Dropbox, il popolare servizio di storage online, ha stilato una lista dettagliata dei metodi per ottenere dello spazio gratuito aggiuntivo. All’atto dell’iscrizione, scegliendo il piano free, ogni utente ha a disposizione 2Gb: una quota piuttosto ridotta, rispetto ad altre piattaforme. Però Dropbox è una delle risorse più complete.
E, di conseguenza, lo scarso ammontare di spazio gratuito assegnato non costituisce un grave problema. Soprattutto perché esistono da sempre dei modi d’espanderlo senza sottoscrivere l’abbonamento. Tra i concorrenti è SkyDrive, con 25Gb di spazio gratuito, a offrire la soluzione più capiente: tuttavia, l’utilizzo è legato a Windows.
Al contrario, Dropbox offre un supporto equilibrato per tutte le piattaforme desktop e mobile più diffuse. Dei metodi elencati dagli sviluppatori per ottenere altro spazio gratuito, solo uno può incontrare dei problemi presso gli utenti italiani: si tratta d’un programma riservato agli studenti, che richiede la verifica via e–mail.
Continua a leggere: Dropbox descrive come ottenere gratuitamente dello spazio aggiuntivo
Dropbox, una delle risorse più diffuse per il salvataggio dei documenti in rete, propone una soluzione riservata ai gruppi di utenti. È un’offerta esclusivamente commerciale: non esiste una variante gratuita, come coi profili individuali. Il funzionamento è identico a quello degli account personali, ma prevede almeno cinque utenze.
Il prezzo non è dei più accessibili. Si parla di $795 (sono circa 578€) all’anno con 1Tb di spazio e cinque utenti: ogni utenza aggiuntiva ha un costo di $125, cioè 90€, annui e aggiunge 200Gb a utente. Lo spazio e le utenze sono espandibili all’infinito. Tuttavia, sarebbe fuori luogo parlare di una soluzione riservata alle imprese.
Benché Dropbox for Teams offra delle funzionalità idonee all’utilizzo in ambito aziendale, il fatto che i documenti risiedano su un server remoto al quale si può accedere soltanto coi client forniti dalla piattaforma è un grosso limite. Nessuna impresa affiderebbe i propri dati a terzi. Dropbox scommette, piuttosto, sulle famiglie.
Continua a leggere: Dropbox ha lanciato l’offerta di cloud computing riservata ai gruppi
Dropbox ha disabilitato per quattro ore l’autenticazione via password: chiunque avrebbe potuto accedere ai documenti di tutti gli utenti. Per fortuna, stando alle dichiarazioni ufficiali, in quel momento l’attività sugli account ha coinvolto appena l’1% degli utenti registrati. Nessuno dovrebbe essersi accorto di questa possibilità.
In pratica, sarebbe bastato conoscere l’indirizzo e-mail di un utente per accedere al suo profilo e prenderne il controllo. Caricare, scaricare ed eliminare i file. Oppure cambiarne la password, rendendo l’account inaccessibile al proprietario quando il sistema d’autenticazione è stato ripristinato. È stato un errore imperdonabile.
Dropbox era stato nel centro del mirino alla fine d’aprile per alcuni aspetti controversi riguardo ai termini d’utilizzo. La società avrebbe autorizzato degli enti governativi ad accedere ai documenti degli utenti, qualora fosse stato richiesto. Questa volta un errore ha messo in pericolo i profili. Tempo di trovare un’alternativa?
Via | Dropbox
Online Drive Benchmark è un programma per testare le prestazioni di alcuni tra i maggiori servizi di storage online. È freeware e compatibile con Windows XP, Vista e 7 sia a 32-bit, sia a 64-bit. In particolare, l’applicazione verifica la velocità di trasferimento dei file in upload e/o download per un determinato numero di offerte.
Il cosiddetto cloud computing ha assunto un’importanza strategica per operazioni quali il backup, la condivisione e la stesura collaborativa dei documenti. Poiché molti servizi richiedono la sottoscrizione di un abbonamento, Online Drive Benchmark 1.0 Beta li mette alla prova per determinare il più conveniente in fatto di rapidità.
Purtroppo non tutte le piattaforme offrono gli strumenti necessari ad avviare il test di Online Drive Benchmark. I servizi supportati sono tutti raggiungibili dall’Italia: Box.net è il più famoso, poi Strato HiDrive, Trend Micro SafeSync, DriveHQ e FilesAnywhere. All’appello manca Dropbox. In futuro saranno aggiunti altri provider.
Via | Software Crew
Wuala, il servizio di storage online, ha aggiunto le funzioni tipiche degli account a pagamento ai profili gratuiti. Hottingen è il nome in codice dell’aggiornamento per Windows, OS X e Linux: la versione mobile è prevista sia per Android, sia per iOS. Resta il limite fissato a 1Gb di spazio, espandibile a pagamento da 10Gb a 250Gb.
Hottingen arricchisce la versione free di Wuala con backup automatici, sincronizzazione e controllo delle versioni dei file. Funzioni sicuramente interessanti, a parità di supporto con Dropbox. LaCie, che ha acquistato Wuala nel 2009, intende perciò guadagnare soltanto sullo spazio a disposizione degli utenti paganti da 19€ a 229€.
Purtroppo, rispetto alle caratteristiche P2P con cui ha attratto gli utenti nel 2007, Wuala è cambiato radicalmente. Già in fase di beta pubblica, nel 2008, aveva ritirato il programma di storage “sociale” che permetteva d’ottenere spazio illimitato condividendo i propri file. Ad oggi, Wuala è solo un’opzione alternativa a Dropbox.
Via | Software Crew
Todo Backup è un programma d’utilità di EASEUS per la copia e il ripristino dei dati di sistema su Windows. Comprende diverse funzionalità per porre rimedio alle situazioni d’emergenza: la novità della versione 2.5 consiste nei backup incrementali, un modo per ridurre i tempi di copia e stoccaggio dei dati in forma d’immagini disco.
Quindi Todo Backup Home 2.5, freeware per Windows, è in grado di modificare i backup esistenti aggiungendo ciò che è stato modificato dalla data dell’ultimo salvataggio. Questo evita di ricominciare la copia di una cartella o di una partizione dal principio: navigando tra le immagini salvate si possono eliminare quelle più vecchie.
Per clonare e recuperare dischi o partizioni è possibile creare un CD di ripristino basato su Linux, direttamente da Todo Backup. Purtroppo molte funzionalità richiedono WinPE, associabile soltanto alla versione a pagamento di Todo Backup e questa opzione richiede una licenza valida di Windows. Quella gratuita è già molto completa.
Via | Betanews
Il Serial ATA (SATA) è un’interfaccia di comunicazione per blocchi di memoria (gli hard disk interni) e dispositivi ottici (i lettori/masterizzatori per CD-ROM e DVD±RAM). Ha pressoché rimpiazzato il Parallel ATA (PATA) sulla maggioranza dei computer con le sue caratteristiche di velocità e indipendenza dal processore — un po’ come le periferiche SCSI. Il consorzio che definisce lo standard dei SATA ha un progetto preciso.
Oggi si apre il CES 2011 di Las Vegas, come abbiamo accennato parlando di nVidia e 3D Vision Live: è la piazza scelta dal SATA-IO Group per presentare un progetto che vorrebbe unificare i sistemi di memorizzazione esterni. Più precisamente, lo Universal Storage Module (USM) si propone come un’alternativa alle interfacce Flash, SD e USB che si trovano in genere su televisori, cellulari e altri device che dialogano coi PC.
Un vantaggio su tutti è la possibilità di trasferire dati a 6Gbps, in pratica un DVD di dimensioni medio-piccole ogni secondo. Sono prestazioni che permettono di registrare contenuti multimediali ad alta definizione, in tempo reale e su hard disk esterni. Alcuni Set Top Box (STB) consentono già altrettanto: la differenza è nella portabilità dei dispositivi, che possono essere scollegati e trasferiti. Toshiba è in prima linea.
Via | Network World
È passata una settimana dalla notte di Ognissanti, eppure i «morti viventi» continuano a fare capolino. Se la riapertura di Xmarks farà felici molti utenti, quella di Bloglines (che è stato chiuso il 1 ottobre) porta con sé qualche perplessità. Soprattutto per il suo passaggio di proprietà.
Bloglines era o, per meglio dire è ancora un servizio d’aggregazione di feed. Surclassato dai competitor, primo fra tutti Google Reader, è stato “ucciso” da Ask.com nella prima metà di settembre. Soltanto che MerchantCircle (un network di tipo pubblicitario) ha deciso di acquistarlo.
Qual è il problema? I dati d’accesso ai profili registrati risultano tuttora attivi, ma MerchantCircle non intende ripristinare Bloglines com’era stato concepito. Al contrario, sarà sfruttato per ampliare i servizi di advertising che l’azienda offre agli affiliati tra Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Australia. Ci si augura che non si trasformi in un veicolo di SPAM.
Via | TechCrunch
Xmarks, un servizio di salvataggio e sincronizzazione delle impostazioni del browser, aveva annunciato un mese fa la propria chiusura. Nato col nome di Foxmarks come estensione per Firefox, nel tempo aveva esteso le proprie funzionalità a tutti i browser più conosciuti (escluso Opera). La notizia dell’imminente cessazione del servizio aveva scosso gli utenti e creato una sorta di panico tra chi ancora lo stava utilizzando.
Sembra che le preghiere degli utenti non siano rimaste inascoltate. Xmarks è prossimo a un’acquisizione e continuerà a erogare i servizi in due modalità, gratuita e a pagamento. È curioso che una simile piattaforma abbia tuttora un grande successo: quasi tutti i browser cui si rivolge offrono la stessa possibilità senza bisogno di estensioni. In particolare, Firefox Sync di Mozilla, Opera e Chrome via Google Accounts.
Certo, Internet Explorer e Safari non permettono altrettanto ed è forse questo il target più gettonato di Xmarks. Ad ogni modo, chi si era preoccupato di esportare e salvare le impostazioni mantenute con Xmarks altrove potrà stare tranquillo. La piattaforma continuerà a funzionare su tutti i sistemi operativi e i browser supportati. Cioè Linux, OS X e Windows per Chrome, Firefox, Internet Explorer e Safari.
Via | ReadWriteWeb

È spontaneo chiedersi perché Facebook abbia ritenuto opportuno acquistare una piattaforma come Drop.io. Se l’acquisto di FriendFeed (che ha bloccato l’aggiornamento di quest’ultimo) poteva avere un senso per via della somiglianza tra i social network, quello di Drop.io sta stimolando la fantasia di molti… perché si tratta di un servizio di file sharing.
Quando un’azienda assume le dimensioni di Facebook è normale che avvengano delle acquisizioni. Google è famosa per l’assorbimento di piattaforme di terze parti, così come Yahoo. Ciò nonostante, la particolarità dell’acquisto di Drop.io apre interessanti prospettive: la più scontata è l’online storage dei file su Facebook. Ma la cosa potrebbe molto più banale.
Facebook immagazzina un’enorme quantità di dati e Drop.io fornirebbe ulteriore spazio “fisico” ai data center esistenti. Peraltro, il servizio propone già delle funzionalità sociali che potrebbero essere integrate con la tecnologia di Facebook. Insomma, potrebbe essere un semplice fatto di server. La prima conseguenza sarà la chiusura di Drop.io dal 15 dicembre.
Via | TNW Social Media