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Eolas: brevetto non valido, il web interattivo è salvo (almeno per ora)

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Craig…

Craig Silverstein lascia Google per approdare alla Khan Academy: leggi i dettagli…

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Eolas: brevetto non valido, il web interattivo è salvo (almeno per ora)

Pubblicato da HellSpawn

Eolas: brevetto non valido, il web interattivo �¨ salvo (almeno per ora)

Ricorderete probabilmente il caso Eolas di cui abbiamo parlato qualche giorno fa. A beneficio di chi non sapesse di cosa stiamo parlando, oltre a rimandare al link precedente riassumiamo anche in breve: una società con due brevetti ritiene di aver diritto a chiedere royalty ai cosiddetti “siti web interattivi”, in possesso cioè di video in streaming o immagini con effetti. Al processo, in svolgimento in Texas, le società della difesa (tra le quali anche Google, Yahoo e Amazon) hanno chiamato a testimoniare personaggi di spicco del web, come il suo “papà” Tim Berners-Lee, il fondatore di Netscape, Eric Bina, il creatore del browser Viola, Pei Wei, e l’inventore del tag HTML <embed>, Dave Raggett.

A quanto pare, una prima immediata vittoria è stata ottenuta: uno dei due brevetti è stato infatti ritenuto non valido, come annunciato dallo stesso Berners-Lee via Twitter:

“La giuria in Texas ha deliberato che il brevetto Eolas 906 non è valido. Buona cosa!”

Soddisfatte per il momento anche le società coinvolte nella difesa, come riportato da Google ad Arstechnica.com:

“Siamo felici che la corte abbia trovato il brevetto non valido, il che afferma la nostra affermazione che le pretese sono senza fondamento.”

Ma la strada per debellare eventuali minacce è ancora lunga, o almeno lo sarà fino a quando il sistema di brevetti USA (fortemente criticato da Tim Berners-Lee come riportato nel post precedente sull’argomento) non sarà cambiato alla radice.

Foto | Flickr

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SkyDrive consiglia l’abbandono degli allegati per il cloud computing

Pubblicato da Federico Moretti

Windows Live SkyDriveAttachments Suck (lett. «gli allegati fanno schifo») è la nuova iniziativa di Microsoft che suggerisce l’abbandono delle e-mail per la condivisione dei documenti, specie in ufficio. È una campagna promozionale di SkyDrive, la piattaforma di Windows Live per il cloud computing: tuttavia, il concetto è valido con qualsiasi strumento.

Il consiglio di Microsoft è, ovviamente, interessato a incrementare il ricorso a SkyDrive — una delle migliori soluzioni gratuite del settore. Però, le statistiche impugnate dalla multinazionale sono ineccepibili: lo scambio di allegati in ufficio può richiedere fino a mille ore lavorative all’anno, soltanto per consultare l’e-mail.

SkyDrive può sostituire completamente il sistema degli allegati, anche inviando dei messaggi di posta elettronica. Il limite – che, comunque, riguarda un po’ tutti i servizi del genere – è la necessità di comunicare con un altro iscritto a Windows Live. Il vantaggio è nella maggiore efficienza di una condivisione multi-direzionale.

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WordPress.com Toolbar include notifiche e/o moderazione dei commenti

Pubblicato da Federico Moretti

WordPress.comWordPress.com Toolbar, la barra degli strumenti che appare su tutti i blog della piattaforma, ha acquisito un pannello per la gestione dei commenti. Sulla parte destra dello schermo sono rintracciabili le notifiche dei commenti in coda di moderazione o approvati automaticamente, per evitare d’entrare nel pannello d’amministrazione.

Utilizzando i commenti ad albero, inoltre, WordPress.com Toolbar notifica anche le risposte dirette ai propri commenti e offre la possibilità di rispondere — senza bisogno di visitare la pagina dell’intervento, sul quale compare la discussione. L’interfaccia per la gestione dei commenti è inalterata: è soltanto un metodo più rapido.

Come le altre novità di WordPress.com, la gestione dei commenti sulla barra degli strumenti potrebbe essere attivabile sui blog creati nel proprio dominio con WordPress. È sufficiente installare Jetpack, il plugin dedicato a queste funzioni, e attivare il pannello per il tema in uso. WordPress.com Extension dovrebbe già supportarla.

Via | WordPress.com

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Craig Silverstein: il primo impiegato di Google lascia l'azienda

Pubblicato da HellSpawn

Craig Silverstein: il primo impiegato di Google lascia l'azienda

Per chi vive all’esterno degli uffici Google, il nome di Craig Silverstein è di sicuro meno famoso rispetto a quelli di Larry Page e Sergey Brin (fondatori della società), così come anche rispetto a Eric Schmidt (a lungo CEO) e altri dipendenti. Eppure, seguendo una numerazione “alla Apple”, Silverstein è il numero 3 dell’azienda di Mountain View e quindi di fatto il suo primo impiegato. Anzi era, perché proprio in queste ore ha lasciato Google per unirsi a Khan Academy, progetto no-profit di e-learning online di cui avrete forse già sentito parlare.

Un passaggio avvenuto non senza qualche polemica, visto che a commentare l’addio di Silverstein è stato un portavoce di Google e non l’attuale CEO Larry Page (sul quale Allthingsd.com ironizza definendolo “di classe e apprezzatore degli altri come sempre”):

“Craig è stato con Google sin dai primi giorni. È stato determinante nello sviluppo della ricerca e ha contribuito a tante cose in Google durante gli anni. Gli auguriamo il meglio alla Khan Academy e sappiamo che farà grandi cose per aiutarli a promuovere l’educazione in giro per il mondo.”

Una Khan Academy tra l’altro finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation e da Google stessa, con ben 2 milioni di dollari nel 2010 nell’ottica del Progetto 10^100. Tornando a Silverstein, come anticipato anche da Google i suoi contributi nell’azienda dal 1998 sono stati numerosi: il più importante comunque è stato probabilmente proprio il primo, quando tra 1997 e 1998 aiutò la società a formarsi dal suo dormitorio all’Università di Stanford.

Tra le parole di congedo inviate via mail ai dipendenti Google da parte di quella che viene da più fonti dipinta come incarnazione del lato buono di Google, anche la motivazione della sua scelta:

“Mentre tanto è cambiato in Google durante gli anni, credo di aver fatto un ottimo lavoro nel restare fedele al nostro scopo principale di rendere il mondo un posto migliore, rendendo l’informazione più accessibile e utile. Adesso mi aspetta lo stesso tipo di missione, anche se in modo leggermente diverso, alla Khan.”

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Addio ai libri scolastici solo di carta: il MIUR detta le nuove disposizioni

Pubblicato da Daniele P.

MIUR

Grandi cambiamenti annunciati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR): dal prossimo anno scolastico saranno messi al bando tutti i libri di testo che esistono soltanto in forma cartacea. Saranno ritenuti idonei soltanto quei testi redatti “in forma mista (parte cartacea e parte in formato digitale) ovvero debbono essere interamente scaricabili da internet“. La comunicazione, firmata dal Direttore Generale del MIUR Carmela Palumbo, è arrivata tramite la circolare n. 18 del 9 febbraio 2012 inviata a presidi, dirigenti ed uffici scolastici regionali.

Le adozioni da effettuare nel corrente anno scolastico, a valere per il 2012/2013, presentano una novità di assoluto rilievo, in quanto, come è noto, i libri di testo devono essere redatti in forma mista […] Pertanto, per l’anno scolastico 2012/2013 non possono più essere adottati né mantenuti in adozione testi scolastici esclusivamente cartacei. I libri di testo in adozione dall’anno scolastico 2008/2009 (in cui ha trovato per la prima volta applicazione la legge n. 169/2008) devono essere sostituiti da testi in forma mista o scaricabili da internet, nel caso in cui siano in forma interamente cartacea.

Se da un lato la scuola italiana entra ufficialmente - e obbligatoriamente - nel mondo del digitale, dall’altro il mercato dell’usato subirà un duro colpo. Le case editrici, infatti, coglieranno la palla al balzo e, nel digitalizzare un testo, provvederanno senza dubbio al suo aggiornamento, rendendo di fatto obsoleti libri magari acquistati meno di un anno fa, in pensione perché disponibili soltanto in formato cartaceo.

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Kickstarter in piena espansione: due progetti superano il milione di dollari

Pubblicato da Francesco L.


Kickstarter è un buon posto su cui passare qualche minuto ogni giorno, e diventa un sito ancora migliore se siete dei designer o degli sviluppatori a caccia di finanziamenti per un progetto o prodotto.

Kickstarter si occupa di gestire il crowdsourcing delle idee, allo scopo di finanziarle. Un’azienda, un gruppo o un individuo possono usarlo per esporre al pubblico un progetto chiedendo delle promesse di finanziamento, di solito in cambio di una prenotazione per il prodotto finito. Altre offerte tipiche includono uno sconto, bonus speciali, accessori o edizioni limitate.

Non si può comunque dire che Kickstarter sia riuscito ad emergere e diventare un punto di riferimento per conto proprio: la stampa specializzata sui gadget l’ha sempre trovato una fonte di buone notizie e di notevoli anteprime. I navigatori, dal canto loro, hanno sempre reagito con entusiasmo e sono stati capaci di unire le proprie infinite risorse collettive.

Il sito quindi va alla grande ed è davvero divertente da esplorare. Come elemento per misurare il suo successo globale, basta prendere in considerazione che due dei progetti sponsorizzati e presentati hanno superato nelle ultime ore la barriera psicologica del milione di dollari di finanziamento. Il primo prodotto è un accessorio per iPhone chiamato Elevation Dock, un elegantissimo oggetto in alluminio scolpito che completa le linee dello smartphone. L’altro invece è Double Fine Adventure, un videogame dello sviluppatore che una vita fa ci regalò l’indimenticabile Day of the Tentacle.

Via | The Verge

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Daniel Glazman del W3C: Google e Apple peggio di Internet Explorer 6 coi loro browser mobile

Pubblicato da HellSpawn

Daniel Glazman del W3C: Google e Apple peggio di Internet Explorer 6 coi loro browser mobile

Se qualcuno vi dicesse di essere peggio di Internet Explorer 6 la prendereste probabilmente come una grande offesa. Ma andiamo per gradi: Daniel Glazman è un programmatore francese, famoso soprattutto per essere stato lo sviluppatore principale dell’editor open source Nvu e per aver lavorato alla standardizzazione di HTML 4 e CSS 2. Proprio nel W3C, Glazman è dal 2008 co-presidente del gruppo che lavora su CSS: uno che di browser, standard e compagnia bella ne capisce, insomma.

Torniamo all’offesa di cui sopra, scritta proprio da Glazman in una cosiddetta call to action:

“Non tanto tempo fa, IE6 era il browser dominante sul Web. Tecnicamente, il Web era pieno di siti del tipo funziona-solo-con-IE6 e per gli altri browser gli utenti piangevano. IE6 è morto, quei tempi sono passati, e tutti i fornitori di browser inclusa Microsoft gioiscono. Tutto risolto? Non interamente… IE6 è andato, ma il problema è tornato.

WebKit, il motore di rendering cuore di Safari e Chrome, presente in iPhone, iPad e dispositivi Android, è ora il browser dominante nel Web mobile, e tecnicamente il Web mobile è pieno di siti funziona-solo-con-WebKit mentre gli altri browser e i loro utenti piangono.”

Scherzi a parte su offese varie, il problema riguarderebbe il modo in cui attualmente gli standard Web vengono definiti e avanzano: nuovi browser introducono tecnologie che poi diventano standard, ma che inizialmente funzionano su un solo browser. Questo sarebbe in teoria risolvibile con l’uso dei prefissi che individuano istruzioni sperimentali, ma la pratica è che mentre il prefisso “-webkit” viene usato, gli sviluppatori spesso si dimenticano dell’esistenza di “-o” per Opera, “-ms” per Internet Explorer e “-moz” per Firefox, addirittura anche quando i browser in questione supportano la proprietà CSS usata.

“Quello che chiedo alla comunità di sviluppatori Web è di smettere di costruire siti che funzionino solo su WebKit, in particolare aggiungere il supporto agli altri browser è solo questione di aggiungere alcune proprietà CSS aggiuntive coi loro prefissi.”

I pericoli in tutto questo? Più di quelli che si potrebbero immaginare: l’uso di una sola soluzione, in questo caso WebKit, creerebbe nei programmatori l’aspettativa che quella di WebKit sia effettivamente la strada per fare qualcosa. Questo porta tale soluzione a diventare uno standard di fatto, e con IE6 sappiamo quali sono stati (e sono ancora) i danni. Un’ulteriore conseguenza è costituita dal fatto che un’eventuale gestore degli standard come il W3C diventi praticamente irrilevante, facendo così affondare agli standard di fatto le loro radici all’interno del Web.

Come dicevamo, non sono paure teoriche: lo spettro di IE6 è ancora vivo e le parole di Glazman dovrebbero essere prese in considerazione. Noi almeno ce lo auguriamo.

Via | Cnet.com
Foto | Flickr

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Google: la nuova policy viola l’accordo con la Federal Trade Commission?

Pubblicato da Daniele P.

Ancora problemi di privacy per Google, finita nuovamente nel mirino del gruppo pubblico denominato Electronic Privacy Information Center (EPIC) che ha chiesto alla Federal Trade Commission (FTC) di indagare su possibili violazioni dell’accordo sulla privacy raggiunto lo scorso anno proprio tra la FTC e l’azienda di Mountain View, accordo che prevedeva l’impegno da parte di Google a non diffondere i dati degli utenti senza il loro consenso esplicito.

L’unificazione delle politiche sulla privacy annunciata da Google qualche giorno fa - che prevede la condivisione dei dati degli utenti tra i vari servizi offerti da BigG, secondo EPIC violerebbe quell’accordo. Ecco cosa ha dichiarato a questo proposito Marc Rotenberg, executive director del gruppo:

Google accettò di non combinare i dati degli utenti senza ottenere il loro consenso esplicito. Quella promessa sta per essere infranta il prossimo 1 marzo. Ecco perché abbiamo ritenuto necessario intentare questa causa. Se ad alcuni utenti questo cambio dei termini del servizio piace, va bene. Ma se ad altri utenti questi cambiamenti non piacciono, dovrebbero poter essere in grado di poter dire no. Questa deve essere una scelta dell’utente, non di Google. E la FTC deve rinforzare l’ordine di proteggere il diritto dell’utente di effettuare queste scelte.

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Un "backup" di Pirate Bay ora peserà solo 90MB

Pubblicato da Francesco L.


Con il passaggio definitivo di The Pirate Bay ai magnet link finisce un’epoca, quella in cui i suoi file torrent erano conservati su server, direttamente riconducibili al sito.

I gestori dovrebbero portare a termine questa “mutazione” entro febbraio, ed a fine mese il vecchio sistema sarà definitivamente abbandonato. I magnet link non sono poi tanto diversi dai normali URL, ma non contengono informazioni sulla destinazione o posizione di una risorsa, bensì sul contenuto del file che linkano. La maggior parte del lavoro, quindi, finiscono per farla i client BiTorrent, che usano questi dati per localizzare il contenuto del file tra i peer che lo stanno condividendo.

Un effetto collaterale del passaggio ai magnet link è uno snellimento considerevole di The Pirate Bay, tanto che un utente , “allisfine”, colto da curiosità ha usato uno script per copiare titolo, id, dimensioni, seed, leechers e ovviamente magnet link di tutti i torrent che fanno capo alla Baia. Ai commenti, invece, si è dovuto rinunciare. Il risultato è che i 1.643.194 torrent linkati da TPB “pesano” solo 90MB (zippati). Vale la pena notare che The Pirate Bay dice di contenere più di 4 milioni di torrent, ma che la maggior parte di essi è in comune con altri tracker pubblici, quindi farne un backup non è strettamente necessario.

Questa novità fa certamente comodo a tutti coloro che temono la scomparsa improvvisa della Baia, che potrebbe d’un tratto cedere agli assalti della legge. Chiunque, infatti, potrebbe fare backup settimanali del sito senza problemi. Allo stesso tempo un peso di soli 90MB rende creare un proxy davvero facile e rapido, una strategia che di certo non è sfuggita ai gestori. Insomma, nonostante le numerose sconfitte i “pirati” non si perdono d’animo, e continuano a ordire piani su piani per eludere i tentativi di incastrarli che si susseguono a ritmo regolare.

Via | TorrentFreak

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Zynga è partner di Hasbro: presto arriveranno i pupazzi di FarmVille

Pubblicato da Federico Moretti

HasbroZynga, la società di FarmVille e altri videogiochi accessibili dai principali social network, ha appena firmato un contratto di collaborazione con Hasbro: una multinazionale che distribuisce pupazzi e giochi da tavolo in tutto il mondo. L’intenzione è quella di creare un merchandising per titoli come Mafia Wars o Hidden Chronicles.

Non sono stati divulgati i dettagli dell’operazione, ma – a partire dal prossimo autunno – gli scaffali dei negozi di giocattoli potrebbero ospitare delle versioni da tavolo di FarmVille, CityVille, ecc. o le action figure di Mafia Wars. È una strategia adottata con successo da imprese come Rovio Mobile che distribuisce Angry Birds.

Se finora bastava chiudere il browser per stare lontani dalle incessanti richieste d’innaffiare i semi di FarmVille o respingere un attacco nemico su Empires & Allies… al posto della tombola, dal prossimo Natale potrebbe comparire CityVille sul tavolo imbandito. Coraggio, abbiamo un anno per abituarci all’idea. No, non è un incubo.

Via | Forbes

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Microsoft conferma che Windows 8 su ARM richiede del software adatto

Pubblicato da Federico Moretti

BUILD WindowsFinalmente, il “solito” Steven Sinofsky – responsabile del prodotto – ha rotto gli indugi e descritto le caratteristiche di Windows 8 su ARM. I dettagli del porting sono numerosi, ma le informazioni fondamentali si riducono a due: non sarà retro-compatibile con le applicazioni esistenti e richiederà la creazione di macchine adatte.

Insomma, quando Intel aveva allarmato gli utenti sostenendo già nel maggio del 2011 che Windows 8 su ARM non avrebbe potuto avviare i programmi esistenti aveva ragione. Microsoft smentì l’annuncio, liquidandolo come una pubblicità ingannevole: e, invece, Intel era bene informata. Non ci sarà un Windows on Windows (WoW) per i 32-bit.

Il risultato, per gli utenti, sarà la scarsa disponibilità di applicazioni al lancio. Non è tutto, perché Windows On ARM (WOA) richiede la produzione di nuove macchine in stretta collaborazione con Microsoft: di conseguenza, tutti i tablet o i computer che utilizzano attualmente l’architettura non saranno compatibili con Windows 8.

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Patent troll mette a rischio tutti i siti web moderni: Tim Berners-Lee chiamato a testimoniare

Pubblicato da HellSpawn

Tim Berners-Lee in difesa della libert�  della rete

Come al solito, quando parla Tim Berners-Lee il nostro rispetto per quello che viene universalmente riconosciuto come papà del World Wide Web ci impone di prestare attenzione a ciò che egli dice. L’argomento di oggi ci arriva dall’insolito scenario di un’aula di tribunale del Texas, dove Berners-Lee è stato chiamato a testimoniare nel caso che vede un gruppo di società difendersi contro l’accusa di violare alcuni brevetti, che la società Eolas e l’Università della California sostengono essere di loro proprietà. Qualora dovesse essere riconosciuta, tale proprietà garantirebbe all’accusa il diritto di pretendere royalty praticamente da chiunque possieda un sito con “funzionalità interattive”, come un video in streaming o immagini con effetti.

Mentre su Wired USA è riportato il background dell’intera faccenda, che vede tra i vari soggetti impegnati nella difesa società come Google, Amazon e Yahoo, proprio tali aziende hanno chiamato Berners-Lee a testimoniare sul caso, insieme ad altri veterani del web come il fondatore di Netscape, Eric Bina, il creatore del browser Viola, Pei Wei, e l’inventore del tag HTML <embed>, Dave Raggett. Come dicevamo, nel caso in cui la tesi di Eolas dovesse risultare vincitrice, il suo fondatore Michael Doyle potrebbe decidere di rivalersi nei confronti di praticamente qualsiasi sito web moderno, nonché di sancire la definitiva vittoria dei cosiddetti patent-troll, in un sistema di brevetti USA che appare sempre più bacato quanto pericoloso.

La presenza di Berners-Lee al processo è motivata dalle sue stesse parole, quando interrogato dall’avvocato di Yahoo e Amazon, Jennifer Doan:

“Sono qui perché voglio aiutare a fare chiarezza su qualcosa di ovvio, e quello che era il senso dell’informatica all’ inizio degli anni ‘90. Gli attrezzi che avevo nella mia borsa, per dirla così.”

Perché all’epoca della nascita del WWW, non pensò a brevettare l’idea?

“Internet era già in giro. Mi occupavo dell’ipertesto, ed era già in giro da parecchio anch’esso. Mi occupavo di cose che conoscevamo già… tutto quello che facevo era mettere insieme i pezzi che erano sparsi da anni, in una combinazione particolare che incontrasse i bisogni che avevo. […] Noi (inteso come la collettività, NdR) siamo proprietari del web.”

Continua dopo il break.

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