
Deezer, il servizio francese di streaming musicale multipiattaforma, arriverà in Italia tra pochi giorni, il 14 dicembre, e continuerà a crescere nel corso dei prossimi mesi: l’azienda, infatti, ha annunciato che entro giugno 2012 estenderà il servizio in oltre 200 Paesi, dall’Europa all’America Latina, passando per Africa ed Asia. Noi siamo tra i primi, dopo Francia, Belgio e Regno Unito, dove il servizio è attivo da anni.
Dal suo lancio, avvenuto nel 2007, Deezer è cresciuto in maniera esponenziale ed ora, grazie ad accordi con oltre 2.000 etichette discografica - incluse le quattro major Sony, Universal, Emi e Warner - può vantare un catalogo di circa 13 milioni di brani musicali da ascoltare in streaming da qualunque computer, tablet o smartphone.
I costi e le modalità di abbonamento al servizio in Italia non sono ancora stati resi noti, ma si può ipotizzare che saranno gli stesi della Francia: la modalità Discovery, totalmente gratuita, permette di ascoltare i primi 30 secondi di ogni brano presente in catalogo. Con la versione Premium, al costo di 4,99 euro al mese, si potrà ascoltare in streaming l’intero catalogo, a 320 kbps, dal proprio computer.
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È un documento di 45 pagine a contenere le motivazioni della causa aperta da Universal Music Group a Grooveshark, all’interno del quale lo “YouTube musicale” viene senza mezzi termini definito come sito pirata. All’interno del documento, anche i dettagli sulle operazioni di upload che secondo Universal sarebbero state condotte dagli stessi vertici di Grooveshark (a partire dal CEO), per un totale di ben 113.700 canzoni includendo brani di Bob Marley, Eminem, Guns N’ Roses, Jay-Z e Black Eyed Peas. È ovvio quindi come tutto questo potrebbe far cadere in brevissimo tempo la classica difesa dei servizi come Grooveshark: quello di essere dei semplici mezzi, all’interno del quale sono gli stessi iscritti a commettere l’illecito. Ma se dovesse essere accertato il coinvolgimento delle alte sfere?
Comunque sia, nel riportarvi la notizia del procedimento legale che potrebbe addirittura portare alla chiusura di Grooveshark, ci domandavamo quando la risposta ufficiale sarebbe arrivata da parte dei vertici della piattaforma, risposta arrivata proprio nella tarda giornata di ieri. Grooveshark criticata pesantemente la mossa della major di informare la stampa della causa legale, ancor prima di mettere lo stesso staff della piattaforma web a conoscenza, definendo le accuse di Universal come “spudoratamente false” e basate su un semplice commento a un post apparso su un blog.
Secondo TorrentFreak il fatto sarebbe riferito a Digital Music News. dove un commentatore anonimo aveva sostenuto di essere a conoscenza del fatto che agli stessi impiegati di Grooveshark venissero offerti bonus dalla società per l’upload di materiale protetto da copyright, in un sistema tanto efficiente da far sì che addirittura Grooveshark potesse andare avanti senza avere troppo bisogno che gli utenti stessi della piattaforma effettuassero gli upload. Una linea comportamentale che Universal sembrerebbe credere in pieno, al punto da inserirla all’interno del suddetto documento.
Come al solito, siamo all’interno di un batti e ribatti dall’esito incerto, ma che come dicevamo vista la presenza di una major importante come Universal potrebbe alla fine arrivare a decretare la chiusura di Grooveshark. Non ci resta che restare in attesa di vedere come si evolverà la faccenda.
Con buone probabilità conoscerete già Grooveshark, definito qualche tempo fa su queste stesse pagine una sorta di “YouTube musicale”, all’interno del quale gli utenti possono effettuare l’upload di brani che vengono poi eseguiti in streaming sui dispositivi di chi li ascolta. Già al tempo del post appena linkato pubblicammo una lettera aperta difensiva per il servizio firmata da Paul Geller, Executive Vice-President of Strategic Development di Grooveshark, interrogandoci sul futuro di questo servizio sopratutto vista la tendenza delle major discografiche a portare in tribunale servizi del genere.
A quanto pare, proprio in questi giorni Universal Music Group ha fatto causa a Grooveshark, basando il proprio attacco sugli upload effettuati illegalmente sulla piattaforma, quantificati in 100.000 file. All’interno della richiesta di Universal, anche un risarcimento danni pari a 150.000$ per ogni canzone inserita su Grooveshark senza permesso, per una cifra totale che non stiamo a scrivere ma che suona decisamente astronomica. Al di là dell’aspetto legale, Universal ha inoltre indicato il CEO stesso di Grooveshark Sam Tarantino come uno degli “uploaders” illegali, che avrebbe inserito sul servizio un totale di almeno 1.791 canzoni di proprietà di Universal.
Tenendo presenti casi analoghi appartenenti al passato, appare evidente come l’intento di Universal possa essere non tanto quello di ottenere il megapagamento da parte di Grooveshark, quanto quello di vedere il servizio chiuso attraverso un’ingiunzione del tribunale: il potere economico e politico di Universal del resto è tale da fare sicuramente paura anche a uno squalo. Nel frattempo comunque lo staff di Grooveshark si è chiuso dietro un “no comment”, in attesa di ricevere una copia della documentazione prodotta dalla major.
Via | Thenextweb.com
Come vi abbiamo anticipato pochi giorni fa, ieri sera Google ha presentato e lanciato ufficialmente Google Music, il nuovo servizio per lo streaming e il download legale di mp3 definito dall’azienda di Mountain View come un “modo nuovo, innovativo e personalizzato per scoprire, acquistare, condividere e gustarsi la musica digitale“. Il servizio è al momento disponibile soltanto per gli utenti residenti negli Stati Uniti e sarà esteso anche ad altri Paesi nel corso dei prossimi mesi.
Lo store comprende attualmente 8 milioni di brani, ma la previsione di Google è di raggiungere quota 13 milioni entro l’inizio del 2012, grazie agli accordi stretti con tre tra le quattro case discografiche - EMI, Sony e Universal - e a quelli raggiunti con decine di etichette indipendenti. In occasione del lancio alcuni artisti hanno fornito contenuti in esclusiva: i Coldplay, ad esempio, hanno rilasciato gratuitamente una versione live del brano “Every Teardrop Is A Waterfall” e un EP di un loro recente concerto Madrid, mentre i Rolling Stones hanno dato in esclusiva a Google Music sei concerti (il primo è già disponibile, gli altri lo saranno nel corso del 2012).
Google Music è stato lanciato in versione web e sotto forma di applicazione disponibile nell’Android Market. Gli utenti possono acquistare brani in formato MP3 a 320Kbps a partire da 99 centesimi di dollari, condividerli tramite Google+ e farli così ascoltare gratuitamente (una sola volta) alle persone presenti nelle loro cerchie, quanto basta per convincerli o meno ad effettuare l’acquisto.
Continua a leggere: Al via Google Music, per ora solo negli Stati Uniti: ecco come funziona
Il download e l’ascolto di musica in streaming ha “detronizzato” il Compact Disc (CD): le maggiori etichette discografiche cominceranno ad abbandonare il supporto ottico con la fine del 2012. Dopo un periodo in distribuzione per dei contenuti speciali, il CD sarà accantonato definitivamente. È finita un’epoca, come per la cassetta.
Il CD è stato presentato da Sony nel 1976. Negli anni ’80 è stato prodotto il primo CD: una registrazione della Simfonia delle Alpi di Richard Strauss, eseguita dalla Filarmonica di Berlino, guidata da Herbert von Karajan in una località vicina ad Hannover. Soltanto negli anni ’90 il CD è diventato un supporto alla portata di tutti.
Amazon è l’unico rivenditore in rete a proporre tuttora la distribuzione di CD al pubblico. Curiosamente, se le major intendono abbandonare il CD, gli appassionati di musica hanno “recuperato” il vinile: non soltanto per i club. Ad ogni modo i dischi ottici impiegheranno degli anni a sparire dagli scaffali dei negozi specializzati.
Continua a leggere: È finita l’epoca del CD: le etichette l’abbandoneranno entro il 2012
SoundCloud, una delle piattaforme di streaming musicale più popolari tra i producer di musica indie ed elettronica, ha introdotto un nuovo set di widget in HTML5 per ascoltare e condividere tracce e/o playlist sul proprio sito o blog. È una novità assoluta per il settore, sulla falsariga del codice per integrare i video di YouTube.
I nuovi widget di SoundCloud, infatti, sono esportati dalla piattaforma con un frame: se il browser utilizzato non dovesse supportare le funzionalità di HTML5, il widget dovrebbe essere generato con Adobe Flash. Per reperire i widget basta cliccare sul pulsante di condivisione presente su tutte le tracce e le playlist di SoundCloud.
Per una volta, gli Italiani possono sorridere: SoundCloud, d’origine tedesca, è pienamente accessibile dal nostro Paese. Da questo punto di vista, SoundCloud è l’unico partner di Facebook per Timeline che permette l’utilizzo dei verb, per l’ascolto di musica in streaming dall’Italia. Questo perché non propone contenuti delle major.
Via | SoundCloud
Il download illegale di contenuti musicali in Svezia è calato, dal 2009, del 25%: merito di leggi più repressive? Niente affatto, la diminuzione coincide dall’apertura al pubblico di Spotify. È il servizio di streaming approdato recentemente negli Stati Uniti, grazie alla collaborazione con Facebook… in Italia non è raggiungibile.
La piattaforma, nei Paesi supportati, era proposta in due soluzioni: una gratuita, per ascoltare musica rilasciata sotto licenze permissive, e una in abbonamento. Il contratto è stato modificato dall’introduzione Timeline su Facebook: la sottoscrizione gratuita è stata sostituita da sei mesi di prova, dopodiché è necessario pagare.
L’ascolto di musica su Spotify parte da 4,99€ al mese, oppure 9,99€ per un accesso illimitato. I creatori della piattaforma utilizzavano lo slogan: «un’alternativa alla pirateria» e in appena due anni d’attività la promessa è stata mantenuta. Un quarto di download illegali in meno è un risultato mai raggiunto dalle leggi nazionali.
Via | TorrentFreak
Facebook annuncerà Vibes, ovvero il servizio di streaming musicale con Spotify, Rdio e MOG, il 22 settembre con l’f8: è la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori. Sarà il secondo evento della «stagione d’annunci», della quale parlò Mark Zuckerberg in occasione del lancio del Video Calling con Skype. Quando arriverà in Italia?
Nessuno dei partner di Facebook è attualmente disponibile in Italia: dei servizi menzionati, soltanto Spotify è già in Europa (dov’è stato creato, in Svezia). Vibes o Facebook Music potrebbe impiegare anni dall’annuncio, per approdare nel nostro Paese. Oppure aprire la strada ad altre piattaforme di streaming musicale e televisivo.
La complessa normativa italiana e le resistenze della SIAE rendono particolarmente difficile l’arrivo di servizi simili in Italia. Facebook Music non farà eccezione, a prescindere dalla disponibilità (probabilmente in differita) nel resto dell’Europa. Potremo saperne di più soltanto il 22 settembre, quando annunceranno il prodotto.
Via | Forbes

Microsoft fa un passo indietro e chiede scusa per un tweet particolarmente indelicato. Sabato scorso la cantante Amy Winehouse, celebre per una voce da brividi e per una vita di sregolatezze, è stata trovata morta nella propria casa di Londra. Internet ha seguito l’evento con partecipazione e molti utenti hanno espresso il proprio cordoglio sui video YouTube dell’artista e ovunque fosse possibile.
Come è tristemente noto, la morta di un’artista spesso coincide con l’aumento esponenziale delle vendite degli album. Tramite l’account Twitter, un grosso PR di Xbox ha invitato i follower a ricordare la Winehouse acquistando il suo ultimo album sullo store online della compagnia, Microsoft Zune. Il popolo di Twitter si è sollevato, commentando la mancanza di classe e di tatto della compagnia, accusata di non saper utilizzare gli strumenti social senza mettersi in ridicolo.
È arrivato quindi un tweet di scuse da parte della compagnia:
Continua a leggere: Microsoft chiede scusa per il tweet su Amy Winehouse

Last.fm ha introdotto per i suoi iscritti uno strumento in grado di recuperare la lista dei contatti da altre piattaforme e inserirli tra i propri amici. In particolare, al momento l’importazione dei contatti funziona con Facebook, GMail e Yahoo. Nel prossimo futuro saranno aggiunti Twitter, Windows Live Hotmail e ulteriori servizi.
Insieme all’importazione manuale dei contatti è prevista pure una funzionalità di suggerimento degli amici, come avviene su tutti i social network che prevedono il recupero dei contatti da altre piattaforme. Quest’ultima si basa sui contatti degli utenti già aggiunti a Last.fm, praticamente come siamo abituati a vedere su Facebook.
Ovviamente, per quanto riguarda Last.fm, è possibile personalizzare le impostazioni sulla privacy, affinché il proprio profilo non figuri tra i suggerimenti degli amici. Le novità sono molto utili per accrescere la lista dei contatti: l’impressione è che Last.fm abbia tardato davvero troppo a introdurle, popolari come sono altrove.
Via | Last.fm