 ed è basato sulla stessa tecnologia di Siri.
Siri, la nuova funzionalità di Apple con iOS 5 per iPhone, è un sistema di riconoscimento e interpretazione vocale: Trapit applica lo stesso concetto al testo. Selezionando gli interventi mostrati dai risultati d’una ricerca, Trapit genera degli archivi per argomento, chiamati trap, e rintraccia i contenuti affini a quello iniziale.
La piattaforma è in beta pubblica, perciò chiunque può iscriversi utilizzando il profilo di Facebook o Twitter. Gli articoli individuati possono essere inseriti in una lista di lettura, per essere consultati in un secondo momento. Non esistono delle restrizioni territoriali: tuttavia, per adesso Trapit è soltanto in lingua inglese.
Via | Digital Trends
Translator è un progetto dei laboratori di Microsoft Research per offrire la traduzione in linea delle pagine web ed è utilizzato, ad esempio, su Bing e Facebook. In precedenza, la stessa tecnologia funzionava su Live Search Translator e Windows Live Translator, confluiti in Bing Translator. Su Facebook, invece, traduce i commenti.
Il progetto supporta trentasei lingue, mentre Google Translate addirittura sessantaquattro. Eppure sono più che sufficienti per la maggioranza delle traduzioni: il nuovo bookmarklet permette di tradurre “al volo” le pagine web su tutti i browser. È sufficiente scegliere la propria lingua e trascinare il collegamento tra i preferiti.
Benché Google Translate sia molto popolare, alla prova dei fatti Microsoft Translator garantisce delle traduzioni più accurate. Soprattutto dall’inglese all’italiano. Non mancano alcune imperfezioni: tuttavia, il bookmarklet è più leggero dell’equivalente di Google e La barra degli strumenti che appare non altera affatto le pagine.
Via | Digital Inspiration