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Il futuro di Shazam? Sarà la TV, non la musica

pubblicato da claudiasantini in: Utilities Applicazioni web Aziende

Shazam

Shazam è una delle applicazioni per smartphone più popolari di tutti i tempi. La maggior parte degli utenti la riconosceranno come quell’app intelligente che “ascolta” un brano e ne identifica il titolo. Ebbene, oggi Shazam ha lanciato il quinto importante aggiornamento dell’app per iPhone, svelando un particolare molto interessante: il crescente interesse non tanto nei confronti della musica, quanto della televisione.

Attualmente, la società guadagna principalmente tramite la pubblicità raccolta al di fuori dell’applicazione per riconoscere la musica ma, entro due anni, si prevede che la maggior parte delle entrate di Shazam arriverà dalla televisione. Quanto è grande l’opportunità del mercato televisivo per Shazam? Secondo le statistiche da parte della società, la televisione ha già superato Facebook e Twitter come capacità di catturare l’interesse dell’utente.

A partire dal 2010, Shazam ha cercato di sperimentare gradualmente contenuti incentrati sulla TV nella propria applicazione, cercando di posizionarsi nel settore lucrativo delle applicazioni “second screen”, ovvero applicazioni per smartphone o tablet che interagiscono con il televisore, come una sorta di “secondo schermo” per i contenuti. Il presidente esecutivo del marketing di Shazam, David Jones, ha spiegato che Shazam vuole diventare una sorta di “mouse per la televisione”, consentendo di navigare tra contenuti extra per gli spettacoli televisivi.

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Dell acquisisce Wyse, pioniere nel campo dei terminali

pubblicato da claudiasantini in: Curiosità Aziende

Dell acquisisce Wyse

È possibile che nome Wyse non vi sia immediatamente familiare, ma se avete mai visto i classici terminali testuali con sfondo verde e color ambra in una banca o in un negozio, molto probabilmente siete venuti in contatto con una macchina di questa società. Dell ha annunciato oggi l’intenzione di acquisire la Wyse, che ha dominato i segmenti del mercato dei terminali passivi fin dai primi anni ‘80, evolvendosi poi in “thin clients” e “zero clients nel corso degli anni, mantenendo vivo il concetto di base: terminali a basso consumo che si connettono ad un server back-end.

Ai tempi in cui Wyse iniziò a lavorarci, quelli erano i computer che chiamavamo “mainframe”. La motivazione per la quale Dell vorrebbe acquistare la Wyse sembra chiara: a livello enterprise potrebbe rivelarsi un’enorme macchina da soldi e la Wyse continua ad essere un grande giocatore nel mercato esclusivo dei thin client (le aziende si affrettano a sottolineare che Wyse è stata classificata numero uno per il numero di thin client consegnati nel quarto trimestre dello scorso anno).

L’accordo tra le due parti dovrebbe chiudersi nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2013 di Dell, ovvero entro agosto 2012.

Via | The Verge

BuzzFeed e il branded content: la pubblicità nell'era di Facebook

pubblicato da Gabriele Ferraresi in: Aziende

schermata buzzfeed come funziona buzzfeedAlzi la mano chi non è mai finito su BuzzFeed. Vedo poche manine: certo, perché bene o male tutti ci siamo finiti, attratti dall’irresistibile sentore di LOL, WTF o WIN emanato da quelle pagine. Ma come funziona BuzzFeed?

Ha provato a raccontarlo settimana scorsa Business Week. Partiamo da un nome: Jonah Peretti.

il trentottenne cofondatore di BuzzFeed ha un talento innato per coniare intelligenti neologismi per il web. Per avere successo in rete, secondo lui, c’è da sviluppare il “marketing big seed”, ottimizzare il “viral lift”, usare una “mullet strategy” e impegnare il “bored at work network”. Peretti vede se stesso non solo come un uomo di affari, ma come una sorta di scienziato concreto che testa le teorie dei sociologi del XX secolo confrontandoli con i dati attuali del web in funzione sociale.

Pietra angolare: Stanley Milgram, uno psicologo americano che nel 1977 mandò alle stampe The Individual in a Social World [non disponibile in traduzione italiana]

“Quando un video di un gattino diventa virale”, chiosa Peretti, “sai che uno degli esperimenti di Stanley Milgram sta accadendo migliaia di volte al giorno”.

Ok: ma nel concreto? Nel 2006 BuzzFeed funzionava grazie a un algoritmo che analizzava i dati provenienti da un centinaio di siti partner, nei quali era evidenziato il numero di condivisioni per articolo. La domanda di base era semplice: “Possiamo, intercettare qualche contenuto che sta per decollare prima che decolli effettivamente?”. Possiamo. E da lì partì la cavalcata di Buzzfeed. Ma come guadagnarci?

Dalla pubblicità, ma oggi come oggi da un tipo di pubblicità molto particolare. Vediamola…

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Blogo.it sbarca su Windows Mango!

pubblicato da blogo in: Aziende


Windows Phone ha pubblicato la nostra nuova app per cellulari, che scaricate da questo link! La nuova app Windows è uguale a quella che abbiamo da tempo per iPhone (la scaricate da qui): vi permette di leggere tutte le notizie del network o solamente i vostri blog preferiti, di vedere video e fotogallery, di commentare leggendo tutti i commenti dei blog scelti o solo quelli più caldi. Buona lettura con Blogo.it, da oggi anche per terminali Windows Mobile!

Windows Phone Challenge: Microsoft rifiuta di ammettere le sconfitte

pubblicato da Francesco L. in: Aziende Microsoft


Microsoft ha indetto da tempo una specie di gara promozionale: chiunque venga in uno dei suoi negozi ufficiali può sfidare uno smartphone Windows Phone a completare un determinato compito prima del proprio apparecchio. Chi perde ha l’opportunità di scambiare il proprio telefono con uno Windows, chi vince dovrebbe ricevere $1000. Il problema è che anche quando Windows Phone viene sconfitto, i dipendenti dello store continuano a sostenere di aver vinto “perchè sì”.

In un articolo, il blogger/coder Sahas Katta ha raccontato di come Microsoft sia stata capace di lanciare la sfida e di negare di aver perso anche secondo le proprie stesse regole. Entrato nello store, Sahas ha sfidato con il suo Galaxy Nexus uno smartphone del negozio: i termini erano di ottenere dati sul clima di due città diverse per primi, riavviando il telefono.

Sahas ha urlato “fatto!” prima della ragazza che “pilotava” lo smartphone sfidante, ma con sua grande sorpresa ha scoperto di aver perso lo stesso. La ragione? Perchè secondo la giovane “Il tempo atmosferico è direttamente sullo schermo del Windows Phone”. Un’affermazione sorprendente, dato che Ice Cream Sandwich stava mostrando lo stesso sullo smartphone di Sahas. Il blogger era stato più rapido di Windows anche perchè aveva disattivato la schermata che blocca il monitor (una feature standard di Android).

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London Web Summit 2012, Niklas Zennström e Skype

pubblicato da blogo in: Aziende

skype zennstrom londono web summitPopulis è stato media partner del primo London Web Summit 2012: tra gli speaker di lunedì 19 marzo c’è sicuramente da dire qualcosa su Niklas Zennström, fondatore di Skype insieme a Janus Friis. Fondatore di Skype ma non solo, tornando indietro nel tempo a una decina d’anni fa i due erano anche le menti dietro al sistema peer to peer di KaZaA.

A LWS12 un paio i punti rilevanti nell’intervento di Zennström al London Web Summit. Il primo, sulle origini di Skype, che di base era nata come interfaccia di programmazione per servizi peer-to-peer generici e solo successivamente fu licenziata per i servizi di telefonia. Più interessante ancora come e dove investa oggi Zennström, uno che qualche soldino da parte con la vendita di Skype a Microsoft del 2011 l’ha messo: sia lui che Friis avrebbero incassato circa un miliardo di dollari dalla vendita del più usato sistema VoIP al mondo. Con il fondo Atomico Zennström cerca investimenti in Paesi in rapida crescita e nei mercati emergenti.

Perché non in Europa e America? Perché dalle nostre parti e negli States il settore tech è diventato un mondo molto affollato e quasi “fashion”. Mentre noi cerchiamo l’app social perfetta, le nazioni del mondo dove il web è esploso in questi ultimi anni - pensate solo al Brasile, un eldorado web - vedono ritmi di crescita vorticosi in ben altri settori. Infatti dove ha messo qualche soldino Niklas? In un servizio web che offre la consegna di autoricambi. Proprio in Brasile: certo, decisamente poco di tendenza, poco luccicante: ma altamente redditizio e con percentuali di crescita annuali a tripla cifra. Atomico ha deciso di investire in Connect Parts 8,7 milioni di dollari. Senza trascurare un business che va alla grande in un Paese in crescita demografica, con 2,9 milioni di dollari investiti nello store online Bebê Store, tutto dedicato a bambini e mamme.

Niklas ne aveva parlato anche a Davos con Pete Cashmore - su Scribd la trascrizione dell’intervista -

C’è un tratto comune nelle start up dove investi?
Sì penso di sì, nei loro fondatori per esempio (…) certe volte per scherzo dico “Siamo noi il resto del mondo”. Noi non siamo la Silicon Valley. Io sono svedese, la nostra sede è a Londra. E quel che vediamo ora è un mare di opportunità, ma al di fuori della Silicon Valley

La CIA vuole i software pagati a consumo, ed è stufa di pagare licenze generiche e vincolanti

pubblicato da Francesco L. in: Aziende


La CIA ha deciso di gettare in un panico silenzioso i produttori di software che la riforniscono con un vero e proprio ultimatum: “Rivoluzioneremo la maniera in cui facciamo affari con voi”. I servizi segreti americani, infatti, vogliono il software con una formula “on demand”, e sostengono che le vecchie licenze generiche, a pacchetto, hanno fatto il loro tempo.

Secondo la CIA (nella foto il quartier generale a Langley) bisogna guardare ad Amazon come al modello commerciale di riferimento perchè è valido, funzionale. C’è un repertorio di contenuti, che cerchi quando ti serve qualcosa e se vedi questo qualcosa, lo compri. Il conto è separato per ogni singolo oggetto, non si tratta di licenze milionarie che vincolano l’utente (in questo caso un’agenzia statale con situazioni estremamente mutevoli ed eterogenee da risolvere) ad adattarsi ai tempi di un unico team di sviluppo.

Non sono solo le spese che infastidiscono la CIA, infatti, ma è proprio il modello rigido, lento, delle vecchie licenze a tormentarla. A dire il vero nessuno al di fuori di una ristretta cerchia di personaggi importanti sa quanto la CIA spenda in licenze software (è top secret persino questo), ma essere aggiornati e scattanti è vitale per gli analisti di un servizio segreto, soprattutto quando si pensa che un esercito di cybercriminali provenienti da tutto il mondo formano una nube nera e minacciosa appena oltre la coda dell’occhio.

Al momento i fornitori di servizi principali per la CIA sono Oracle, SAP AG e Hewlett Packard, che da anni forniscono programmi di analisi capaci di trovare la strada attraverso quantità oceaniche di dati. Eppure non basta. Gli strumenti attuali, ha fatto sapere Reginald Brothers, vice-Segretario alla Difesa, “Non aiutano gli utenti nella missione e falliscono quando è necessario rispettare dei limiti di tempo utili”.

Via | Reuters

Il PIN di Google Wallet è compromesso, anche se solo sugli Android soggetti a rooting

pubblicato da Francesco L. in: Security Google Aziende


C’è qualcosa che non va in Google Wallet, anche se il pericolo di vedersi derubare è praticamente inesistente, una falla per la sicurezza esiste ed è stata trovata: il PIN del sistema è presente sullo smartphone, ed in un apparecchio che è stato soggetto al rooting è raggiungibile.

Non sono poi numerosissimi quelli che hanno sottoposto il proprio smartphone a tale procedura, che consente di accedere all’accesso di root dell’apparecchio, se li confrontiamo con gli utenti “regolari”. Con tali privilegi, nel caso un hacker avesse accesso fisico allo smartphone potrebbe rintracciare il file crittografato contenente il PIN e ottenerne i dati con un attacco brute force. Diciamo che le possibilità sono piuttosto scarse, ma il fatto che questa falla esista è piena responsabilità di Google.

La corporation, infatti, ha volontariamente fatto in modo che la struttura di sicurezza conservasse questa chiave sull’apparecchio e non l’affidasse alle banche che sostengono Google Wallet, rimuovendolo così dalla portata dei malintenzionati. Per chi non lo sapesse, il servizio serve a “conservare” carte di credito sul proprio telefonino, pagando poi grazie alla near field communication. Se i dati sensibili fossero conservati nell’elemento NFC, non ci sarebbero problemi di sorta, ma Google sarebbe ora costretta a cambiare completamente l’architettura del servizio.

L’agenzia di sicurezza informatica Zvelo, che ha scoperto il problema, dice che a questo punto solo le banche stesse potrebbero far cambiare idea a Google. Di fatto il pericolo è remoto, e coinvolge solo gli utenti che hanno volontariamente rinunciato a qualsiasi protezione o garanzia da parte di Google, dei produttori dell’hardware e del network telefonico su cui si basano.

Via | The Verge
Foto | Flickr

Hacker rilascia il sorgente di PCAnywhere. La Symantec: "nessun pericolo per gli utenti"

pubblicato da Daniele P. in: Security Aziende

SymantecLogo

Il codice sorgente di PCAnywhere, il software prodotto dalla Symantec, è stato pubblicato online. La minaccia di @AnonymousIRC, ne parlavamo ieri, si è concretizzata: con un archivio .rar di 1.3GB rilasciato tramite BitTorrent, il gruppo di hacker ha così messo la parola fine alla finta trattativa condotta con un presunto impiegato della Symantec, Sam Thomas. In realtà, come dichiarato da Yamatough, uno degli hacker coinvolti, non c’è mai stata una vera e propria trattativa: la richiesta di 50 mila dollari per non pubblicare il codice sarebbe stata soltanto una presa in giro, “un modo per umiliare l’azienda“.

La stessa versione è stata confermata dalla Symantec, che si è sempre detta certa dell’intenzione dell’hacker di rilasciare il codice. Sam Thomas, si legge su Forbes, sarebbe in realtà un nome fittizio utilizzato dalle autorità nel tentativo di rintracciare ed incastrare YamaTough. Negoziazioni e prese in giro a parte, la Symantec sostiene che al momento gli utenti che utilizzano PCAnywhere non corrono alcun rischio.

Dal 23 gennaio scorso ad oggi sono state rilasciate diverse patch per correggere le vulnerabilità conosciute ed altre potrebbero essere rilasciate quanto prima, non appena i programmatori della Symantec avranno terminato di analizzare i file rilasciati dall’hacker. Intanto, fanno sapere dall’azienda, è atteso a giorni anche il rilascio dei codici sorgenti di altri due software, Norton AntiVirus Corporate Edition e Norton Internet Security, entrambi relativi alle versioni uscite nel 2006, sottratti dagli hacker all’inizio dell’anno.

Via | The Washington Post

Hacker minacciano ancora una volta di rilasciare il sorgente di Norton Antivirus

pubblicato da Rosario in: Security Aziende

Hacker minacciano ancora una volta di rilasciare il sorgente di Norton Antivirus

Brutta gatta da pelare ancora una volta per Symantec. Dopo la minaccia di qualche tempo fa da parte del gruppo hacker Yama Tough, da tale @AnonymousIRC arriva ora lo stesso tipo di promessa: quello di rilasciare via Internet i codici sorgenti di PCAnywhere e Norton Antivirus, sottratti come saprete in occasione di un furto avvenuto a inizio 2012 e del quale ci siamo già occupati.

Da Pastebin arrivano inoltre interessanti retroscena sull’intera vicenda, secondo i quali l’impiegato Symantec Sam Thomas avrebbe contrattato nelle ultime settimane direttamente con tale Yamatough (uno degli hacker coinvolti), in quello che è stato un vero e proprio tentativo d’estorsione ai danni dell’azienda specializzata in sicurezza informatica. La richiesta sarebbe stata infatti quella di pagare 50.000$ per evitare la pubblicazione dei codici sorgenti, in un primo momento accettata anche da Thomas.

Lo stesso impiegato Symantec avrebbe chiesto garanzie sulla non-pubblicazione, promettendo un pagamento “a rate” di 2.500$ mensili: qualcosa però deve è andato alla fine storto, facendo spuntare l’intera storia fuori concludendo tutto con un nulla di fatto e questa nuova minaccia.

Via | Cnet.com