E’ passato più di un mese da quando il giudice americano Liam O’Grady ha stabilito che gli oltre 25 petabyte di dati degli utenti di Megaupload, bloccati dal Governo USA e conservati dalla Carpathia Hosting Inc., non devono essere cancellati. Il giudice se ne era in parte lavato le mani, rimettendo alle parti coinvolte il compito di decidere come e dove gestire quella conservazione. Ad oggi tutto tace e la Electronic Frontier Foundation (EFF) ha deciso di tornare alla carica, sollecitando per l’ennesima volta la restituzione dei file agli utenti.
In un fascicolo presentato ieri alla Corte distrettuale della Virginia, la EFF cita ancora l’esempio di Kyle Goodwin, il cronista sportivo e proprietario di OhioSportsNet che usava Megaupload per effettuare copie di backup dei suoi lavori. La chiusura del servizio ha coinciso con la rottura del suo hard disk e da quattro mesi Goodwin sta lottando senza successo insieme alla EFF per recuperare i suoi dati. Nella sua stessa situazione si trovano altre migliaia di utenti, ma questo sembra importare poco o nulla al Governo americano. Nel documento si legge:
Non si tratta soltanto delle proprietà di Kyle Goodwin, ma di quella di molti altri utenti legali di Megaupload. Abbiamo già chiesto alla Corte di implementare una procedura che consenta a tutti gli utenti di accedere a ciò che è legalmente di loro proprietà. Visto che l’uso dei servizi di cloud computing sta crescendo esponenzialmente da qualche anno a questa parte, crediamo che la Corte debba assicurarsi che questi utenti innocenti non diventino danni collaterali regolari.
Come a dire, cerchiamo di creare un precedente in vista di eventuali sequestri futuri. La decisione spetta ancora una volta al giudice Liam O’Grady, destinatario del fascicolo.
Via | EFF
E’ soltanto un’indiscrezione, ma merita di essere presa in considerazione: Facebook starebbe pensando di acquistare Opera Software, l’azienda norvegese che sviluppa il celebre browser per desktop e mobile con lo scopo di creare una sorta di ecosistema Facebook in stile Google ed entrare in grande stile nella browser war che, ad oggi, stanno combattendo Microsoft, Mozilla, Apple, Google e, da pochi giorni, Yahoo!.
Le due aziende hanno preferito declinare ogni commento, evitando di fatto di smentire il rumor. Che qualcosa stia davvero bollendo in pentola? Proviamo a fare qualche considerazione: da tempo la direzione di Opera Software sta parlando con potenziali acquirenti e momentamente sono state bloccate le assuzioni di nuovi dipendenti, segno che qualcosa potrebbe succedere da un momento all’altro.
Dal lato Facebook, invece, c’è la necessità di monetizzare quanto prima il mercato mobile, soprattutto alla luce della recente quotazione in borsa - più della metà degli utenti del social network accede da smartphone e tablet - e la volontà che si vociferà da tempo di realizzare un proprio sistema operativo per dispositivi mobili basato su Android e addirittura un proprio smartphone “sociale”.
Opera Software potrebbe essere la soluzione ideale: ad oggi circa 270 milioni di persone usano il browser Opera ogni mese, mentre 168 milioni di utenti utilizzano la sua versione mobile, Opera Mini. Al momento, però, si tratta soltanto di indiscrezioni, realistiche se si considera la situazione delle due aziende, ma pur sempre indiscrezioni. In attesa di saperne di più, voi che ne pensate?
Via | PocketLint
Office 2010 sarà distribuito sui dispositivi portatili con Android e iOS in novembre. Già lo scorso febbraio i giornalisti del The Daily avevano pubblicato delle immagini della suite per l’ufficio di Microsoft su iPad: l’azienda aveva smentito la loro veridicità. Grazie a una fonte interna, il lancio della piattaforma è confermato.
L’informatore di Jonathan Geller, collaboratore di BGR, conferma che la versione di Office 2010 su Android e iOS è pressoché identica alle immagini apparse sul The Daily. Probabilmente, Microsoft s’è affrettata a smentire la notizia perché la suite non aveva ancora raggiunto la maturità necessaria. Le due versioni usciranno insieme.
Non sono disponibili grandi dettagli sulla piattaforma, perché Microsoft non è più intervenuta sull’argomento. Pare che Office 2010 sarà accessibile tanto dai tablet, quanto dagli smartphone: con iOS, ad esempio, la suite sarà installabile su iPad, iPhone e iPod Touch. Lo stesso dicasi per i dispositivi con Android. Quanto costerà?
Via | BGR
L’intestino dei mammiferi – incluso quello degli esseri umani – contiene un batterio, l’Escherichia coli, capace di memorizzare 800Gb di informazioni a livello di DNA in ogni singola cellula. Una ricerca, infatti, ha portato alla “scrittura” delle cellule di E. coli: una nuova forma di computazione, utile al trattamento del cancro.
Chi sperava di sostituire gli hard disk, collegando se stesso al computer, è destinato (almeno, per il momento) a restare deluso. I ricercatori sono riusciti a rendere computabile l’acido desossiribonucleico delle cellule: inizialmente, in sola-lettura. Il risultato è nella possibilità di salvare delle informazioni a livello di bit.
I dati “registrabili” nel DNA sono appena due, come il codice binario alla base degli elaboratori elettronici: una serie di 0 e 1. Il sistema è stato chiamato Recombinant Addressable Data (RAD) e sfrutta la particolare colorazione assunta dal DNA del batterio di E. coli, grazie alla quale le informazioni scritte appaiono leggibili.
Via | Science News
Mentre Sergey Brin e altri impiegati Google si divertono a farci rosicare pubblicando foto con indosso i cosiddetti occhiali Project Glass, a noi comuni mortali non resta che aspettare il nuovo materiale che arriva sulla rete poco alla volta riguardante le lenti da realtà aumentata dell’azienda di Mountain View.
Il video che vedete qui sopra proviene proprio da uno dei suddetti impiegati Google, che ha usato lo speciale paio di occhiali per girare un filmato di sé stesso impegnato a saltare su un trampolino: niente di eccezionale in realtà, visto che naturalmente la modalità HUD in questo caso non è presente. Ricordiamo infatti che oltre alla realtà aumentata, Project Glass permetterà di scattare foto e, appunto, girare video.
Via | Venturebeat.com

Abbiamo già parlato più volte di DuckDuckGo e di come “rompa la bolla” di info su misura che circonda l’utente, presentando a tutti gli stessi risultati grazie al crowd sourcing ed offrendo un solo link sponsorizzato per volta, invece di servire tonnellate di pubblicità e url “pilotate”.
Il segreto, lo dice il fondatore Gabriel Weinberg con candore, è che nessuno a DuckDuckGo sa cosa succede veramente durante una ricerca. Da un lato, infatti, la privacy degli utenti è protetta, perchè non ci sono registri sulle ricerche. D’altra parte i risultati sono ottenuti compilando informazioni di altre fonti, come Wikipedia e Wolfram Alpha.
Secondo il sito di informazione ed analisi finanziaria The Street, DuckDuckGo sta iniziando a diventare uno dei tool preferiti del mondo business e finanza. Rimarchevole, dato che il search engine è operato da due persone e 10 “contractor” (che probabilmente significa semplici freelancer temporanei).
Continua a leggere: DuckDuckGo: sempre più successo per il piccolo search engine alternativo
La prima conseguenza tangibile dell’acquisizione di Instagram da parte di Facebook sarà Facebook Camera, applicazione per iPhone in arrivo proprio in queste ore sull’App Store: l’ha presentata lo stesso social network tramite un post sul proprio blog.
Proprio come Instagram, Facebook Camera offrirà la possibilità di applicare filtri di vario tipo alle foto scattate, con la possibilità di effettuare un upload in batch naturalmente collegato al proprio account Facebook: un metodo diverso rispetto all’applicazione base di Facebook, che permette infatti di inserire sulla piattaforma una sola immagine alla volta.
Facebook Camera aggiunge anche alcune funzioni “social”, come la possibilità di vedere le foto degli amici in una singola timeline e naturalmente la possibilità di taggare le altre persone con tanto di geolocalizzazione per dire agli altri dove ci si trova.
Quanto spesso può capitare? Una coppia di truffatori un po’ raccogliticci, inesperti del mondo dell’informatica, hanno chiamato un esperto di sicurezza per dirgli che il suo Windows è vittima dei malware. Un tipo di frode insidioso, basato sul social engineering, non sui virus - Ed in questo caso non si è trattato di un piano di successo.
Non ho ancora sentito di truffe del genere in Italia, ma a quanto pare negli USA sta diventando progressivamente comune ricevere delle telefonate da “Microsoft” o da “Esperti di antivirus” che comunicano ad un utente che il suo sistema è infetto, proponendo di essere pagati per risolvere il problema in remoto.
I due, che chiamavano molto probabilmente da un call center esterno agli Stati Uniti, hanno comunicato a Noah Magram, sviluppatore software di Sourcefire, di contattarlo per conto della stessa Microsoft. “Lei ha dei virus o dei malware”, ha detto l’operatore, che non sembrava molto ferrato in materia. Dopo aver superato l’attimo di stupore per la situazione surreale, Malgram ha cominciato a giocare con loro, chiaccherando per oltre trenta minuti fino a farsi passare un “esperto” chiamato “Victor”.

Per la prima volta Google ha reso noto quali sono le aziende che si lamentano di più con il motore di ricerca per i contenuti che violano il copyright, richiedendone l’eliminazione dai risultati. Il cosiddetto Google Transparency Report contiene da molto le richieste di takedown di tipo governativo, ma questa è la prima volta che vengono aggiunte anche quelle di carattere privato che riguardano i diritti d’autore. Una classifica che nasconde qualche grossa sorpresa.
Google sembra eternamente impegnata a dare la caccia ai pirati dei contenuti, un lavoro che non piacerebbe a nessuno nel migliore dei casi, ma che diventa estremamente spiacevole quando ci si trova davanti a quelli “che ci provano”. Google riporta infatti di aver beccato un gigante dei media che cercava di far cancellare i link a recensioni negative dei propri show televisivi, mentre altri insospettabili attaccavano indirettamente la concorrenza sperando che Google non stesse attento.
Continua a leggere: Google rivela chi richiede più spesso la rimozione degli URL dai risultati
Microsoft ha tenuto una conferenza nella propria sede vicino a Milano per presentare alcune novità di Internet Explorer 10, parlare di Windows 8 e spiegare meglio le funzionalità di SkyDrive. Durante l’evento sono intervenuti alcuni tecnici e rappresentanti di Microsoft Italia che, parlando dei nuovi prodotti, hanno mostrato tutte le nuove funzionalità di SkyDrive, oltre ad alcune novità introdotte su Windows 8 e su Internet Explorer 10.
SkyDrive è un servizio che permette di condividere sui nostri dispositivi qualsiasi tipo di file: lo spazio a nostra disposizione varia a seconda del tipo di account, con un massimo di 100 Gb acquistabili. Con il servizio di Microsoft si possono uploadare nella nostra cartella remota file fino a 2 Gb utilizzando il client dedicato, oppure fino a 300 mb tramite il browser del nostro pc. SkyDrive è utilizzabile praticamente su ogni piattaforma: Windows, Mac, iPhone, Android e, ovviamente, su Windows Phone.
Molto interessante la possibilità di usare la funzione Fetch, che ci permette, lasciando il pc di casa acceso e connesso ad internet, di poter accedere a tutti i file salvati su di esso in modalità remota. Il sistema genera una chiave di accesso che viene spedita tramite sms, così da rendere ogni connessione sicura ed evitare fenomeni di data thief.Il sistema Fetch è attualmente utilizzabile solo attraverso Pc ma verrà presto reso disponibile anche per Mac e dispositivi portatili.
Durante la conferenza si è parlato anche delle nuove funzioni di Internet Explorer 10 con le nuove gestures che permettono di utilizzare il browser senza barre di servizio, semplicemente scorrendo le dita della mano sullo schermo anche per tornare alla pagina precedente o passare alla successiva. Così facendo l’utente finale vedrà solo il sito internet sul quale è in quel momento, senza nessuna barra di funzione, migliorando notevolmente l’esperienza visiva. Una piccola demo di Windows 8 ha concluso la giornata con alcuni test di Tablet con il nuovo sistema operativo installato (anche se si trattava di apparecchi con chipset Intel, non di Windows 8 RT su CPU ARM).
E’ sempre più facile imbattersi in un’infografica quando si naviga online. Da qualche anno a questa parte è diventato ormai una consuetudine realizzare inforgrafiche per gli argomenti e le statistiche più disparate, dai numeri della pornografia al funzionamento di Internet, dai numeri di Facebook ai colori del web.
Ma come si crea un’infografica? Esistono diversi siti e strumenti per farlo, ma quello che vi proponiamo oggi rappresenta l’ultima novità, un sito gratuito che ha da poco lasciato la fase beta ed è stato reso disponibile a tutti gli utenti. Si chiama Infogram, dal nome della ben nota applicazione per la condivisione delle foto, ed è stato fondato in Lettonia grazie ai 175 mila euro di finanziamento ricevuti da HackFWD.
Il funzionamento è estremamente semplice: dopo aver raccolto una serie di dati su un determinato argomento, basta collegarsi ad Infogram ed iniziare a sbizzarirsi con le varie opzioni messe a disposizione, dai template alle tabelle semplificate, dalle citazioni a grafici di ogni sorta.
Continua a leggere: Infogram, un nuovo strumento per la creazione di infografiche

Il numero di malware in circolazione non è mai stato così alto da qualche anno a questa parte. Lo rivela McAfee, la nota azienda specializzata che dopo le previsioni sulla sicurezza informatica nel 2012 ha diffuso il suo consueto rapporto sul primo quadrimestre dell’anno, secondo le quali il numero dei malware che colpiscono i PC ha raggiunto un record che non si toccava da quattro anni.
Nei primi quattro mesi del 2012 abbiamo già identificato otto milioni di nuovi malware, a conferma che gli autori del malware stanno continuando imperterriti lo sviluppo di nuove minacce.
E i malware, secondo le statistiche di McAfee, non sono più soltanto una prerogativa dei PC. Come confermato più volte anche da Kaspersky - “tali minacce sono sempre di più estese anche ad altre piattaforme, come i dispositivi mobili e Mac: e più case ed aziende usano queste piattaforme, più gli attacchi si diffonderanno“.
Continua a leggere: Record di malware da quattro anni a questa parte: parola di McAfee